Novembre 2025 n. 11 Anno X Parliamo di... Periodico mensile di approfondimento culturale Direzione redazione amministrazione e stampa Biblioteca Italiana per i Ciechi �Regina Margherita� Onlus via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Casella postale 285 tel. 039/28.32.71 fax 039/83.32.64 e-mail: bic@bibciechi.it web: www.bibliotecaciechi.it Registraz. n. 19 del 14-10-2015 Dir. resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Pietro Piscitelli Massimiliano Cattani Luigia Ricciardone Copia in omaggio Rivista realizzata anche grazie al contributo annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cultura. Indice Comunicato: chiusura per ferie Italo Calvino dedic� pi� tempo ai libri degli altri che ai suoi Baia e l�ozio vista mare Helene Stanley, la principessa che incant� Disney e sfugg� a Hollywood Comunicato: chiusura per ferie Informiamo i nostri gentili lettori che la Biblioteca rimarr� chiusa per le festivit� natalizie e di fine anno nei giorni dal 24 Dicembre 2025 al 5 Gennaio 2026 e riaprir� il giorno 7 Gennaio 2026. Preghiamo coloro che, per il recapito dei volumi Braille, si avvalgono del Corriere Espresso Bartolini, di non rispedire le opere durante il periodo di chiusura sopra indicato, al fine di evitare che la Biblioteca debba sostenere i costi di giacenza. Con l�occasione auguriamo a tutti buone Feste. Italo Calvino dedic� pi� tempo ai libri degli altri che ai suoi (Ilpost.it) - Studiato e ammirato per le cose che scrisse, fu influente e �impegnato� anche per ci� che lesse, valut� e contribu� a far pubblicare. - Il pi� importante premio letterario italiano dedicato a opere prime inedite di narrativa porta il nome di Italo Calvino. Lo istituirono alcuni dei suoi amici e pi� stretti collaboratori poco dopo la sua morte, avvenuta il 19 settembre 1985, quarant�anni fa (era nato il 15 ottobre 1923). E ha senso che sia rivolto ad aspiranti scrittori e scrittrici, perch� � un tributo a un�attivit� di Calvino di solito meno celebrata rispetto alla sua pi� nota di scrittore: quella da redattore, curatore, dirigente, traduttore e consulente per Einaudi. � per questa sua attivit� parallela che definire Calvino uno degli autori italiani pi� influenti di sempre ha un senso particolare e diverso rispetto ad altri scrittori famosi. Lo fu non soltanto per l�impatto enorme che ebbero nella cultura italiana i suoi libri e i suoi saggi, da Se una notte d�inverno un viaggiatore alle Lezioni americane, letti da generazioni, studiati nelle scuole, tradotti in decine di lingue e citati innumerevoli volte. Fu influente anche per quanto e come lavor� ai libri non suoi, da pubblicare. Perch� contribu� in un�impresa collettiva a definire e orientare la produzione culturale nella pi� importante casa editrice italiana del Novecento, a contatto con decine di redattori e con altri intellettuali e letterati come lui, tra cui Elio Vittorini, Cesare Pavese e Natalia Ginzburg, poi diventati suoi amici. �Lavorando in una casa editrice, ho dedicato pi� tempo ai libri degli altri che ai miei. Non lo rimpiango: tutto ci� che serve all�insieme d�una convivenza civile � energia ben spesa�, scrisse Calvino nel 1980, in un breve testo autobiografico. A Torino aveva cominciato a lavorare per Einaudi subito dopo la Seconda guerra mondiale e l�esperienza tra i partigiani liguri: prima vendendo libri a rate e poi come redattore e responsabile dell�ufficio stampa, dal 1950 in poi, dopo aver curato per due anni la pagina culturale dell�Unit�. Nel frattempo aveva gi� pubblicato il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno, direttamente ispirato da quella sua esperienza partigiana. A parte la lettura e la valutazione dei manoscritti e dei libri inediti, una delle pi� citate e durature mansioni di Calvino in Einaudi fu la cura delle relazioni con autori e traduttori. Le difficolt�, le necessit� e i dubbi con cui si misur� in questa sua attivit� sono noti in dettaglio dalle migliaia di lettere che invi� e a cui rispose, conservate nell�archivio Einaudi e in parte pubblicate in diverse raccolte a partire dai primi anni Novanta. La maggior parte delle lettere descrive attivit� di routine tipiche del lavoro editoriale: suggerimenti agli autori, risposte a recensori e critici letterari, indicazioni ai traduttori, avvisi ad amici e colleghi. Dal dialogo con ciascuno di questi corrispondenti emergeva spesso un�idea molto chiara, seppure variabile nel tempo, di cosa la letteratura dovesse essere. In una lettera del 1957 allo scrittore siciliano Leonardo Sciascia, da lui gi� notato qualche anno prima, Calvino condivise il suo giudizio di un racconto che Sciascia aveva inviato a Einaudi. Scrisse di apprezzarne la chiarezza, ma che mancava qualcosa �di nuovo, di vero, di sofferto, di faticoso, di non-del-tutto-chiaro-nemmeno-a-te-stesso�, che invece era presente nel saggio precedente e per cui Sciascia si era fatto notare (Cronache scolastiche, basato sulla sua esperienza da maestro di provincia in Sicilia). E spieg� la ragione del suo apprezzamento: �� una cosa che esce dalla letteratura �documentaria� di questi anni, perch� non c�� solo il documentario, ma ci sei tu dentro che guardi. Sono convinto che se tu continui a guardare intorno a te e dentro di te con altrettanto coraggio puoi darci altre cose di quella forza. Ma non �pezzi di costume�. Chi se ne frega del costume? Lascia che se ne occupino quelli che fanno le colonnine sul �Mondo� [un settimanale di politica]. Oggi la letteratura dev�essere terribile�. Sciascia pubblic� poi per Einaudi una raccolta di racconti � nella collana �I gettoni�, curata da Calvino e Vittorini � e alcuni dei suoi libri pi� famosi, tra cui Il giorno della civetta, ispirato all�omicidio del sindacalista comunista Accursio Miraglia da parte di Cosa Nostra nel 1947. Calvino discuteva anche con critici e collaboratori di altri editori, condividendo con loro giudizi sugli autori e a volte contestando le loro scelte e i loro criteri di pubblicazione. In una lettera telegrafica allo scrittore Pietro Citati, consulente di Livio Garzanti, espresse grande ammirazione per Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini, definendolo �uno dei pi� bei libri italiani del dopoguerra�. Ma critic� Primavera di bellezza di Beppe Fenoglio perch� �molto debole�, e alludendo a un precedente romanzo breve che Fenoglio aveva pubblicato per Einaudi aggiunse: �ci avete portato via un autore per bruciarlo in una prova modesta, cui nel suo interesse si doveva dare meno risalto�. Calvino scrisse per Einaudi, tra le altre cose, decine di presentazioni e prefazioni anonime di nuove edizioni e traduzioni di classici della letteratura straniera. Tra questi, opere di William Shakespeare, Aleksandr Puskin, Joseph Conrad (a cui Calvino aveva peraltro dedicato la tesi di laurea), Rudyard Kipling, Charles Dickens, �mile Zola e molti altri. Il ruolo di Calvino in Einaudi fu centrale anche per la selezione di libri inediti di narrativa straniera: ne lesse una quantit� enorme, scrivendo giudizi molto netti e dettagliati per ciascuno (fu un grande estimatore di Marguerite Duras e Jorge Luis Borges, tra gli altri). Anche la sua esperienza diretta di autore tradotto in altre lingue fu preziosa per Einaudi: per la selezione attenta dei traduttori e, in generale, per la valorizzazione dell�attivit� del tradurre, in un�epoca in cui le riflessioni sul tema non erano molte. Ne scrisse in una lettera del 1963 al direttore della rivista letteraria Paragone, per difendere dalle obiezioni del critico Claudio Gorlier la traduzione del libro di Edward Morgan Forster Passaggio in India realizzata per Einaudi da Adriana Motti. Descrisse come doti fondamentali per un buon traduttore �comprendere le peculiarit� stilistiche dell�autore da tradurre� e �saperne proporre equivalenti italiani in una prosa che si legga come fosse stata pensata e scritta direttamente in italiano�. Lo stesso Calvino tradusse per Einaudi I fiori blu di Raymond Queneau, uno dei tanti scrittori e intellettuali conosciuti e frequentati a Parigi, dove visse tra il 1967 e il 1980. In quel periodo la sua collaborazione da consulente editoriale divent� via via pi� saltuaria, ma non meno influente. Fu fondamentale, per esempio, per la creazione e la direzione della collana Centopagine: romanzi brevi di grandi autori di ogni epoca e cultura (perlopi� italiani, ma anche francesi, russi, inglesi e americani). Per quella collana Calvino si occup� della selezione dei titoli e dei traduttori, dell�editing, della scrittura diretta delle introduzioni e della ricerca di altri che le scrivessero. Alcuni di loro, tra cui il filosofo Michel Foucault, erano persone che frequentava a Parigi o che comunque conosceva per averci lavorato insieme in Einaudi. Centopagine fu la sua impresa editoriale pi� duratura e personale, e anche l�ultima: gli ultimi due libri della collana uscirono nel 1985, l�anno della sua morte. L�attivit� editoriale di Calvino � stata spesso interpretata come una proiezione della sua poetica e delle sue riflessioni sul ruolo della letteratura e sulla funzione della scrittura. In generale, l�immagine dell�intellettuale taciturno e pi� incline a occuparsi delle parole altrui che delle proprie � anche in linea con una certa reputazione di Calvino nelle relazioni con gli altri, nota da altre sue lettere e da testimonianze dirette di amici. Allo scrittore Domenico Rea, che in una lettera gli aveva chiesto perch� fosse cos� laconico, rispose nel 1954 che lo era soprattutto �per convincimento morale, poich� lo credo un buon metodo per comunicare e conoscere, migliore d�ogni espansione incontrollata e ingannevole�. Francesco Ciafaloni, a lungo redattore di Einaudi e suo amico, scrisse che parlare con Calvino voleva dire �proprio parlare pi� che ascoltare�, predisporsi ad avvii difficili di conversazione (�gli �heemm�� di Italo�). Se aveva qualcosa da dire preferiva scriverla, ma anche in quel caso tendeva comunque a farlo mettendoci dentro storie o metafore, senza mai presentarla come qualcosa di inedito. Anche alcuni dei testi di Calvino pi� famosi e citati alludono spesso ad attivit� silenziose, di ricerca, selezione ed estrazione di senso, pi� che di produzione diretta. Nell�ultimo paragrafo del libro Le citt� invisibili, forse il testo di Calvino pi� scorporato e citato in assoluto, il personaggio di Marco Polo definisce e rivendica un modo di sottrarsi all��inferno dei viventi�. � un�istruzione che ricorda per molti aspetti il lavoro degli editori, della critica e delle �lite, e in generale di chiunque abbia per qualit� o competenze ruoli di responsabilit� nell�industria culturale: �cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all�inferno, non � inferno, e farlo durare, e dargli spazio�. Anche un altro dei pi� celebri personaggi letterari di Calvino � Palomar, protagonista dell�omonimo romanzo del 1983 � mostra pi� attenzione alle parole altrui che alle proprie, impegnato com�� a osservare e comprendere il mondo, molto pi� che a commentarlo. �In un�epoca e in un paese in cui tutti si fanno in quattro per proclamare opinioni o giudizi, il signor Palomar ha preso l�abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione. Se al terzo morso di lingua � ancora convinto della cosa che stava per dire, la dice; se no sta zitto. Di fatto, passa settimane e mesi interi in silenzio�. Baia e l�ozio vista mare (di Salvina Elisa Cutulli, �Focus Storia� n. 224/25) - I Romani avevano preso possesso del litorale di Napoli per farne un ritiro dove dedicarsi all�otium, il riposo dalle fatiche dell�Urbe. - Per il clima mite, la bellezza del paesaggio e la presenza di acque termali, Baia divenne un centro residenziale rinomato, un luogo di villeggiatura dell�aristocrazia romana e della famiglia imperiale. Se lo sprofondamento della fascia costiera a causa del bradisismo, a partire dalla fine del IV secolo d.C., ha contribuito da un lato all�abbandono del sito, dall�altro ha permesso che molti resti sommersi, oggi visibili, giungessero fino ai nostri giorni. �Nessun golfo al mondo risplende pi� dell�amena Baia�, scriveva Orazio riferendosi a una tra le localit� termali pi� note e frequentate nel mondo antico. Decantata per le sue bellezze naturali e il suo clima mite, fu associata all�otium e alle distrazioni, come dicono le fonti. Era luogo di �divertimenti e giochi� per Ennio, di �piaceri, amori e tradimenti� per Cicerone, di �dannazione� per Properzio e �vizio� per Seneca. Era la �dorata spiaggia della beata Venere� per Marziale, e per Varrone il luogo in cui �non solo le vergini divengono un bene comune, ma molti vecchi ringiovaniscono e numerosi fanciulli si effeminano�. Infine il poeta Marziale faceva notare che �a Baia una donna arriva come una Penelope e ne riparte come un�Elena�. Il nome di questa insenatura � legato anche al viaggio di Ulisse: qui l�eroe seppell� il suo compagno Bajos. Ma la sua fortuna � dipesa principalmente dalle sue acque termali. Conosciuta con il nome Aquae Cumanae, Baia si svilupp� attorno alle sorgenti dove risalivano acque e vapori caldi, fenomeni legati al vulcanismo dei Campi Flegrei, alla periferia della prima colonia della Magna Grecia, Cuma, e vicino a Pozzuoli-Puteoli. Due citt� tra le pi� sviluppate nel Mediterraneo antico, grazie ai loro porti in collegamento con l�Oriente. Anche la posizione naturale era perfetta: il golfo di Baia, il lacus baiunus, era un porto naturale all�interno del golfo di Puteoli, a sua volta protetto dal golfo di Napoli dove in seguito Miseno divenne porto militare. Saranno prima le ville di grandi senatori a occupare tutte le colline di questa insenatura - per lo pi� ex crateri vulcanici - sfruttando con piccoli impianti privati i vari punti di emersione di acque calde per poi, nel corso dei secoli, inaugurare la stagione di maestosi impianti termali a disposizione di un pubblico pi� ampio. A partire dal II secolo a.C. Baia � un luogo di villeggiatura elitario e famoso e, man mano che la repubblica ceder� il posto all'impero la sua reputazione non far� che crescere. A Baia costruirono le proprie ville Giulio Cesare, Pompeo Magno, Marco Antonio, il poeta Lucullo e Cicerone. Anche tanti imperatori, da Caligola a Claudio, Nerone, Domiziano, Adriano, Antonino Pio, Commodo, Alessandro Severo. Al I secolo d.C. risale la testimonianza pi� precisa in assoluto, quella di Plinio il Vecchio, che visse a Miseno. Racconta di acque con pi� variet� terapeutiche, alcune in virt� dello zolfo, altre dell�allume, del sale, del nitro, del bitume, alcune ancora per la loro composizione mista, salata o acida. Altre giovavano soltanto col loro calore e avevano un potere tale da scaldare i bagni e far bollire l�acqua fredda nelle vasche. Acque utili per tendini, piedi, oppure per lussazioni e fratture; liberavano l�intestino, guarivano le piaghe, curavano il capo, le orecchie e gli occhi. L'imperatore Adriano mor� a Baia probabilmente in un tentativo disperato di cura, e non fu il solo. I Romani pi� moralisti, al contrario, consigliavano di stare alla larga da Baia. Seneca, per esempio, prefer� una villa in collina per rimanere distante dalla folla: Baia era un posto da evitare perch� il lusso ne aveva fatto il suo centro esclusivo. �Ville enormi, lussuose, accostate le une alle altre. A Baia si faceva a gara per occupare un pezzetto di costa, anche piccola. � uno spaccato di ci� che � diventata Roma in et� tardo repubblicana e alto imperiale. Le ville baiane raccontano che a Roma chi era ricco lo era in maniera cos� spropositata da poter occupare un pezzo di costa e plasmarla a proprio piacere, fare proprie sorgenti e terme naturali per costruire direttamente sul mare. Eccessi comparabili a luoghi moderni diventati di moda�, racconta Michele Stefanile, ricercatore e archeologo subacqueo presso la Scuola Superiore Meridionale, che per anni si � dedicato allo studio delle ville marittime di Baia. Di esempi ce ne sono diversi. Lucullo verr� definito il Serse togato che taglia montagne, scava canali e gallerie per realizzare una villa con piscina. La famiglia dei Pisoni, imparentata con Cesare, a Baia costruir� direttamente in acqua. Della villa, a loro attribuita grazie al ritrovamento di una fistula plumbea con il bollo �L. Pisonis�, si conoscono le vicende attraverso i racconti legati a Nerone e la nota congiura - Tacito ne parla negli Annales - che ne porter� alla confisca e successiva annessione al palazzo imperiale. Questa la prima fase di Baia, dalla nascita fino al I secolo. Poi lo stesso palazzo imperiale inglob� alcune ville senatorie. Nel tempo molte furono trasformate in impianti termali giganteschi con sale che ricordano le terme di Caracalla o di Agrippa. Ex crateri vulcanici diventarono il luogo ideale per costruire ville con terrazze che guardavano verso il mare, Pozzuoli o Cuma. �Il punto di vista per apprezzare al meglio l'architettura di Baia era il mare. Strabone diceva che dal golfo di Napoli si aveva l'impressione di vedere una citt� unica per la sequenza di costruzioni ad altissima densit�. Era dal mare che si potevano notare le terrazze, le piscine e i giochi d�acqua�, continua Stefanile. Le numerose sorgenti naturali divennero piscine e terme o vasche per l�itticoltura e l�ostricoltura. I Romani elaborarono un modello di villa marittima che prevedeva, oltre alla residenza, una parte destinata alla presenza di peschiere. Nell�area flegrea si svilupp� l'allevamento dei pesci, in mano a imprenditori dai nomi celebri: Sergio Orata o Lucilio Murena. Il primo avrebbe istituzionalizzato l'allevamento delle ostriche sul vicino lago Lucrino appena esterno a Baia. �Nel caso della villa imperiale o di ville lussuose si trovano peschiere con effetto decorativo, tra statue e giochi d�acqua, come sfoggio di potere. Spazi monumentali in cui poter pescare del pesce fresco per i propri ospiti, ma nulla a confronto con le grandi peschiere industriali, prive di decorazioni e un po� distaccate dagli spazi abitativi della residenza, molto redditizie e proprio per questo capaci di contribuire ad innalzare il valore immobiliare della propriet�, sottolinea Michele Stefanile. Helene Stanley, la principessa che incant� Disney e sfugg� a Hollywood (di Mariagiulia Menegari, Blogfrivolopergenteseria.it) - Un volto dimenticato del cinema classico dietro al quale si nascondono personaggi che tutti, nella nostra infanzia, abbiamo amato, e che ha seguito un filo d�oro che lega talento, sacrificio e silenziosa bellezza. - Forse il suo nome non vi dice nulla, eppure il suo volto lo avete incontrato pi� volte di quanto immaginiate. � nei gesti lievi di una ragazza che sogna un ballo a corte, nello sguardo incantato di una principessa che danza tra gli alberi, nell�eleganza sobria di una giovane donna che attraversa la Londra degli anni Sessanta. Helene Stanley � stata la musa silenziosa che ha dato anima e corpo a tre delle eroine pi� amate della storia del cinema. Walt Disney l�ha scelta perch�, dietro quella grazia naturale e quell�apparenza delicata, viveva un talento raro: il talento di chi sa trasformare la fantasia in realt�. Di chi fa respirare i sogni sullo schermo. Ma la sua � anche una storia di occasioni sfiorate, di scelte che cambiano traiettorie, di svolte che passano sotto silenzio. Una giovane donna che � stata a un soffio dal diventare la nuova stella dei musical MGM. Una figura capace di attraversare la magia e le ombre di Hollywood, e di trovare il coraggio di lasciarsi alle spalle un uomo il cui nome finir� nelle cronache pi� oscure della citt� delle stelle. Quella di Helene Stanley � una storia nascosta. Fatta di grazia dietro le quinte, di sliding doors, di resilienza silenziosa. Una storia che meritava di essere raccontata. Dolores Diane Freymouth nasce il 17 luglio 1929 a Gary, nell�Indiana. La sua � una di quelle infanzie che sembrano uscite da un romanzo di formazione: il padre, Michael, � un celebre acrobata del gruppo europeo The Seven Michaels; la madre, Gerty Petamont, lavora come costumista e scenografa. Entrambi sono originari della Lorena, in Francia, e dal mondo del circo hanno ereditato una vita fatta di viaggi, luci mobili e palcoscenici improvvisati. Per motivi artistici - o forse per un pizzico di vanit� - il cognome di famiglia viene a volte modificato in Frerer, una versione pi� francese e da cartellone. Dolores cresce parlando fluentemente francese e muovendosi tra carovane e tendoni, tra il fruscio delle tele e l�odore della segatura. Non appena impara a camminare, il padre le insegna i primi rudimenti dell�equilibrio. Lei osserva per ore gli esercizi degli acrobati, imitandoli con una naturalezza sorprendente. Nel 1934, a soli quattro anni, conquista il suo primo riconoscimento ufficiale: in occasione dell'Esposizione Universale del Progresso, la vittoria al World�s Fair Contest of Contests di Chicago, come riportato dal Chicago Tribune: �Miss Dolores Diane Freymouth, 1354 Roosevelt Court di Gary, Ind., � stata dichiarata vincitrice la scorsa notte. Miss Freymouth, di 4 anni, � una ballerina acrobatica e ha ricevuto un premio di 25 dollari.� Quel premio non segna solo un debutto precoce, ma racconta gi� l�equilibrio perfetto tra grazia e disciplina che definir� ogni suo passo. Il talento di Dolores Diane non tarda a farsi notare anche oltre le piste polverose e i tendoni del circo. Il cinema, con il suo fascino di luci e ombre, le apre presto una porta: nel 1942 a soli 12 anni appare in Girl�s Town, dove canta una canzone accompagnandosi al pianoforte. Una piccola parte, certo, ma gi� la macchina da presa sembra volerla catturare, come se il suo volto delicato e i suoi gesti armoniosi fossero nati per lo schermo. Poi, nel 1945, arriva una delle prime occasioni in cui il pubblico pu� davvero notarla a colori: in Luna senza miele, Dolores - appena sedicenne - interpreta Susan Dorsey, la figlia del leggendario Tommy Dorsey, che nel film recita se stesso. La giovane appare in due scene che restano impresse: nella prima, siede al pianoforte, le dita leggere sulla tastiera, lo sguardo dolce e concentrato, intonando una melodia con una grazia che gi� richiama quella delle future principesse Disney; nella seconda, � sul palco, circondata dagli orchestrali, e il suo viso esprime l�emozione limpida e sincera di una ragazza che sogna, che si lascia trasportare dalla musica e dagli applausi. Il 1946 � un anno cruciale per Dolores Diane. Un momento che ha il sapore delle sliding doors: quegli attimi sospesi, in cui il destino trattiene il fiato prima di scegliere una direzione. La MGM l�ha appena messa sotto contratto. E come spesso accade a chi entra nella macchina dei sogni, qualcuno negli uffici dello studio le suggerisce un nuovo nome: pi� corto, pi� musicale, pi� facile da ricordare. Cos� Dolores Diane Freymouth diventa Helene Stanley. Nei corridoi degli studi di Culver City, intanto, si respira quell�elettricit� febbrile che accompagna sempre la caccia a una nuova stella. Il grande Joe Pasternak - il produttore che aveva trasformato in icone Deanna Durbin e Kathryn Grayson - � alla ricerca di un volto giovane, una ragazza in grado di conquistare il pubblico nei musical che sogna di portare sullo schermo. Cos�, in un ufficio ingombro di provini, fotografie e relazioni, due promesse giovanissime vengono messe a confronto. Da un lato, Helen, diciassette anni appena compiuti, un viso di porcellana, capelli castano ramati, grandi occhi scuri, lineamenti gentili, il portamento elegante di chi � cresciuta tra danza e palcoscenico. Dall�altro, Jane Powell: coetanea, sorriso fresco, capelli castano dorato, una voce da soprano che riempie la stanza fin dalla prima nota. Entrambe hanno grazia, dolcezza, quella luminosa innocenza che Hollywood ama vendere al pubblico. Ma se Helen incarna un�eleganza pi� discreta, un fascino lieve e sognante, Jane possiede uno strumento ineguagliabile: la voce. Le opinioni divergono. La discussione si fa serrata. Si vota. E la sorte, beffarda, decide con un solo voto: Jane Powell sar� la nuova stella dei musical MGM. Ironia del destino, proprio nel film che lancer� Jane - Vacanze al Messico (1946) - Helene ottiene un ruolo secondario: � Yvette Baranga, figlia dell�ambasciatore francese rivale della protagonista Christine, interpretata da Jane stessa. Sorride sul set, porta in scena la sua consueta grazia, si muove con naturalezza accanto alla ragazza che le ha soffiato il sogno. Ma dietro quel sorriso c�� una sliding door appena richiusa. Alla MGM, dove ha sperato di affermarsi come nuova promessa del musical, finisce troppo spesso relegata a ruoli minori. Quando si tratta di scegliere le protagoniste, il copione � sempre lo stesso: vengono preferite Vera-Ellen, Jane Powell, le favorite dello studio, mentre Helene resta sullo sfondo - lo confesser� anni dopo al Los Angeles Times. L�energia non le manca, il talento neppure. Ma, per qualche ragione, non � mai lei il nome in cima alla lista. Qualcosa, per�, sta per cambiare. Qualcuno sta per accorgersi di lei. Nel 1948, mentre Hollywood continua a sfornare musical e drammi sentimentali, i Walt Disney Animation Studios attraversano uno dei loro momenti pi� critici. Dopo il successo di Dumbo (1941), la guerra ha messo tutto in pausa: lo studio ha dovuto abbandonare temporaneamente la produzione di lungometraggi animati veri e propri e si � dedicato a progetti pi� economici. Nascono cos� film costruiti come raccolte di cortometraggi, come Musica maestro o Bongo e i tre avventurieri, oppure pellicole in presa diretta con attori umani arricchite da brevi segmenti animati, come I racconti dello zio Tom e Tanto caro al mio cuore - entrambi con protagonista Bobby Driscoll, il bambino prodigio destinato, purtroppo, a una fine tragica. In questo scenario, Walt Disney ha bisogno di un miracolo. Se il reparto animazione vuole sopravvivere, serve un nuovo grande classico. Cos� decide di tirare fuori dal cassetto una fiaba che ha sempre amato: Cenerentola, tratta dal racconto Cendrillon di Charles Perrault. Ma i fondi sono pochi, e ogni errore potrebbe essere fatale. Per questo, prima ancora che gli animatori inizino a disegnare, si sceglie di girare ogni scena in live action, con attori veri su un set spoglio. Non si tratta di rotoscopia, dove i disegnatori ricalcano i fotogrammi: qui si usa la tecnica della live action reference, gi� sperimentata su Biancaneve in forma parziale, ma mai con questa intensit�. Le riprese permettono agli animatori di studiare i movimenti, decidere quali scene funzionano e quali tagliare, risparmiando tempo e denaro. Vengono provinate centinaia di ragazze, e alla fine ad essere scelta come modella dal vivo per tutte le scene di Cenerentola � proprio la diciannovenne Helene Stanley. Con il suo portamento da ballerina, il viso gentile e i movimenti misurati, incarna perfettamente quella grazia senza tempo che Walt sta cercando. � la prima volta che il lavoro di un�attrice diventa il riferimento visivo totale per una principessa Disney. La voce sar� della cantante Ilene Woods, ma ogni gesto che vedremo sullo schermo nasce da Helene. Per oltre un anno e mezzo, Helene lavora a stretto contatto con gli animatori, recitando in una sala di posa quasi vuota. Gli oggetti di scena sono ridotti all�essenziale: mentre rif� il letto con movimenti misurati e ritmati, in un�altra sequenza fa la doccia con gli uccellini che le strizzano un asciugamano bagnato in testa, o un'altra in cui porta tre vassoi contemporaneamente - uno addirittura in equilibrio sulla testa - salendo con grazia una semplice impalcatura in legno usata per simulare le scale del film. Alcuni momenti, apparentemente comici o quotidiani, richiedono invece un perfetto controllo del corpo e un�eleganza che solo una ballerina poteva offrire. I fotografi scattano immagini da pi� angolazioni, e gli animatori tracciano schizzi sopra le fotografie, disegnando uccellini vicino alle sue mani o topi accanto al suo grembiule. In questo modo possono studiare come una ragazza reale interagirebbe con creature immaginarie. Helene non interpreta solo Cenerentola: in diverse sessioni recita anche nei panni di Anastasia, la sorellastra buffa, accanto a Rhoda Williams, modella e doppiatrice di Drizella. Insieme improvvisano inchini teatrali, goffi movimenti di danza e perfino la famosa scena del canto a due voci: �Oh, Sing Sweet Nightingale�. Nella scena del ballo Helene danza con Jeffrey Stone, modello del Principe. Il set � privo di fondali, ma ogni movimento viene osservato e poi reinterpretato. Gli animatori non ricalcano mai: studiano, semplificano, esagerano, trasformano. I supervisori Marc Davis ed Eric Larson prendono ispirazione diretta dai gesti di Helene per creare movimenti che siano al tempo stesso umani e fiabeschi, capaci di trasmettere la nobilt� anche quando la principessa indossa solo stracci. Quando il film esce, nel 1950, � un trionfo. Cenerentola salva Disney dalla bancarotta e apre le porte a una nuova epoca d�oro dell�animazione. Ma in un certo senso, anche Helene Stanley � stata salvata: relegata per anni a ruoli secondari, in punta di piedi � diventata l�anima segreta di un classico eterno. Non compare nei titoli, ma il suo contributo � ovunque: nella postura elegante, nei passi leggeri, nei sorrisi sognanti. Helene, la ragazza senza voce sullo schermo, ha parlato attraverso il corpo, con quel linguaggio universale fatto di grazia, misura, silenzio. E cos�, in un momento fragile per entrambi, lei e la fiaba si sono incontrate. E si sono salvate a vicenda. Terminato il lungo lavoro su Cenerentola, nella prima met� del 1949, Helene torna al cinema. Il primo film in cui riappare � Purificazione, noir con Glenn Ford, Evelyn Keyes e Beulah Bondi: una piccola parte, non accreditata, nel ruolo di Donna. Un'apparizione fugace, ma accanto a grandi nomi, e in un film che mescola colpa e redenzione tra le nebbie di una malinconica San Francisco. Nel 1950 arriva Giungla d�asfalto, diretto da John Huston, uno dei noir pi� influenti della storia del cinema. Helene vi compare solo in una scena, all�inizio: balla con disinvoltura in una tavola calda, sullo sfondo di un mondo spietato, corrotto e maschile. � l�ultimo film che gira sotto contratto con la MGM. Dopo anni di ruoli minori, di promesse mai del tutto mantenute, Helene prende una decisione: lascia lo studio che non ha mai davvero creduto in lei e tenta una nuova strada. Passa alla 20th Century Fox. Ma anche l�, la musica non cambia. Quando si tratta di scegliere le protagoniste dei grandi musical, i nomi sono sempre gli stessi: Betty Grable, regina incontrastata del box office, e Mitzi Gaynor, nuova favorita dal sorriso smagliante. Helene continua a lavorare, con la sua consueta disciplina silenziosa, ma resta spesso ai margini. Nel 1952 � un volto ricorrente, anche se raramente in ruoli centrali. In Diplomatic Courier, thriller spionistico con Tyrone Power, � una hostess di volo. In Wait Till the Sun Shines, Nellie, melodramma generazionale ambientato nel Midwest, interpreta Eadie Jordan, una giovane donna fragile e ingenua. In Matrimoni a sorpresa, film a episodi con Ginger Rogers e Marilyn Monroe, compare nel segmento con Rory Calhoun, nei panni di Mary - ma anche qui, il suo nome non figura nei titoli. Infine, in Primo peccato, commedia leggera con Clifton Webb e Ginger Rogers, interpreta Mimi: un ruolo breve ma frizzante. Poi, sempre nel 1952, arriva per lei il momento pi� importante con la Fox. In Le nevi del Kilimangiaro, adattamento di un racconto di Hemingway, Helene interpreta Connie, il primo amore del protagonista, Gregory Peck. Appare nei flashback, tra luci soffuse e sguardi lontani, come simbolo di purezza perduta e nostalgia dell�innocenza. � una parte piccola, ma carica di significato: l�ideale romantico che sfuma nei ricordi. Proprio in quell�anno, la rivista Photoplay le dedica un ritratto eloquente: �Una piccola rossa dalla figura mozzafiato, capace di cantare, ballare e recitare.� L�articolo la descrive come una veterana di ventuno anni, nel cinema fin da bambina, con esperienze alla Universal e alla MGM, e da poco uscita da un importante contratto con la Fox. Perch� s�, in un�ondata di tagli, la Fox la lascia andare. E Helene resta a met� del guado: troppo esperta per essere lanciata come un volto nuovo, troppo poco �nome� per ottenere ruoli da protagonista. A quel punto considera seriamente l�idea di trasferirsi a New York. Si presenta a un�ultima audizione per la tourn�e del musical Pal Joey, nel ruolo di Vera Simpson, per sostituire Helen Gallagher. Ma qualcosa la trattiene: Walt Disney bussa di nuovo alla sua porta. Il secondo incontro tra Helene Stanley e il mondo Disney nasce da un progetto ancora pi� ambizioso. Dopo il successo travolgente di Cenerentola, Walt Disney vuole superare s� stesso. Vuole creare un film d�animazione che sia anche un�opera d�arte: visivamente sontuosa, stilisticamente inedita, qualcosa che possa restare negli occhi e nel cuore come un arazzo vivente. � cos� che prende forma La bella addormentata nel bosco. L�idea � in cantiere gi� dalla prima met� degli anni Cinquanta, ma i lavori procedono con estrema lentezza: l�animazione viene disegnata con una cura maniacale, ispirata all�arte gotica internazionale, alla pittura fiamminga, al Rinascimento. Nel frattempo, Walt � impegnato anche su altri fronti, soprattutto nella realizzazione del suo grande sogno: Disneyland. Per la principessa Aurora, lo studio apre un lungo processo di selezione: centinaia di ragazze vengono esaminate per incarnare la nuova eroina. Ma Walt ha in mente un volto preciso. Ricorda quella giovane attrice che, senza pronunciare una sola battuta, aveva dato vita a Cenerentola con una grazia che sembrava naturale. E cos�, nel marzo del 1954, richiama Helene Stanley. Helene accetta. Per circa due anni lavora a stretto contatto con il team Disney, recitando ogni scena di Aurora su un set spoglio. Tutto ci� che dovrebbe esistere � una roccia, un cespuglio, un gufo - � indicato da semplici cartelli o da sagome appoggiate sul pavimento. A volte Helene � scalza, altre indossa lunghi abiti con gonne leggere e corone di stoffa, per permettere agli animatori di studiare il movimento dei tessuti. Ogni gesto viene ripreso in cinepresa, poi visionato dagli artisti fotogramma per fotogramma. Il suo compito non � solo camminare con grazia o inchinarsi con compostezza: deve danzare tra alberi immaginari, sognare a occhi aperti, sorridere a scoiattoli che esistono solo nei disegni. Una delle sequenze pi� complesse � la scena della danza nel bosco, quando Aurora balla e canta Once Upon a Dream accanto al principe Filippo. Per girarla, Helene indossa una parrucca bionda e un costume ideato da Alice Estes Davis - futura leggenda Disney - e recita con Ed Kemmer, modello del principe. Insieme provano anche il bacio finale: la scena viene girata pi� volte, da diverse angolazioni, per trovare il gesto pi� elegante, pi� fiabesco. Ma Helene non d� solo corpo ad Aurora. In una delle sessioni di prova, propone un passo di danza per Merryweather, la fatina blu, nella scena in cui usa la magia per pulire casa. Un movimento rapido, allegro, che viene poi adattato dagli animatori per essere visto frontalmente, ma che conserva l�idea originale: un�energia buffa e leggera, perfetta per quel personaggio irruento e affettuoso. Nel 1956, mentre il film � ancora in produzione, Helene viene invitata al Mickey Mouse Club, celebre programma televisivo Disney dedicato ai pi� giovani, che ha lanciato star come Annette Funicello e Bobby Burgess. In quella puntata speciale, Helene si presenta al pubblico come �la vera Cenerentola� e �la futura Aurora�. Prima recita una breve scena con i topolini, interpretati da bambini in studio. �In un cartone come Cenerentola, non mi vedete davvero,� dice Helene con un sorriso dolce. �Io sono la Cenerentola dal vivo. Recito le scene, e poi gli artisti prendono il mio lavoro e lo trasformano in animazione.� � la prima volta che il pubblico scopre cosa si cela davvero dietro la grazia di una principessa Disney. E capisce che, sotto quei disegni, a muoversi con eleganza, � una donna in carne e ossa. Una ballerina, un�attrice. Helene Stanley. Poi mostra alcuni movimenti base, coinvolge i giovani spettatori trasformandoli in �animaletti del bosco�, e danza con Bobby su una versione demo di Once Upon a Dream, cantata da Mary Costa, voce ufficiale della principessa. Se il grande schermo le ha chiuso una porta in faccia, Helene non si � fermata. Con la stessa grazia con cui attraversava le scene, ha saputo voltarsi e aprirne un�altra: quella del piccolo schermo. Negli stessi anni in cui presta movimenti e presenza ad Aurora, si avvicina con disinvoltura alla televisione, che negli anni Cinquanta inizia a diventare un mezzo centrale nell�immaginario americano. Nel 1954 la troviamo in episodi di serie molto seguite, come Big Town, uno dei primi drammi giornalistici della TV, dove recita in A Date with an Angel. Quasi in parallelo, torna a lavorare con Walt Disney in un contesto del tutto diverso: il cinema live action. In Davy Crockett, King of the Wild Frontier (1955), Helene interpreta Polly Crockett, la moglie dell�eroe incarnato da Fess Parker. � un ruolo secondario ma importante, che offre al pubblico un volto femminile gentile e silenziosamente coraggioso accanto a una figura leggendaria. Il film � parte della prima ondata Disney di lungometraggi dal vivo ispirati alla frontiera americana, e viene distribuito anche come episodio televisivo sulla ABC. Helene vi porta tutta la sua tenerezza e la sua compostezza, in contrasto con il mondo rude che la circonda. Nel 1957, compare in un episodio di Perry Mason, e nello stesso anno prende parte a una delle sue apparizioni pi� rare ma preziose: Tricks of Our Trade, un documentario andato in onda nel programma antologico Disneyland. Qui appare come se stessa, presentata da Walt Disney in persona che ripercorre la sua esperienza con lo Studio, e le sue grandi doti come ballerina. La vediamo su un palcoscenico spoglio, eseguendo una breve coreografia classica per mostrare agli spettatori - e agli animatori - come nasce una scena animata. Mentre danza in abiti neutri, i disegnatori iniziano a trasformare i suoi gesti in schizzi preparatori per la sequenza della Danza delle Ore da Fantasia. � un momento rivelatore: Helene diventa ponte tra realt� e sogno, corpo e matita. E come si suol dire - non c�� due senza tre. Dopo Cenerentola e Aurora, c�� ancora spazio per una terza eroina Disney. Un personaggio moderno, ironico, sofisticato. E questa volta, non una principessa. Dopo La bella addormentata nel bosco, il clima a Disney non � dei pi� sereni. Il film, uscito nel 1959, delude le aspettative al botteghino: l�opera visivamente magnifica, costosa e lunga da realizzare, non riesce a coprire i costi di produzione. All�interno dello studio si comincia persino a mormorare di chiudere il reparto animazione. �Non penso che potremo continuare, � troppo costoso�, confider� Walt Disney all�animatore Eric Larson. Ma nonostante le difficolt� economiche, Walt non � pronto a rinunciare all�arte che ha costruito il suo impero. L�animazione, per lui, � ancora un linguaggio d�espressione potentissimo. Cos�, quando legge il romanzo The Hundred and One Dalmatians di Dodie Smith, pubblicato nel 1956, capisce subito di avere in mano una storia fresca, divertente, accessibile. Acquista immediatamente i diritti e si mette al lavoro per adattarlo in un film che, stavolta, deve essere pi� veloce, pi� snello e meno costoso. Nasce cos� La carica dei 101. Nel 1960, Helene Stanley viene richiamata ancora una volta negli studi di Burbank. Walt Disney, ancora una volta, non ha dubbi: per dare corpo e grazia alla protagonista femminile di questa nuova avventura, vuole lei. E cos�, Helene diventa Anita Radcliffe, la gentile padrona dei cuccioli dalmata. Un personaggio diverso dalle principesse: moderna, urbana, elegante, sposata, ma con una dolcezza sempre presente nei gesti e nello sguardo. Helene indossa tailleur sobri, cappotti avvolgenti, guanti, borsette, e - come sempre - recita ogni scena su un set vuoto, con cartelli che indicano �cane�, �divano�, �camino�, su una panchina in un finto parco di Londra. Per rendere credibili le dinamiche pi� teatrali del film, Walt decide di affiancare Helene a un�altra attrice straordinaria: Mary Wickes, grande caratterista del cinema classico americano, gi� interprete di ruoli iconici come le due infermiere in Perdutamente tua e Il signore resta a pranzo, entrambi al fianco di Bette Davis, e conosciuta dalle generazioni pi� recenti per Suor Maria Lazzara in Sister Act. A lei viene affidato il compito di modellare i movimenti dell�antagonista, la sfavillante e isterica Crudelia De Mon. Marc Davis, unico animatore responsabile del personaggio di Crudelia, prende ispirazione da attrici come Bette Davis, Rosalind Russell e Tallulah Bankhead, ma anche dalla voce stessa di Betty Lou Gerson, doppiatrice originale di Crudelia, a cui ruba gli zigomi scolpiti, poi inseriti nel disegno. Durante le sessioni, Helene e Mary provano insieme le scene: i gesti, i confronti, i momenti di tensione tra Anita e Crudelia. Non si limitano a mimare: aggiungono idee, espressioni, sfumature. Una foto di scena le ritrae mentre ricreano lo scontro pi� celebre: Anita resta immobile, composta, mentre Crudelia invade lo spazio con impeto, braccia larghe, corpo spinto in avanti. Per ridurre i costi, questa volta lo studio utilizza la xerografia, una nuova tecnica che consente di trasferire direttamente i disegni originali degli animatori sulle pellicole trasparenti, i cosiddetti �cels� (diminutivo di �celluloid�). Fino a quel momento, ogni disegno veniva ricopiato a mano da inchiostratori e coloristi; con la xerografia, invece, si ottiene un risultato pi� veloce e diretto, anche se con contorni pi� grezzi e marcati. Per Helene sar� l�ultimo contributo per il cinema d�animazione, ma anche il pi� maturo. Anita non sogna castelli n� balli a corte, ma sa essere altrettanto iconica. E ancora una volta, c�� Helene dietro quel portamento discreto, quella dolcezza sobria, quella femminilit� piena di grazia. Ma si sa: in tutte le fiabe c�� sempre un cattivo. Ora per� dobbiamo fare un passo indietro. Perch� proprio mentre, sullo schermo, Helene d� vita a principesse gentili e sognatrici, la sua storia personale prende una svolta oscura, quasi da film noir. � il 1951. Il boss Mickey Cohen viene condannato per evasione fiscale. Il suo luogotenente, Johnny Stompanato, rimane senza protezione e cambia improvvisamente stile di vita. Si presenta come un uomo d�affari rispettabile: apre un negozio di animali, alleva pappagalli, vende mobili e auto usate. Ma sotto quella patina rispettabile, continua a muoversi con lo stesso sguardo calcolatore da gangster in attesa di tornare in pista. � in questo contesto che incontra Helene Stanley, giovane attrice gi� con anni di esperienza sulle spalle. Johnny � affascinante, ben vestito, sempre pronto a offrire un regalo o un complimento. La corteggia con insistenza, le fa sentire che ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei. Le promette di aiutarla a rilanciare la carriera, si propone come manager, le organizza apparizioni pubbliche, le regala un anello con zaffiro, la porta ai party pi� esclusivi di Hollywood. Ma dietro l�apparenza protettiva si cela ben altro. Nel 1953 si sposano, in una cerimonia privata che non sfugge alla curiosit� della stampa. Helene ha ventiquattro anni. Forse sogna una pausa dai set, una vita pi� stabile. Ma quel matrimonio si rivela ben presto un errore. Johnny diventa invadente, geloso, ossessivo. Controlla ogni aspetto della sua vita, dai ruoli che accetta ai vestiti che indossa. Le impone i contatti, le limita le uscite, la fa sentire inadeguata. Inizia a sparire per notti intere, per poi tornare all�alba dicendole con freddezza: �Dovresti essere grata che sono rientrato. Non ti porto da nessuna parte perch� mi annoi.� Durante la causa di divorzio, Helene racconta tutto davanti al giudice. Parla della sua solitudine, delle frasi umilianti, dell�ansia costante. E di un episodio che resta impresso nella memoria: Johnny cerca di strangolare sua madre solo perch� ha perso un paio di suoi fazzoletti. Un gesto di violenza gratuita che rivela il volto pi� oscuro del marito. In quegli stessi anni, la stampa comincia a insinuare l�esistenza di una relazione parallela tra Stompanato e Rosemary Trimble, moglie di un medico di West Los Angeles. Una relazione che � secondo voci insistenti - sarebbe proseguita anche durante il matrimonio con Helene. A sostegno dell�indiscrezione, un anello inciso con le parole �From Here To Eternity - Rosemary and Johnny�, e un conto bancario condiviso. Nel 1955, Helene trova il coraggio di dire basta. Chiede il divorzio e si libera da quella spirale di controllo e violenza prima che la tensione diventi ingovernabile. Una tragedia che, in effetti, non tarda ad arrivare. Nel 1958, Johnny Stompanato viene accoltellato dalla figlia adolescente di Lana Turner, Cheryl Crane, durante un litigio violento scoppiato nella villa dell�attrice. Il caso esplode sui giornali e sconvolge l�opinione pubblica americana. Le immagini di Lana in tribunale, il volto segnato dal dolore e dai flash, fanno il giro del mondo. Helene, invece, � gi� lontana da quel vortice. Ha voltato pagina, con un passo indietro silenzioso ma decisivo, che - forse - le ha salvato la vita. Alla fine, il principe arriva davvero. Non su un cavallo bianco, ma con un camice da medico. Si chiama David Niemetz, � un professionista stimato a Beverly Hills, e con Helene condivide la stessa idea di serenit�: lontana dai riflettori, fatta di rispetto, discrezione e presenza. Nel 1959 si sposano, in una cerimonia intima, lontana dalla mondanit� di Hollywood. Due anni dopo, nasce il loro unico figlio, David Jr., e Helene prende una decisione definitiva: abbandona il mondo dello spettacolo per dedicarsi completamente alla famiglia. Non si ritira in un eremo. Continua a partecipare, con grazia e misura, a eventi benefici e iniziative legate all�ambiente cinematografico: il Motion Picture Mothers Luncheon, il Candy Cane Ball, e raccolte fondi per il Motion Picture and Television Fund. Ma lo fa sempre in punta di piedi, come ha sempre vissuto il suo mestiere: con delicatezza, eleganza e misura. Helene Stanley si � spenta il 27 dicembre 1990, a soli 61 anni, dopo aver affrontato con dignit� la sua ultima battaglia. Nessun clamore, nessun titolo a caratteri cubitali. Ma chi ha saputo guardare davvero, ha visto la sua impronta ovunque. Perch� ogni volta che un bambino osserva Cenerentola danzare al ballo, ogni volta che Aurora cammina a piedi nudi tra gli alberi o che Anita passeggia per Londra con la sua dalmata Peggy, � il corpo di Helene a muoversi sotto il disegno. � la sua grazia a farsi anima dell�animazione. Anche se il suo nome non compare nei titoli di testa.