Gennaio 2026 n. 1 Anno LVI MINIMONDO Periodico mensile per i giovani Direzione redazione amministrazione e stampa Biblioteca Italiana per i Ciechi �Regina Margherita� Onlus via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Casella postale 285 tel. 039/28.32.71 fax 039/83.32.64 e-mail: bic@bibciechi.it web: www.bibliotecaciechi.it Registrazione 25-11-1971 n. 202 Dir. resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Pietro Piscitelli Massimiliano Cattani Luigia Ricciardone Copia in omaggio Rivista realizzata anche grazie al contributo annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cultura. Indice Sospirata pensione Al lavoro con il sorriso L�ottavo senso Origine e storia dell�hamburger: tutto quello che non sapevi Sanremo, non solo Festival Ornella Vanoni in questo millennio Sospirata pensione (di Franca Porciani, �Focus Storia� n. 226/25) - Chi l�ha inventata? E come si faceva prima? - La storia recente delle pensioni in Italia ricorda l�accanimento terapeutico. Dal 1992 non c�� governo che non si sia impegnato a �ritoccarle�: Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, Monti (con la riforma Fornero), Renzi poi Conte, Draghi e Meloni (�Quota 103� nella legge di bilancio 2023). La pensione sembra essere al primo posto nella scala della serenit� sociale per chi governa, ma senza dubbio anche i cittadini le danno un�importanza fondamentale. Eppure la messa a riposo garantita economicamente non � un diritto acquisito da molto tempo. Come la conosciamo oggi infatti, arriva a compimento nel Dopoguerra, in Italia come nel resto dell'Europa. Ma dove vede gli albori? Stranamente, non negli Stati Uniti riorganizzati dal New Deal di Roosevelt (1933-1934) o nell�Italia paternalista di Mussolini (1922-1943), ma nell�Impero germanico appena formato, nel 1871, da Otto von Bismarck. Il Cancelliere di ferro (1815-1898), nella biografia scritta dal tedesco Emil Ludwig, afferma: �Avere contenta la classe pi� povera � una cosa che non si paga mai cara abbastanza. � un buon impiego del denaro anche per noi: a quel modo evitiamo una rivoluzione che potrebbe inghiottirci ben altre somme�. Cos�, nel 1889, per arginare l'agitazione degli operai che cresceva di pari passo con l�espansione industriale, il Cancelliere ide� una serie di riforme a tutela dei lavoratori che introdussero il primo sistema pensionistico generale e obbligatorio di tipo moderno. La spesa veniva coperta con i versamenti dei lavoratori e dei datori di lavoro, cui si aggiungeva un'integrazione dello Stato. Bismarck applic� un principio che poco si addiceva a un conservatore come lui, il socialismo di Stato: �Non come una elemosina, ma come diritto a un aiuto, laddove la buona volont� di lavorare diventa insufficiente. Perch� deve ricevere una pensione soltanto chi ha perduto la capacit� sul campo o in un impiego, e non il soldato del lavoro?�. Ma se state pensando che il Cancelliere avesse sposato la teoria marxista siete fuori strada: aveva solo escogitato un metodo efficace per tenere buone le masse. Indubbiamente, per�, l'iniziativa rappresentava una novit� assoluta. Prima di allora, in questo campo il buio era totale, o quasi. Dal Medioevo al Settecento il problema della pensione non esisteva perch� la vita era breve (in media non si arrivava a quarant'anni) e la popolazione era prevalentemente contadina, con una struttura patriarcale che garantiva la sussistenza agli anziani. In quei secoli, grazie all�organizzazione in corporazioni, anche gli artigiani erano in grado di provvedere a chi non riusciva pi� a lavorare a causa dell�et�. Senza alcuna tutela era, invece, la massa dei poveri delle citt�. Abituati a vivere di espedienti, questi disgraziati se arrivavano alla vecchiaia dovevano contare sulla beneficenza della Chiesa: le mense per i poveri e gli ospizi. In Inghilterra l'espropriazione dei beni della Chiesa cattolica dovuta alla riforma anglicana fece saltare questi sussidi e fra il 1597 e il 1601, costrinse la regina Elisabetta I a emanare le Poor Laws, che garantivano assistenza agli indigenti e agli anziani. In Francia, le prime tracce di un sistema pensionistico risalgono al 1673 ed erano a favore degli ufficiali della marina, ma la pensione vera e propria prese forma solo nel Settecento, come riconoscimento dei servigi resi al sovrano. Una concessione, per�, e non un diritto, cui si fece un forte ricorso nella gestione del potere, tanto che Jacques Necker, direttore generale delle finanze di Luigi XVI, corse ai ripari: limit� le cosiddette �pensioni di grazia�, le mise sotto il controllo della Corte dei conti e impose la prescrizione delle rate non riscosse. Ma i vitalizi erano difficili da arginare e il successore di Necker, Joly de Fleury, fu costretto alle dimissioni quando tent� di ridurli. Nella seconda met� del Settecento and� via via affermandosi un nuovo concetto, la pensione a tutela del fedele servitore dello Stato: la �giubilazione�. Il criterio su cui ci si basava era l'anzianit� di lavoro. Ecco comparire nella Lombardia asburgica una pensione per gli impiegati civili in et� avanzata o divenuti inabili, con un�anzianit� di servizio di dieci anni. Era in corso la riforma amministrativa voluta dall�imperatore Giuseppe II, alla disperata ricerca di consensi. Correva l�anno 1781 e la riforma aveva caratteri innovativi: la pensione, dal minimo di un terzo, poteva arrivare al 100 per cento dello stipendio per chi vantava 40 anni di servizio e prevedeva la reversibilit�. Pochi anni prima, nel 1772, il Regno di Sardegna aveva concesso la pensione ai professori universitari con 14 anni d�insegnamento e, in seguito, a tutti gli impiegati civili dopo 45 anni di servizio o al compimento dei 75 anni, et� improbabile da raggiungere a quei tempi. In Francia i funzionari pubblici ottennero questo riconoscimento solo 25 anni dopo, nel 1797. Ma che cosa accadde in Francia con la Rivoluzione? La pensione di grazia non venne abrogata, ma si trasform� in segno di gratitudine dello Stato nei confronti del funzionario fedele. I requisiti per ottenerla furono fissati a 30 anni di lavoro e 50 d�et� (legge del 1790). Nel 1853 lo stesso trattamento venne esteso ai funzionari civili e agli ufficiali; per i dipendenti privati c'erano invece solo versamenti volontari. Questi criteri vennero poi adottati nel corso dell�Ottocento dal Granducato di Toscana allo Stato pontificio, fino al Regno delle due Sicilie. Non erano pi� i cortigiani a beneficiare della pensione, ma i funzionari. La motivazione di chi governava era per� la stessa: garantirsi il consenso per il mantenimento del potere. Ne � prova l'iniziativa �pensionistica� degli Asburgo in Lombardia, che puntava a indebolire il potere della nobilt� locale anti-austriaca. L'elemento forte di quei vitalizi era l'anzianit� di servizio, pi� importante dell�et�: arrivare alla vecchiaia infatti era quasi impossibile. Dopo l'Unit� d�Italia, nel 1863 comparve il primo schema pensionistico nazionale a favore dei dipendenti pubblici sulla falsariga dell�ordinamento gi� esistente nel regno sabaudo. Intanto i lavoratori dell�industria, non potendo pi� contare sulla solidariet� familiare del mondo contadino, si trovavano senza tutele. Nacquero cos� le societ� di mutuo soccorso, che cercavano di far fronte soprattutto a un�eventuale invalidit� per infortunio. Ma era un sistema che funzionava male: nel 1885, di 2-mila societ� che avevano promesso pensioni, soltanto 500 le erogavano realmente. In questo contesto zoppicante, nel 1898 nacque la Cassa nazionale di previdenza per l'invalidit� e la vecchiaia degli operai, che prevedeva il diritto alla pensione dopo 25 anni di contributi. Inizialmente facoltativa, divenne obbligatoria nel 1919 con l�et� della messa a riposo fissata a 65 anni. Ne avevano diritto operai, impiegati dell�industria, dei commerci, dell�agricoltura e affittuari con un reddito annuo inferiore a 3.600 lire. In pratica il 45 per cento della popolazione adulta, ma il traguardo dell�et� la rendeva privilegio di pochi. Comunque la Cassa, anche se si occupava d�invalidit�, ebbe il merito di trasformare la vecchiaia da fatto privato a problema pubblico. Il sistema pensionistico fu riformato poi con il regime fascista. Mussolini prima trasform� la Cassa nell�Infps (istituto nazionale fascista di previdenza sociale, divenuto poi Inps dal 1943). Quel decreto legislativo, del 1933, � rimasto un punto di riferimento fino ai giorni nostri. Poi abbass� l�et� pensionabile a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne, istitu� la pensione di reversibilit� e introdusse l�antenato del Tfr, cio� la liquidazione. Superato il ventennio fascista, la neonata Repubblica non solo mantenne intatta la vecchia struttura pensionistica, ma la estese a contadini, artigiani e commercianti. Nel 1965, grazie alle lotte operaie, venne riconosciuta ai lavoratori la pensione sociale e, nel 1969, si arriv� alla pensione contributiva legata allo stipendio degli ultimi anni di lavoro. Alla fine degli anni Ottanta arriv� lo scossone: con l'aumento dell�et� media e l�invecchiamento della popolazione ci si rese conto che la spesa per le pensioni sarebbe diventata insostenibile. E via, allora, con una riforma dietro l�altra. Ma questa � storia recente, recentissima. Al lavoro con il sorriso (di Raffaella Procenzano, �Focus� n. 396/25) - Lavorare pu� essere faticoso e stressante, ma pu� anche renderci felici. Ecco perch� (e a quali condizioni) la vita quotidiana in azienda pu� diventare piacevole - Si dice sempre: �Fai un lavoro che ti piace, e non lavorerai un giorno in vita tua!�. Eppure, le cose sono un po� pi� complicate di cos�: si pu� essere felici anche svolgendo un'attivit� che non era quella dei nostri sogni, ma che abbiamo imparato ad amare, e si pu� essere davvero scontenti anche nella posizione lavorativa che da molti anni speravamo di raggiungere. Le ricerche di psicologi ed economisti hanno infatti dimostrato che, quando si tratta di trovare un equilibrio tra felicit� e vita lavorativa, i fattori in gioco sono tanti e a volte in contraddizione tra loro. Innanzitutto va detto che mettere insieme il concetto di felicit� con quello di lavoro sembra quasi un�eresia: anche dal punto di vista etimologico, la parola lavoro � legata all'idea di fatica, non certo di soddisfazione. Eppure l'occupazione che ci scegliamo (o che ci troviamo a svolgere) delinea anche la nostra identit�, tant'� vero che i bambini pensano a ci� che faranno da grandi facendo in realt� riferimento a ci� che saranno: �Voglio diventare un avvocato, una dottoressa, un attore...�. Non c'� dubbio, quindi, che la sfera lavorativa sia una parte fondamentale della nostra vita (tra l�altro, si calcola che gli italiani trascorrano il 30% della propria esistenza sul posto di lavoro), ed � quindi inevitabile che un'occupazione che ci rende soddisfatti influenzi la felicit� personale. E viceversa, come direbbe Christian Dormann, ricercatore dell�Universit� di Magonza (Germania), che insieme ad alcuni colleghi ha recentemente messo a confronto gli studi sulle relazioni tra soddisfazione di vita e soddisfazione lavorativa, per scoprire come questi due ambiti si influenzino tra loro. La ricerca ha rilevato che gli individui con una maggiore soddisfazione di vita avevano il 32% di probabilit� in pi� di essere felici anche sul lavoro. Come si spiega? Gli studiosi ritengono che le persone che hanno un maggior senso di benessere personale non sentano l�ambiente in cui si trovano come �minaccioso�, e pi� facilmente affrontano positivamente lo stress, costruendo buone relazioni con le persone con cui hanno a che fare. Anche in ambito lavorativo. Del resto, gli studi dimostrano che i lavoratori felici fanno meno assenze, sono pi� collaborativi e amichevoli, e sono pi� disposti ad aiutare gli altri. Non solo: gli individui pi� soddisfatti della propria occupazione sono anche quelli pi� propensi a impegnarsi in attivit� come l'esercizio fisico o gli hobby creativi, che finiscono quindi per promuovere anche il benessere generale. �Felicit� sul lavoro e felicit� personale sono due vasi comunicanti. Le aziende possono solo occuparsi di favorire il pi� possibile la prima (anzi devono farlo). Ma ci� inevitabilmente finisce per riflettersi sulla seconda, aumentando la soddisfazione di vita in generale�, dice Chiara Bisconti, consulente per le risorse umane e autrice di alcuni saggi sull'argomento. �Ci sono molti modi per avvicinarsi a questo obiettivo. Uno dei pi� semplici � la flessibilit� d�orario, che davvero pu� cambiare la vita delle persone. Un altro � dare spazi di autonomia, in modo che chi lavora possa avere il potere di decidere come organizzare almeno una parte dei propri compiti. E ci� vale anche per i neoassunti o per chi svolge attivit� molto semplici�. Cos�, facendo un esempio, chi si trova a controllare e riordinare l�elenco degli ingressi e delle timbrature dei dipendenti di un'azienda (compito obiettivamente ripetitivo) potrebbe essere lasciato libero di decidere in che ordine gestire gli elenchi, con che frequenza comunicare eventuali anomalie ecc.. �Per i giovani, in particolare, � entusiasmante avere piccole responsabilit�, fa notare Bisconti. Ma facciamo un passo indietro. Per provare soddisfazione, in ogni lavoro c�� un prerequisito di cui � indispensabile tenere conto: l�importanza del significato di ci� che si fa. �Esiste un significato quando si comprende che il proprio lavoro � collegato, anche solo marginalmente, a un obiettivo (e non importa nemmeno che l�obiettivo sia condiviso dal lavoratore). Se manca questo, manca tutto: tant'� vero che uno dei modi per dimostrare il proprio potere �, da sempre, costringere i sottoposti a svolgere compiti di cui non conoscono il motivo�, spiega Drazen Prelec, docente di management alla Mit Sloan School of Business (Usa). Insieme ad alcuni colleghi, Prelec ha voluto indagare con un esperimento proprio i meccanismi �di base� per i quali chi lavora lo fa volentieri. �Per questo abbiamo scelto di non occuparci di professioni piene di �significato� come la medicina o l'insegnamento, ma volevamo proprio capire quale fosse il minimo comun denominatore che d� senso a tutte le attivit� retribuite, non importa quanto semplici o ripetitive siano�. L'esperimento era molto ingegnoso: alcuni volontari (studenti universitari) sono stati invitati a cercare parole con la doppia �s� in un testo scritto su un foglio. Ogni 10 parole trovate ricevevano 55 centesimi. Dopo aver pagato il �lavoro�, gli sperimentatori (che comunque non controllavano l�operato degli studenti) chiedevano ai volontari se sarebbero stati disposti a ripetere il compito per 50 centesimi e consegnavano loro un altro foglio su cui lavorare. E cos� continuavano, diminuendo il compenso di 5 centesimi ogni volta, finch� lo studente rifiutava di proseguire. Ma non tutti i volontari venivano trattati allo stesso modo: ad alcuni veniva chiesto di mettere il proprio nome sopra il foglio su cui stavano lavorando, che poi alla fine del lavoro veniva riposto con cura in una cartellina, ad altri non veniva chiesto nulla, e ogni foglio era gettato via senza nemmeno guardarlo. Risultato: quando il lavoro veniva �considerato� dai ricercatori, gli studenti continuavano a svolgerlo per molto pi� tempo, e c�era una quota significativa di essi che arrivava fino a lavorare gratis. Al contrario, gli ignorati smettevano presto di lavorare (anche se venivano pagati la stessa cifra degli altri), stufi che il loro apporto non servisse a nulla. Nel primo caso, insomma, i volontari si rendevano conto che il loro contributo, per quanto piccolo, era necessario alle ricerche degli scienziati ed era questo a motivarli; mentre nel secondo caso, gli studenti non credevano di aver fatto qualcosa di utile, visto che il loro operato sembrava non essere nemmeno degno di uno sguardo. �Sul posto di lavoro accade esattamente lo stesso: � fondamentale che la domanda di fondo �perch� lo sto facendo?�, abbia una risposta�, aggiunge Prelec. �Insomma, come provano le nostre ricerche, gli elementi che rendono una occupazione significativa sono due: che sia riconosciuta e che abbia uno scopo�. Per avvicinarsi alla soddisfazione vera e propria, per�, bisogna anche che il lavoro permetta di impiegare appieno le proprie competenze. Del resto, secondo l'economista Stefano Zamagni, noi esprimiamo il nostro potenziale nel lavoro. E se un impiego � ben retribuito, ma non consente di esprimere il proprio potenziale, si finisce per �avere la pancia piena ma essere infelici�, per dirlo con le sue parole. �Per questo, oltre a riconoscere responsabilit�, � fondamentale dare ai lavoratori un po' di libert� nello spazio e nel tempo. L�ideale sarebbe permettere loro di esprimersi quasi come se avessero un hobby. Certo, il lavoro va organizzato, ma il potenziale di creativit� andrebbe sempre espresso�, continua Bisconti. �Non � complicato: ci pu� essere enorme soddisfazione anche a compiere meglio lo stesso gesto, ad affinare un ragionamento, a raggiungere l�obiettivo del mese, oppure a stendere nel modo migliore un progetto, a far quadrare o a trovare la parola ideale per concludere una frase. Insomma, va favorita la gioia di far sempre un po� meglio il proprio lavoro qualunque esso sia�. In effetti, tra tutte, la variabile che spiega di pi� la felicit� sul lavoro � il piacere nelle attivit� svolte. Il secondo elemento per� sono i colleghi: se aiutano a sentirsi apprezzati, la soddisfazione aumenta. Non � sempre facile, naturalmente: l�ambiente lavorativo � spesso competitivo e, piuttosto che la comprensione per le difficolt� altrui, possono emergere emozioni come l'invidia o l�astio. Difficile poi gestire le critiche, anche quelle fatte con educazione e rispetto: molti tendono a prenderle come attacchi personali. �La felicit� sul luogo di lavoro non � beatitudine: non bisogna pensare a persone sempre sorridenti che non discutono mai�, sottolinea Bisconti. �Ma un'azienda con un buon clima � un luogo dove ci si sforza di capire le emozioni di tutti, oltre che le proprie: per esempio, se si � preoccupati � facile avere uno scatto di rabbia. Sarebbe meglio essere consapevoli di ci� che ci ha messo di cattivo umore e risolvere il problema. D'altra parte, una riunione potrebbe essere noiosa a causa dell�argomento, ma anche perch� viene proposta a persone che hanno altro per la testa. Rendersene conto aiuta a correggere il tiro�. In generale, le ricerche dimostrano che autonomia e competenze riconosciute da colleghi e superiori, insieme alla qualit� delle relazioni con le persone in azienda, vengono giudicate quasi 5 volte pi� importanti di retribuzione, avanzamenti di carriera, sicurezza del posto di lavoro. Cos�, per migliorare il clima in azienda si possono usare piccoli �trucchi�. Per esempio, per far entrare in connessione le persone di un team che deve lavorare insieme si pu� proporre qualcosa da fare per pochi minuti prima di ogni riunione, in modo da mettersi su una stessa lunghezza d�onda o comunque essere tutti consapevoli dello stato emotivo degli altri: pu� essere un gioco, o la risposta a una domanda personale (tipo: �raccontami quella volta che��), o una discussione su un tema di attualit�. Chi utilizza questo metodo sostiene che � molto utile, soprattutto a inizio giornata, prima di buttarsi negli impegni quotidiani. Ma con i sistemi per far sentire �libero� ogni lavoratore ci si potrebbe spingere molto pi� in l�: gli impiegati di Interpolis, una societ� di assicurazioni olandese, possono scegliere liberamente ogni giorno se andare in azienda o lavorare da casa. Ma non � il solo modo in cui l�azienda mostra loro fiducia (che � un altro elemento fondamentale per creare un buon clima). In sede, nelle zone ristoro ci sono bevande e prodotti a disposizione di tutti. Su ognuno c'� un cartellino del prezzo, ma i lavoratori Interpolis li pagano volontariamente con la propria carta di credito attraverso un lettore pos, senza che nessuno controlli se lo fanno o meno. Questo significa che l'azienda d� per scontato che i propri impiegati siano onesti. Pi� libert� di cos�... L�ottavo senso (di Elena Meli, �Focus� n. 395/25) - L�interocezione � la capacit� di ascoltare i segnali che arrivano dall�organismo. � un vero e proprio senso, che si aggiunge a quelli noti, e che regola il rapporto fra mente e corpo - C�� chi dice di avere il sesto senso per gli affari o per capire le persone al volo, ma � difficile sentire qualcuno che si vanti del proprio ottavo senso. Eppure lo abbiamo tutti e non ha nulla a che fare con un�intuizione sopraffina o men che meno con il paranormale: si chiama interocezione ed � fondamentale per mantenere un equilibrio adeguato nelle funzioni del corpo, per raggiungere e conservare il benessere emotivo, per un corretto sviluppo del sistema nervoso dalla nascita all�et� adulta. Pochi sanno cosa sia, ma � con l�ottavo senso che �navighiamo� davvero il mondo ed � per questo che conoscerlo e anche allenarlo, fin da piccoli, pu� fare la differenza. I sensi sono ben pi� di cinque e oltre a vista, udito, tatto, gusto e olfatto bisogna aggiungere innanzi tutto il sesto senso vestibolare, che ci consente di capire se siamo in equilibrio e come siamo orientati nello spazio. � quello governato dal sistema vestibolare, un complesso di canali e ossicini situato nell�orecchio interno, che ci informa sulla posizione della testa rispetto alla gravit�. C�� poi il settimo senso, la propriocezione che raccoglie informazioni da recettori su muscoli e articolazioni e le integra con quelle del sistema vestibolare: � il senso del movimento, e serve per comprendere come muoviamo le diverse parti del corpo e lo sforzo che ci serve per farlo. Ultimo ma non certo secondario � l�ottavo senso, l�interocezione, che ci permette di sentire e interpretare le informazioni che arrivano dall�interno del corpo, in un fitto e continuo dialogo con gli organi: percepire il battito del cuore o la frequenza del respiro, la fame e la sete, la saziet�, il bisogno di andare in bagno sono tutte sensazioni interocettive. Non si tratta per� soltanto di registrare in maniera pi� o meno consapevole un segnale corporeo, come spiega Margaret Addabbo del Dipartimento di psicologia dell�Universit� Cattolica di Milano: �L�interocezione � importante perch� consente di mantenere l�equilibrio complessivo delle funzioni del corpo, che � un sistema che si auto-regola per ritrovare l�omeostasi (ovvero, una stabilit�) ogni volta che c�� una perturbazione. Per esempio rendersi conto che il battito del cuore accelera, perch� magari si � un po� agitati, pu� consentire di attuare un comportamento, come fare respiri profondi, che aiuti ad adattarsi alla situazione e tornare in controllo�. L�interocezione, quindi, non soltanto ci spinge a mangiare se abbiamo fame, bere se abbiamo sete, o reagire in modo inconsapevole a vari stimoli e, per esempio, modificare la pressione del sangue o i livelli di glucosio in circolo in risposta a ci� che emerge dalla comunicazione visceri-cervello. L�ottavo senso ci mete in connessione con le emozioni che, come sottolinea Adabbo, �sono innanzitutto corporee, danno segnali fisici. L�interocezione li riconosce e interpreta, diventando cos� fondamentale per il nostro benessere fisico ma anche psichico�. Il primo a sottolineare che le emozioni iniziano da cambiamenti nel corpo fu Antonio Damasio all�universit� della California del Sud, negli anni �90: quando per esempio vediamo un cane aggressivo il cuore batte pi� forte e i muscoli si tendono, in una reazione fisiologica che avviene ancora prima di essere consci di aver paura. Damasio osserv� che se ci sono danni nelle aree cerebrali dell�interocezione queste reazioni non si verificano. Alla vista di immagini di incidenti o altre tragedie, le persone con quelle lesioni �sapevano� che avrebbero dovuto provare qualcosa, ma l�incapacit� di avere una reazione corporea e di poterla interpretare li rendeva del tutto indifferenti. Oggi sono tante le ricerche che dimostrano come un intoppo nell�interocezione possa compromettere non solo la capacit� di provare emozioni, ma pure il benessere mentale: lo psichiatra Hugo Critchley, della Brighton and Susex Medical School in Gran Bretagna, ha osservato che l�interocezione � necessaria per costruire il senso di s�, tanto che disturbi interocettivi potrebbero portare a depersonalizzazione e dissociazione, due sintomi associati anche a psicosi. �L�alterazione dell�interocezione � un elemento di vulnerabilit� trasversale a diverse psicopatologie�, conferma Addabbo. �Si � osservata per esempio nei disturbi del comportamento alimentare, in cui c�� una percezione anomala di fame e saziet�, nella depressione (secondo uno studio della Stanford University statunitense la ridota capacit� di percepire i segnali corporei sarebbe alla base dell�apatia, ndr), nell�ansia: chi � ansioso � iper-consapevole dei segnali dal corpo ma non li interpreta n� vi risponde in maniera adeguata, perci� un battito cardiaco accelerato � vissuto come una minaccia e non si riesce ad autoregolarlo. Anche nella maggior parte dei problemi del neurosviluppo, come il deficit di attenzione e l�iperattivit� o i disturbi dello spettro autistico, la capacit� interocettiva � atipica. Ancora non se ne � compresa la causa, ma per esempio nei bimbi con autismo si sono osservate alterazioni nella regione cerebrale dell�insula, l�hub interocettivo per eccellenza, dove avviene il dialogo fra segnali corporei ed elaborazione delle emozioni�. Riaccoppiare sensazioni interne ed emozioni insomma aiuterebbe tutti a stare meglio e come sottolinea Addabbo, che di recente ha pubblicato una revisione su tutti i metodi per misurare l�interocezione dall�infanzia all'adolescenza, �il giusto allenamento inizia dalla nascita, quando il neonato prova sensazioni come fame, freddo o sonno, ma dipende dagli altri per soddisfare tutti i suoi bisogni e li esprime con il pianto. Se i genitori interpretano bene i segnali e vi rispondono in maniera sensibile e adeguata, il bimbo impara pian piano a riconoscere le sensazioni, a correlarle alle emozioni e ad auto-regolarsi. Poi, da pi� grandicelli, � utile parlare delle sensazioni e delle emozioni coi piccoli, insegnando loro a farci caso: chiedere che cosa sentono e dove o sollecitarli a riflettere su che cosa pu� significare ci� che provano li allena all�interocezione e quindi alla consapevolezza di s�, a sentire e interpretare ci� che accade loro e a sapersi comportare di conseguenza�. Ognuno di noi dovrebbe imparare ad ascoltarsi attraverso l�interocezione, e non � mai troppo tardi per farlo, chiedendoci da che livello di capacit� interocettiva partiamo e provando a migliorarla. �Non siamo tutti uguali, c'� chi � poco sensibile ai messaggi dall�interno del corpo e chi invece sa ascoltarsi molto bene�, dice Addabbo. �L�interocezione per� si pu� allenare anche da adulti, per esempio con pratiche di meditazione mindfulness che connettono mente e corpo e aumentano la consapevolezza delle sensazioni corporee. Ci sono anche studi che stanno testando alcune tecniche per correggere un�interocezione atipica, ma non ci sono ancora prove certe di efficacia delle varie strategie anche perch� questo senso raccoglie tantissimi input dal corpo e non � facile n� studiarlo, n� intervenire per modificarlo�. Hugo Critchley ha dimostrato di recente su 121 persone adulte con autismo che imparare a percepire il battito cardiaco riduce l�ansia e lo stress, molto comuni in questi pazienti, perch� aiuta a riconoscere le esperienze fisiologiche. Manos Tsakiris, docente di Psicologia all�Universit� di Londra, ha provato a stimolare leggermente il nervo vago, che mette in comunicazione intestino, cuore e cervello, migliorando i risultati ai test che misurano l�interocezione. Si tratta per� di ricerche ancora nelle fasi iniziali per cui a oggi, oltre alla meditazione mindfulness, l'esercizio migliore � cercare di porre consapevolmente attenzione ai segnali dal corpo. Un aiuto importante potrebbe venire anche dal fare pi� attivit� fisica: gli sportivi sanno interpretare meglio i cambiamenti corporei perch� sono pi� abituati ad ascoltarli. Inoltre, hanno organi e muscoli pi� in forma che quindi inviano al cervello segnali interocettivi pi� �rassicuranti� e tutto ci� si traduce in emozioni pi� positive e meno ansia. Per questo motivo, secondo Critchley e Tsakiris, uno dei meccanismi con cui l�esercizio fisico aumenta il benessere psicologico potrebbe essere proprio il potenziamento dell�ottavo senso. Origine e storia dell�hamburger: tutto quello che non sapevi (Todis.it) - Storia e curiosit� sul pi�� veloce dei cibi - Tutti lo hanno mangiato almeno una volta nella vita e tutti conoscono il suo nome. Di che cosa si tratta? Dell�hamburger! Uno dei piatti pi� famosi di sempre e, forse, il panino per eccellenza da ormai tantissimo tempo. � arrivato in ogni angolo del mondo, grazie anche alle catene di fast food, e oggi lo possiamo provare con talmente tanti condimenti e salse diverse che � impossibile non trovarne uno in grado di soddisfare anche il palato pi� difficile. Dal classico al gourmet, l�hamburger ha conquistato il cuore di tanti chef, diventando uno dei piatti pi� amati anche nella quotidianit�. Ma qual � l�origine dell�hamburger? Che viaggio ha fatto questa polpetta piatta di carne macinata servita tra due fette di pane? Facendo un salto indietro nel passato, esattamente nel 1891 nella citt� di Amburgo in Germania, troviamo un cuoco tedesco, Otto Kuasw, alle prese con una nuova tecnica di cucinare la salsiccia. Otto aveva deciso di levare la salsiccia dal suo budello per poi appiattirla e cuocerla nel burro. Il passo davvero rivoluzionario fu, per�, quello successivo: inserire la salsiccia appiattita tra due fette di pane, aggiungendo anche un uovo all�occhio di bue. Secondo le ricostruzioni storiche miste ad un po� di leggende, questo panino cos� goloso, conosciuto con il nome �Deutsches beefsteak�, aveva cominciato a diventare popolare tra i lavoratori e i marinai del porto di Amburgo, in quanto era un pasto veloce ma in grado di saziare anche la fame pi� vorace. Questo panino non poteva limitarsi al solo porto di Amburgo e cos� cerc� di sbarcare in America! Ma come riusc� in questa impresa? A quanto pare, nel 1894 alcuni marinai del porto di Amburgo, al tempo il principale sbocco portuale della Germania, una volta arrivati a New York, avrebbero raccontato dei favolosi panini fatti dal cuoco Otto Kuasw. Gli chef di zona, per conquistarsi la clientela straniera, cominciarono a riproporre questo panino, modificandolo a proprio gusto e aggiungendo quel tocco americano in pi�. La ricetta cominci� cos� a diffondersi in tutti gli Stati Uniti con il nome di �Hamburger Steak�, ovvero �la bistecca di quelli di Amburgo�. Un�altra teoria molto accreditata vuole come protagonista della storia dell�hamburger non il cuoco tedesco Otto Kuasw ma l�americano Louis Lassen e il suo locale Louis� Lunch Wagon, aperto nel 1895 a New Haven nel Connecticut. La storia narra che un giorno, nel 1900, un cliente del ristorante aveva molta fretta e per questo motivo desiderava mangiare un pranzo piuttosto veloce. Lassen allora prese dei rimasugli di bistecche, li macin� tutti insieme e, dopo averli compattati e appiattiti, li mise tra due fette di pane, cos� che il cliente potesse portarsi via il suo pasto e mangiarlo anche mentre camminava. Questa idea fu rivoluzionaria: il cliente rimase talmente stupito in modo positivo del panino che Lassen decise di strutturare una vera e propria ricetta. Una ricetta che continu� a modificare e a perfezionare nel corso degli anni a seguire. La storia di Lassen � ufficialmente riconosciuta, tanto da essere citata dalla Library of Congress: il Louis� Lunch Wagon viene indicato infatti come il primo posto in cui � stato venduto un hamburger nel 1900. Entrambe le versioni - del tedesco Otto e dell�americano Louis - sono molto avvincenti, ma la vera ascesa di questo piatto, ad oggi cos� amato, � avvenuta soprattutto grazie al diffondersi delle catene di fast food in tutto il mondo che hanno introdotto come piatto principale del loro men� proprio l�hamburger. Nel tempo, l�immagine di pasto semplice e veloce che poteva essere mangiato senza l�uso delle posate si diffuse a macchia d�olio e l�hamburger divenne cos� il piatto perfetto per i giovani. Ma come si prepara un buon hamburger? Il primo passo fondamentale � la scelta della carne: deve essere appena macinata, con una buona dose di grasso e, ovviamente, deve essere di qualit�. Il classico bovino adulto � perfetto! Una volta selezionata la nostra carne, possiamo cuocerlo in padella o alla griglia con un pizzico di sale. Terminata la cottura dell�hamburger, possiamo occuparci del pane. Scaldiamo le due fette e al suo interno mettiamo tutti gli ingredienti che preferiamo: insalata, formaggio, pancetta, pomodori, maionese, salsa barbecue. Infine, aggiungiamo il nostro hamburger e serviamo con patatine fritte! Facile, no? Sanremo, non solo Festival (Thecrownjewels.it) - Tutte le curiosit� sulla citt� della musica e dei fiori - I riflettori nazionali (ed internazionali) si accendono sulla citt� ligure una volta all'anno, a suon di musica. Ma oltre alle note c'� di pi�. Un mondo di curiosit� da scoprire, che portano lontano, dalla Russia a Istanbul. Perch� tra�fine Ottocento e inizio Novecento, nel suo periodo d'oro, Sanremo era al centro del mondo. O meglio, al centro del mondo del turismo, sicuramente pi� di adesso. Ecco perch� passare davanti al Teatro Ariston, al Casin� di Sanremo, a Villa Nobel e a Villa delle Magnolie con uno sguardo pi� attento significa fare un viaggio nella storia e nella societ� del secolo scorso. E anche divertirsi a caccia di aneddoti. Sapevate, ad esempio, che a Sanremo ci si pu� fare un selfie con Mike Bongiorno? O scoprire, letteralmente sotto i piedi, la canzone che ha vinto il festival nell'anno in cui si � nati? O, ancora, tra le mille ville sfarzose, ammirarne una da Nobel e una degna di un sultano? Sapevate che �Il sentiero dei nidi di ragno� si trova a Sanremo e che Italo Calvino qui � cresciuto e ha studiato? E che il famoso Festival della Canzone italiana, ideato nel 1951, non � affatto nato al Teatro Ariston, che lo ospita �solo� dal 1977? Iniziamo dunque il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi e delle curiosit� che questa citt� ha in serbo per noi. Teatro Ariston - � forse il cine-teatro pi� fotografato d'Italia, perch� il nome Ariston fa rima da decenni con il Festival di Sanremo. Eppure il festival della canzone italiana non � affatto nato qui, dove ha trovato casa solo dal 1977. Il Teatro Ariston, che si affaccia su Corso Matteotti, � stato inaugurato, dopo varie vicissitudini, nel 1963 dalla famiglia Vacchino, che da tre generazioni scrive la storia del cinema a Sanremo, essendo proprietaria anche di altre sale cittadine. La pi� bella non �, paradossalmente, l'Ariston, bens� il Cinema �Centrale�, edificato nel 1925: merita una visita la sala a croce latina, coperta da una cupola apribile che corona un soffitto dalle raffinate decorazioni firmate da Galileo Chini. Del complesso fa anche parte il �Tabarin Florida�, sala minore ma un vero gioiellino in stile Liberty. Casin� di Sanremo - La culla del Festival non fu il Teatro Ariston ma il Casin� di Sanremo. Qui, nel Salone delle feste, si svolse la prima edizione, il 29 gennaio 1951. E anche tutte le edizioni successive, fino al 1976. Il Casin� di Sanremo si trova su corso Inglesi, a pochi passi dalla Passeggiata Imperatrice. Venne inaugurato il 14 gennaio 1905 con il nome di �Kursal� ed � un notevole esempio di architettura Liberty, progettato dall'architetto francese Eug�ne Ferret. Un selfie con Mike - Dal 2013 farsi un selfie con Mike Bongiorno � diventato uno dei riti pi� diffusi tra i turisti. Basta andare all'incrocio tra corso Matteotti e via Escoffier per �incontrare� il celebre presentatore che, tra il 1963 e il 1997, ha condotto ben 11 edizioni del Festival di Sanremo. La statua � stata donata dalla Fondazione Mike Bongiorno alla citt� di Sanremo ed � stata inaugurata da Fabio Fazio il 15 febbraio del 2013. Ogni anno una nuova canzone - Curiosi di scoprire quale canzone vinse il Festival di Sanremo nel vostro anno di nascita? Basta farsi una passeggiata lungo via Matteotti, la via principale di Sanremo su cui si affaccia anche il Teatro Ariston. La pavimentazione � decorata da una serie di targhe in bronzo con i titoli dei brani vincitori del Festival della Canzone Italiana dal 1951 ad oggi, accompagnati dai nomi dei rispettivi interpreti. Una sorta di �Walk of Fame� in chiave tutta sanremese... La doppia primavera - Sanremo vanta due statue quasi gemelle. La prima, la �Primavera�, star indiscussa del Lungomare Imperatrice, � divenuta simbolo della citt�. Quasi identica - e firmata dalla stessa mano artistica, quella dello scultore toscano Vincenzo Pasquali (visse a Sanremo dal 1915 alla morte, nel 1940) - la statua in stile Liberty su corso Augusto Mombello. Viene definita la �sorella della Primavera� ma in realt� si tratta di un'altra figura femminile, �Ondina�. Tra le due sorelle, la prima � sicuramente la pi� famosa e fotografata, anche per la location: si trova sulla splendida Passeggiata Imperatrice, cos� chiamata in omaggio all�imperatrice di Russia Maria Alexandrovna (1824-1880) che soggiorn� a Sanremo tra il 1874 e il 1875 e che don� alla citt� una somma destinata all'acquisto di una partita di palme per ornare l'allora corso di Ponente. Oggi, Lungomare Imperatrice. La chiesa russa - Proprio all'inizio della Passeggiata Imperatrice si trova un altro segno della forte presenza russa a Sanremo fra fine Ottocento e inizio Novecento: la Chiesa Russa. La zarina Maria Aleksandrovna, moglie di Alessandro II, non fu la sola a svernare a Sanremo: la citt� ligure divent� meta privilegiata dell'aristocrazia russa e ben presto si sent� la necessit� di costruire un luogo di culto ortodosso. La costruzione della chiesa di Cristo Salvatore inizi� nel 1912. Una villa... da sultano - Non solo aristocrazia russa: Sanremo, nel suo periodo d'oro, fu buen retiro di teste coronate e diplomatici. Non tutti sanno che, addirittura, fu l'ultima residenza di Mehmet VI, trentaseiesimo e ultimo sultano dell'Impero ottomano, che qui mor� in esilio il 16 maggio 1926. La sua ultima casa fu Villa delle Magnolie (via delle Magnolie, 6): dopo anni di abbandono, � stata restaurata diversi anni fa e, attualmente, ospita una parte delle classi del Liceo �G.D. Cassini�. Una villa... da Nobel - Altra casa che vanta un ospite illustre � Villa Nobel (corso Cavallotti 116): qui visse (e mor�, il 10 dicembre 1896) Alfred Nobel, l'inventore della dinamite, che nel suo testamento istitu� il lascito per i famosi Premi Nobel. La villa, oggi di propriet� della Provincia di Imperia, � stata trasformata in un museo dedicato al chimico-filantropo svedese e in una location per eventi. La citt� di Italo Calvino - �Della mia nascita d'oltremare conservo solo un complicato dato anagrafico (che nelle brevi note bio-bibliografiche sostituisco con quello pi� �vero�: nato a Sanremo)�: cos� Italo Calvino spiegava l'essere nato fisicamente a Cuba ma l'essere �venuto al mondo� e cresciuto a Sanremo, citt� natale paterna. Il suo legame con la citt� ligure � vivido nelle pagine dei suoi libri, a cominciare dalla Villa Meridiana e dal suo lussureggiante giardino (dove Calvino ha vissuto coi genitori, fino ai vent'anni), che viene evocata in Eremita a Parigi e in altri scritti. Oggi ne resta solo una targa commemorativa. Altro luogo chiave, il Regio Liceo �Gian Domenico Cassini� di Sanremo, uno dei pi� prestigiosi ed antichi d�Italia. Calvino vi entr� nel 1934. Tra i suoi compagni di classe, c'era Eugenio Scalfari. Con il fondatore de �La Repubblica�, Calvino ricorda le lunghe chiacchierate sulle panchine della passeggiata Imperatrice, i film al Cinema Centrale o le nuotate allo stabilimento balneare Morgana, ritrovo dei giovani sanremesi. Ne Il sentiero dei nidi di ragno, la �citt� vecchia� � la Pigna, che deve il nome alla sua forma: una collina su cui si accalcano case separate da strettissimi vicoli, i carruggi. Un labirinto di scale, passaggi segreti, archi e muri scrostati dalla salsedine. Dove il sole gioca a nascondino. E il �sentiero dei nidi di ragno� rappresenta tutti quei sentieri dell'entroterra del Ponente Ligure, quei boschi alle spalle di Sanremo (tra cui il Parco di San Romolo) che furono teatro della Resistenza partigiana cui Calvino stesso ader�. Le spiagge di Sanremo - Dove fare un bagno a Sanremo? Le spiagge della citt� sono quasi tutte occupate dagli stabilimenti balneari. Quelli pi� gettonati sono quelli che si trovano lungo la Passeggiata Imperatrice, dalla vecchia stazione alla zona Foce. Nei pressi del porto, si va allo storico stabilimento Morgana, che con la sua rotonda sul mare per anni ha animato la movida della citt�. Pi� fuori mano, verso est, la spiaggia dei Tre Ponti � un grande classico dei Sanremesi. La sardenaira: una pizza non pizza Il piatto tipico di Sanremo � una pizza. Ma guai a chiamarla pizza. Per i Sanremesi la sardenaira � unica e diversa da ogni altra �pizza�. Si tratta di una focaccia dal morbido impasto (qualcuno vi mette anche il latte) ricoperta da una sorta di sugo alla cipolla. Vi si aggiungono sopra acciughe, olive (rigorosamente Taggiasche) e abbondante aglio in camicia. Con nomi diversi, � diffusa in tutto il Ponente Ligure e persino nella vicina Costa Azzurra, specialmente a Nizza. La ricetta, antica di secoli e legata alla tradizione marinara, ha molte varianti: la sardenaira tradizionale di Sanremo, che ha ottenuto il marchio Denominazione Comunale di Origine nel 2012, nella sua versione �ufficiale� non contempla la cipolla. Diffidare, comunque, dalle versioni �light� prive di aglio, che vengono sfornate per andare incontro ai gusti dei turisti. Ornella Vanoni in questo millennio (Ilpost.it) - Dopo una carriera di successi, negli ultimi anni si era fatta apprezzare anche per il suo modo di porsi in tv e per le collaborazioni con molti musicisti di oggi - Ornella Vanoni, che � morta il 21 novembre 2025 a Milano a 91 anni, � stata una delle cantanti italiane pi� famose di sempre. Lo era diventata per il successo di canzoni come �Senza fine�, �Io ti dar� di pi��, �La musica � finita� e �Una ragione di pi��, uscite negli anni Sessanta, e per le sue numerose partecipazioni a Sanremo e collaborazioni con altri musicisti, anche di fama internazionale. Era per� apprezzata e amata anche da un pubblico relativamente giovane e piuttosto eterogeneo, che l�aveva conosciuta negli ultimi anni e non soltanto per la sua musica. La stima enorme che nutrivano per lei artisti di diverse generazioni e di vari generi musicali l�aveva portata fin dagli anni Duemila e ancora in tempi recenti a cantare con molti di loro, anche parecchio pi� giovani di lei. A favorire questo tipo di collaborazioni, a parte la stima reciproca, erano state anche e soprattutto la capacit� di Vanoni di non prendersi troppo sul serio, la sua voglia di fare cose nuove e la sua sostanziale inadattabilit� al ruolo cristallizzato della grande e venerata artista d�altri tempi, raramente rifiutato da altri della sua generazione. Nata nel 1934 a Milano, si iscrisse nel 1953 all�Accademia di arte drammatica del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler, debutt� come attrice teatrale e poi inizi� come interprete delle cosiddette �canzoni della mala�, un repertorio milanese con testi incentrati sulla malavita. Il suo timbro particolare e la sua grande capacit� interpretativa furono presto notate e la portarono a successi di musica leggera e a importanti collaborazioni nel campo del jazz. Partecip� a otto festival di Sanremo e fu l�unica interprete femminile a vincere due Premi Tenco, uno dei pi� importanti riconoscimenti della musica leggera italiana. Negli ultimi anni era diventata molto nota anche per la sua estrema schiettezza e autoironia, che l�avevano resa un�ospite ricercata degli spettacoli televisivi, anche quando non era previsto che cantasse. Era diventato abbastanza normale leggere il suo nome tra i featuring di musicisti e cantanti con un seguito molto diverso dal suo, famosi anche loro, ma ciascuno nella propria nicchia e in un contesto profondamente cambiato rispetto ai tempi in cui una popolarit� trasversale come quella di Vanoni era possibile. Negli anni Dieci del Duemila l�interessamento del pubblico pi� giovane era stato stimolato, tra le altre cose, dalle sue partecipazioni occasionali a talent show e altri programmi televisivi, mentre in tour nei teatri di mezza Italia lei continuava comunque a fare quello che aveva sempre fatto e che le riusciva meglio. La sua popolarit� era ulteriormente cresciuta dopo la partecipazione al festival di Sanremo nel 2018, dove mancava dal 1999: insieme ai cantautori Bungaro e Pacifico aveva portato la canzone �Imparare ad amarsi�, arrivata quinta. E l�attitudine a duettare, pi� o meno una costante di tutta la sua carriera, l�aveva poi portata ad accettare successive collaborazioni anche con cantautrici e cantautori che per et� avrebbero potuto esserle nipoti. Una delle ultime canzoni pubblicate da Vanoni, per esempio, era un suo successo degli anni Settanta, �Ti voglio�, ricantata con Elodie e Ditonellapiaga nel 2024. Un�altra era �Sant�allegria�, uscita in origine in un suo disco del 1997 e ricantata con Mahmood. Erano circolate parecchio insieme ad altri remix di sue canzoni contenute nel disco del 2024 Diverse, in cui aveva collaborato con altri giovani artisti, dj e produttori musicali, tra cui Okgiorgio. Prima ancora, nel 2021, era girata moltissimo sulle radio �Toy Boy�, una canzone scritta e cantata con il duo Colapesce Dimartino, e di cui era uscito anche un videoclip diretto da Luca Guadagnino. Forse � l�esempio pi� chiaro e famoso dell�autoironia per cui Vanoni si era fatta apprezzare negli ultimi anni della sua vita. Quel tormentone estivo era poi finito in un�edizione speciale dell�ultimo disco di inediti di Vanoni, Unica, uscito nel 2021 e prodotto e arrangiato da Mauro Pagani e Fabio Ilacqua. Era fatto di canzoni scritte o cantate con Francesco Gabbani, Giuliano Sangiorgi e Carmen Consoli, tra gli altri. Ma ce n�era pure una cantata con la comica e attrice Virginia Raffaele, molto brava a imitarla, per dire dell�inclinazione di Vanoni a tirare dentro i suoi progetti artisti di vario genere e di partecipare lei stessa anche a progetti non musicali, tra cui i film di Alessandro Genovesi Ma che bella sorpresa del 2015 e 7 donne e un mistero del 2021. Ma la personalit�, la schiettezza e l�umorismo di Vanoni erano emerse soprattutto in televisione, dove da anni finiva spesso come ospite nei programmi, perlopi� a Che Tempo Che Fa, condotto da Fabio Fazio. E funzionava parecchio pure l�, con un modo di porsi tutto suo: quando lei diceva sul serio gli altri ridevano, quando gli altri diventavano seri lei ci scherzava sopra. In generale, parlava molto apertamente delle sue esperienze: delle canne che si faceva abitualmente, per esempio. Ed era molto diretta in ogni sua interazione, anche sul palco, come quando disturbata dalle luci che le impedivano di leggere i testi disse ai tecnici: �non si vede un cazzo, scusate�. Nelle interviste in televisione la morte era un argomento ricorrente, ma lo erano anche il sesso, le sostanze, la politica: tutti temi su cui veniva interpellata spesso, anche perch� chi le rivolgeva le domande aveva la certezza di ottenere risposte non banali e mai compiacenti. Era in definitiva ci� che la rendeva un personaggio divertente, apprezzato e abbastanza eccezionale nel contesto della televisione italiana: la sua capacit� di improvvisare, di rendere il fuori programma parte del programma.