Febbraio 2026 n. 2 Anno LVI MINIMONDO Periodico mensile per i giovani Direzione redazione amministrazione e stampa Biblioteca Italiana per i Ciechi �Regina Margherita� Onlus via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Casella postale 285 tel. 039/28.32.71 fax 039/83.32.64 e-mail: bic@bibciechi.it web: www.bibliotecaciechi.it Registrazione 25-11-1971 n. 202 Dir. resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Pietro Piscitelli Massimiliano Cattani Luigia Ricciardone Copia in omaggio Rivista realizzata anche grazie al contributo annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cultura. Indice L�antica arte di evadere le tasse Una luce nel buio Sotto mentite spoglie Perch� gli strozzapreti si chiamano cos�? Laghi e monti della Carnia La giovane rapper che piace alla vecchia scuola del rap italiano L�antica arte di evadere le tasse (di Aldo Carioli, �Focus� n. 398/25) - Dagli scribi egizi ad Al Capone, fino alle moderne societ� offshore, l�ingegno per aggirare il fisco � senza tempo. Un vizio che ha scatenato pene severissime e� grandi rivoluzioni - Societ� offshore, paradisi fiscali, conti cifrati anonimi, fatture e scontrini rilasciati con riluttanza sono gli scenari dell�evasione fiscale oggi. Ma il vizio di non pagare le tasse � antico quanto il fisco stesso. Gi� gli scribi egizi si lamentavano dei furbetti del Nilo, e i Romani avevano pi� di un asso nella manica per aggirare l�erario. Come nota la storica Korinna Sch�nh�rl dell�Universit� di Paderborn (Germania), curatrice di un recente e vasto studio sul tema (Histories of Tax Evasion, Avoidance and Resistance, Rutledge), �ogni societ� nelle diverse epoche ha negoziato i propri confini tra dovere fiscale e opposizione all�erario�. I pi� antichi sistemi di riscossione risalgono alle origini della civilt�. Nell�Egitto dei faraoni la macchina fiscale era imponente e meticolosa: gli esattori pesavano e registravano ogni raccolto, e i contadini consegnavano parte del grano come imposta. A seconda delle annate, prevedibili grazie ai chilometri che misuravano l'altezza dell�acqua nel fiume, si stabiliva l'entit� del prelievo fiscale. Ma il sistema di riscossione aveva le sue falle. Come testimoniano diversi papiri di argomento giudiziario arrivati a noi, funzionari compiacenti o prezzolati falsificavano i pesi usati per calcolare il grano raccolto o sottostimavano i raccolti in accordo con i proprietari terrieri, mentre altri gonfiavano i registri per intascare la differenza. Ma l�evasione lungo il Nilo non era da prendere alla leggera: il faraone Horemheb, nel XIV secolo a.C., introdusse pene severissime per i funzionari corrotti e per chi cercava di frodare il fisco. Tra queste, il taglio del naso e l'esilio. Nell�Atene classica, le imposte straordinarie (eisphorai) e le �liturgie�, ossia il finanziamento privato di opere pubbliche, ma anche di spettacoli teatrali e gare atletiche, erano parte integrante della vita democratica. �Le eisphorai erano la cosa pi� simile a una tassa patrimoniale, o a un�imposta sul reddito, che esistesse nel mondo greco�, spiega Lucia Cecchet, storica dell�Universit� di Milano e coautrice di Histories of Tax Evasion, Avoidance and Resistance. �Da contributo straordinario da versare in caso di guerre divenne un obbligo deciso di volta in volta dall'assemblea, che riguardava l��lite e la classe media�. Ma non tutti gli Ateniesi avevano il senso civico auspicato da retori e filosofi. Ci sono casi documentati di cittadini che trasferivano propriet� a parenti o amici per non essere inclusi nelle liste dei possibili finanziatori di questi riti pubblici. E non mancavano le esenzioni �strategiche�: templi e sacerdoti erano esentasse, e questo creava terreno fertile per favoritismi e raggiri. Per esempio, c�era chi, con documenti falsi, faceva passare i propri beni come propriet� del tempio o di persone esentate dal pagamento di eisphorai e liturgie. C'erano poi scappatoie giuridiche, come l�antidosis. �Chi veniva designato a sostenere una liturgia, o segnalato come potenziale liturgo, poteva rifiutarsi, indicando al suo posto un concittadino che riteneva pi� idoneo, ovvero pi� ricco di lui�, spiega ancora Lucia Cecchet. �Nel caso in cui quest�ultimo si rifiutasse, chi era stato originariamente incaricato poteva proporgli uno scambio di propriet�. Facciamo un esempio. Isocrate viene designato a finanziare una liturgia, ma per non pagare si appella all�antidosis e accusa Demostene (non designato) di essere pi� ricco di lui. Demostene a sua volta rifiuta di pagare, ma Isocrate pu� rilanciare: �Se davvero sei meno ricco di me, io prendo i tuoi beni e tu i miei�. Un espediente retorico, ai nostri occhi, ma che riflette la visione ateniese della cosa pubblica e che scoraggiava chi nascondeva la propria ricchezza. Se poi i due non si fossero messi d�accordo, si andava al processo pubblico. Anche ad Atene esisteva un conflitto tra il prestigio sociale che pagare una liturgia garantiva e il desiderio di conservare le proprie ricchezze. Se ad Atene era la legge stessa a fornire scappatoie, nel mondo romano la complessit� del sistema fiscale favoriva la corruzione e i raggiri. Le tasse nelle province erano appaltate ai pubblicani, incaricati della riscossione per conto dello Stato. Molti esageravano gli importi, trattenendo la differenza: non a caso Cicerone li defin� �la rovina delle province�. Un papiro del II secolo d.C., il cosiddetto Papiro Cotton, 183 righe recentemente decifrate, racconta di una frode ben congegnata: una vendita fittizia di schiavi per eludere le tasse (il possesso di schiavi era soggetto a imposta). Il documento, scoperto nel deserto di Giudea, analizzato da un gruppo di ricerca guidato da Anna Dolganov dell'Istituto archeologico austriaco e pubblicato sulla rivista Tyche, � un memorandum giudiziario che permette di ricostruire un processo per evasione fiscale e sedizione, del 130 d.C. circa. Due notabili locali, Gadalias e Saulos, furono accusati di aver simulato la vendita di schiavi per eludere le imposte dovute al fisco imperiale. Saulos, che era cittadino romano di Giudea, grazie ai documenti falsi preparati da Gadalias finse di vendere i suoi schiavi a un certo Chaereas, residente nella vicina provincia dell�Arabia. In questo modo, gli schiavi non risultavano pi� propriet� di Saulos e passavano sotto la giurisdizione fiscale dell�Arabia. Siccome le imposte venivano raccolte su base provinciale, gli esattori della Giudea non potevano esigere nulla. Il papiro mostra anche che le indagini fiscali erano materia sensibile, in quella zona dell�impero percorsa da tensioni sociali. Non sappiamo come fin� il processo a Gadalias e Saulos, ma possiamo avanzare delle ipotesi. �Se fossero stati giudicati colpevoli di sedizione, sarebbero stati condannati a morte�, spiega Anna Dolganov. �Ma Gadalias, in quanto cittadino romano e membro dell��lite, potrebbe aver ricevuto una morte pi� misericordiosa�. Una pietosa decapitazione, invece di una condanna ad bestias, cio� a essere sbranato dalle fiere nell�arena. Che politica e fisco a Roma fossero intrecciati gi� 2 mila anni fa � dimostrato dall�Editto di Caracalla del 212 d.C. La decisione imperiale di concedere la cittadinanza a tutti gli uomini liberi dell�Impero nascondeva, dietro la mossa politica, un calcolo economico: ampliare la base dei contribuenti e ridurre le sacche di elusione fiscale. Una manovra degna di un moderno ministro delle Finanze, e solo l�ultima di tante riforme fiscali romane. La pi� radicale era stata quella di Ottaviano Augusto (I secolo), che aveva affiancato all�antichissimo aerarium il fiscus: le entrate del primo erano tasse straordinarie, che versavano tutti i cittadini liberi e servivano per garantire il funzionamento dello Stato; il secondo, detto fiscus Caesaris, nacque come tesoro personale dell�imperatore, ma fin� per soppiantare l�aerarium. Tutti i cittadini romani erano obbligati a pagare al fiscus le imposte sulle propriet� (schiavi inclusi) e le pene per gli evasori divennero sempre pi� dure: dalle multe all�esilio, fino alla condanna a morte. Con il Medioevo, la tassazione divent� un mosaico di decime ecclesiastiche e gabelle feudali: pagamenti in denaro, in natura o in giornate-lavoro in cambio dell�uso di ponti, strade, pascoli, mulini appartenenti al signore feudale. Per non parlare della protezione militare in caso di scorrerie e guerre. A sua volta, il feudatario era sottoposto ai tributi dovuti al re. Nell�Inghilterra di Enrico III (1216-1272), i baroni (cio� i proprietari terrieri) erano il principale bersaglio degli esattori della Corona. Ma come racconta nella sua Chronica majora il monaco Matteo da Parigi, �quando i magnati furono riuniti davanti al re, lui chiese loro nel modo pi� insistente di contribuire alle spese di guerra; siccome per molto tempo erano stati delusi dal re, gli risposero di no�. Cos�, senza tanti problemi. �La Magna Charta (1215) prevedeva che il re potesse tassare i nobili una tantum in occasioni speciali, per esempio per la cerimonia di investitura del primogenito o le nozze della primogenita�, spiega Christina Br�ker dell�Universit� di Paderborn (Germania). �Ma la Magna Charta stessa prevedeva che l'assemblea dei baroni dovesse approvare le tasse straordinarie�. Come ad Atene, la legge offriva una scappatoia: se i baroni non volevano pagare, bastava che si mettessero d�accordo e votassero contro il real balzello. Contadini e artigiani, che non avevano una rappresentanza politica, n� �carte� che li difendessero, erano i pi� tartassati. In Inghilterra e negli altri regni normanni (incluso il Sud Italia), i balivi, funzionari del re ed esattori sul territorio, del tipo �sceriffo di Nottingham� di Robin Hood, divennero il simbolo del potere di incamerare le quote del raccolto destinate al re, ma anche di riscuotere la temuta tassa sui matrimoni che ogni famiglia di servitori doveva pagare quando un suo membro si sposava. Dal Seicento, gli Stati centralizzati provarono a mettere ordine nella giungla di gabelle, ma non senza resistenze: in Francia le tasse sul sale scatenarono proteste violente; in Italia, rivolte contadine esplosero a pi� riprese contro i balzelli spagnoli sul grano. E pi� si allungavano le guerre in Europa (dalla Guerra dei trent'anni nel Seicento a quelle di successione nel Settecento), pi� le spese belliche facevano crescere la pressione fiscale. Per rimpinguare le casse, e non avendo modo di verificare il reddito effettivo dei sudditi, molti Stati facevano pagare una cifra proporzionale al numero di finestre delle case. Come si legge nel Diario delle cose principali accadute nella citt� di Bologna dall�anno 1796 fino all�anno 1821, nel 1799, sotto la Repubblica cisalpina, fu introdotta una tassa sulle finestre affacciate su strade e vicoli, con esclusione di fienili, granai e cantine. Si pagavano 14 baiocchi per ogni finestra, ma i proprietari potevano rivalersi per la met� sui loro inquilini. Questa sorta di �redditometro�, diffuso in tutta Europa, stimol� l�ingegno dei proprietari di immobili. In Francia le finestre trompe-l�oeil, cio� dipinte sulle facciate, presero il posto di quelle vere, murate pur di non pagare. Ma le entrate pi� sostanziose, per i grandi Stati, restavano i dazi sui commerci. Nelle colonie inglesi del Nord America, l�imposizione del monopolio del t� britannico port� a una delle rivolte fiscali pi� famose: il Boston Tea Party del 1773. I coloni (travestiti da nativi americani) rovesciarono in mare centinaia di casse di t� britannico. Un atto dimostrativo che diede il via a una rivoluzione, al motto no taxation without representation: i coloni dei futuri Stati Uniti erano anche disposti a pagare i balzelli che pretendeva re Giorgio III, ma chiedevano una rappresentanza nel parlamento di Londra, che il sovrano negava. Di fatto, gli Stati Uniti pi� che dal desiderio di libert� nacquero dal desiderio di giustizia fiscale e dalla rivolta contro un fisco considerato insostenibile. Sar� forse per questo stretto legame tra le origini degli Stati Uniti e le questioni fiscali che gli americani sono ancora oggi cos� intransigenti con gli evasori. I segugi del fisco in pi� di un caso sono arrivati dove Fbi e sezioni omicidi hanno fallito. Il mafioso Al Capone negli anni Venti aveva accumulato cifre enormi con il racket del gioco d�azzardo e con il commercio illegale di alcolici durante il Proibizionismo. Mandante di sanguinosi regolamenti di conti, fu arrestato e condannato nel 1931 per evasione fiscale. Gli agenti del fisco ricostruirono la contabilit� in nero della sua organizzazione, la rete di prestanome e migliaia di micropagamenti in contanti e non tracciabili. Un trucco semplice, quest�ultimo, ancora popolare tra gli evasori di tutto il mondo. Che si tratti di grano, sale, schiavi o criptovalute, l�evasione accompagna da sempre la vita della comunit�. Cambiano i modi, non la sostanza. Parlare di tasse e di chi ha cercato e cerca di evitarle significa affrontare il cuore del rapporto tra i cittadini e potere. E questo, pi� che una questione di contabilit�, � una questione di civilt�. Una luce nel buio (di Claudia Giammatteo, �Focus Storia� n. 218/24) - Grasso, olio e gas da salotto. La vita prima dell�invenzione dell�elettricit� - Da millenni � una delle maggiori ossessioni umane: rischiarare la notte, prolungare la luce del giorno. Per vincere il buio l�Homo erectus, 1.500.000 anni fa, impar� a dominare il fuoco, stando alla leggenda, donato da Prometeo all'umanit� contro il volere degli d�i. Poi accese le prime torce, avvolgendo tessuti imbevuti di olio attorno a bastoni. Infine le lucerne, conchiglie o pietre cave colme di grasso, con stoppini vegetali, molto somiglianti, nelle forme, a quelle contemporanee. Il nostro intraprendente avo fu insomma davvero geniale nello scoprire come accendere e spegnere a comando un bel fal�. Tanto pi� che per le successive migliaia di anni il fuoco sarebbe rimasto la principale fonte di energia notturna. L�epopea dell�illuminazione artificiale fu molto pi� della ricerca del modo di vincere la paura del buio, dato che la ricerca di una luce da guidare a comando ha plasmato la civilt� umana. Per capirlo basta cercare la risposta a una semplice domanda: come � vissuto l�uomo prima che il �clic� di un interruttore bastasse ad avere luce a volont�? Le candele (dal latino candere, �splendere�), furono probabilmente inventate da contadini cinesi pi� di 4-mila anni fa per lavorare di notte. Quelle fiammelle in altri contesti furono considerate strumenti divini. A testimoniarlo sono i primi portacandele di pietra del XII secolo a.C. scoperti a Creta e Micene, e il pi� celebre candelabro Menorab (dalla radice di or, cio� �luce�) a sette braccia, eretto nel Tempio di Gerusalemme nel I secolo a.C., cos� descritto da Mos�: �Farai anche un candelabro d�oro puro [�] il suo fusto e i suoi bracci e saranno tutti di un pezzo� (Esodo 25, 31). �Comprate lampade e statuette�!, recitavano le insegne dei negozi a Cesarea di Mauritania. �Io, complice del tuo letto d�amore non parler�: fa pur tutto quello che vuoi�, ammiccava nel I secolo Marziale nell�epigramma Lucerna cubicularis. Le case ricche esibivano invece candelabri pensili (lychnuchi pensiles), �simili ad alberi carichi di mele� secondo Plinio. �Le lampade erano articoli di consumo accessibili a tutti i borsellini e anche il combustibile, l�olio di oliva, era a buon mercato�, spiega il filologo tedesco Karl-Wilhelm Weeber. Molto pi� insidiosa la situazione fuori casa. Tranne poche eccezioni, tra cui Pompei, �nelle citt� non esisteva illuminazione stradale. I romani benestanti si facevano precedere da uno schiavo apposito, il lanternarius, che li aspettava fuori dei banchetti�. Avventurarsi al buio poteva voler dire anche essere colpiti da orinali rovesciati dalle finestre. Secondo Giovenale era da pazzi uscire di notte senza fare testamento: �In ogni finestra aperta, dove di notte si spiano i tuoi passi, sta in agguato la morte� (Satire, 3, 262). Quanto ai �secoli bui� lo furono letteralmente. Per tutto il Medioevo la vita segu� il ciclo del sole: sveglia all�alba e a letto al tramonto. �Il movimento dei batacchi delle campane e quello del sole annunciavano l�inizio e la fine delle giornate�, sottolinea la storica Beatrice Del Bo nel libro L�et� del lume. Una storia della luce nel Medioevo (Il Mulino). A parte tremolanti fiammelle votive sui tabernacoli, la notte regnava il buio pesto. Molti statuti imposero il coprifuoco. �La sera venivano chiusi i cancelli dei quartieri malfamati. L'ordine restrittivo non si limitava a vietare di entrare e uscire dalle citt�, ma imponeva di restare a casa di notte. A meno di non appartenere alle categorie autorizzate, come ufficiali pubblici, medici e ostetriche, preti, chi cercava aiuto per il cavallo azzoppato�. Uscire �senza lume apparente� attirava sospetti di delinquenza. A casa invece, gli uomini giocavano d�azzardo, sperando di vincere, cos� che �il gioco valesse la candela�. Quest'ultima, bruciando mediamente per 3 o 4 ore, poteva servire a misurare il tempo. Ma guai a distrarsi. Per un moccolo lasciato acceso, una notte dell�agosto 1495 prese fuoco la bottega di spezie in campo San Bartolomeo a Venezia, facendo 6mila ducati di danni. In quello stesso periodo, aggiunge Del Bo, avvenne una capriola semantica. �Tra il XII e il XIV secolo le fiamme divennero uno strumento politico per comunicare successi militari e vittorie. Non a caso i vestiti dei principi, le stoviglie e gli ornamenti erano decorati in oro per amplificarne la luminosit�. Luminarie, spettacoli pirotecnici (i francesi �feux de joie�) spopolavano a corte. Persino l�illuminazione funebre rispecchiava lo status del defunto. �Un correttore pontificio (altissimo funzionario della cancelleria del papa, ndr) aveva diritto a 80-100 torce sulla navata centrale, un cardinale a candele accese per tutta la novena per un totale intorno ai 3-mila chili di cera�. Il valore del morto si pesava davvero sulla bilancia. Fino al tardo Seicento, nei quartieri bui delle capitali regnavano indisturbati vandali, ladri e assassini. �La mia pi� grande paura � esser colpito in testa per cinque o dieci sterline�, confess� il filosofo inglese Thomas Hobbes. Fu quindi soprattutto per prevenire i crimini notturni che le citt� iniziarono ad accendersi di notte. La pioniera fu Parigi, che nel 1667 dissemin� nei boulevard 1000 lanterne a olio, sospese a un filo attraverso la strada o a un braccio fissato al muro. La prima citt� italiana a seguirne l�esempio fu Torino. Nel 1675 il vicario della citt� comunic� l�intenzione di madama reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours di �tenere lanterne sopra li cantoni [�] ad effetto che si potesse camminare per la citt�. Seguirono Venezia e Firenze. Il 21 aprile 1784 l�imperatore d�Austria Giuseppe II decret� che le strade di Milano venissero illuminate da 490 lampioni ad olio, affidati a 59 accenditori, finanziati con i proventi del lotto e delle imposte sui fabbricati. I risultati furono stupefacenti: i delitti calarono. �Sbuzzare� (cio� �sbudellare col coltello�) i passanti divenne pi� difficile, come sbattere negli spigoli o cadere ubriachi nei Navigli. Dalla met� del XVIII secolo le lampade a olio � di origine vegetale in Italia e Francia, estratto dal grasso dei capodogli nei Paesi del Nord Europa � divennero �luci da salotto� serali per eccellenza. Sedute attorno al tavolo, le donne ricamavano, gli uomini colti leggevano o scrivevano. Il desiderio di maggiore luminosit� fu soddisfatto, nel 1783, dalla lampada Argand, inventata dall�omonimo fisico ginevrino, dotata di serbatoio di metallo e cilindro di vetro, elogiata dal chimico francese Pierre-Joseph Macquer: �La sua luce [...] supera tutte le lampade inventate sino a oggi, non produce alcun fumo. Non ho, inoltre, sentito il bench� minimo odore�. C'era, per�, un rovescio della medaglia. �La guerra d�indipendenza americana e quella contro Napoleone avevano reso difficoltoso l�approvvigionamento dell�olio di balena e del sego, con forte aumento del costo dell�illuminazione. A peggiorare le cose, poi, era la facilit� con cui si sviluppavano incendi nei cotonifici a causa delle candele e delle lampade ad olio accese per protrarre il lavoro dopo il tramonto�, commenta l�esperto di energia Federico Maria Butera nel libro Dalla caverna alla casa ecologica. Storia del comfort e dell�energia (Edizioni Ambiente). Nemmeno il tentativo di sostituire gli oli con il kerosene, distillato dal petrolio, diede il risultato sperato. Incoraggiato dalla necessit� di combustibili alternativi inizi� a diffondersi l�uso del gas illuminante ottenuto dalla distillazione secca del carbone. Sperimentato nel 1792 dall�ingegnere scozzese William Murdoch, sembr� miracoloso: una lampada a gas emetteva 12 volte pi� luce di una candela o di una lampada a olio, ed era il 75% pi� economica. I pi� interessati furono gli industriali. �L'illuminazione a gas, grazie al suo basso costo, permetteva di estendere l�orario di lavoro a 12 ore al giorno. Qualcuno addirittura sostenne che far lavorare i bambini con la luce a gas era salutare come lavorare al sole�, aggiunge Butera. Le reazioni alla novit� furono entusiaste. Nel 1801 Parigi tenne a battesimo l�illuminazione e il riscaldamento a gas all'Hotel Seignelay. Segu� subito Londra. Poi New York (1823), Berlino (1827), Vienna (1833), San Pietroburgo (1835). Le rassicuranti vetrine e i teatri luminosi sconfiggevano l�atavica paura del buio. �Il gas�, scrisse Jane Austen nel romanzo postumo Sanditon (1817), �si � dimostrato pi� utile alla causa della prevenzione del crimine [...] dai tempi di Alfredo il Grande�. L'epidemia di lampioni a gas contagi� l�Italia. Nel 1823 a Torino le cronache scrissero che venne illuminato �con un lustro [lampadario] a cinque fiamme� il caff� Gianotti. Tra il 1830 e il 1840 fu la volta di Venezia, Milano e Bologna. Spuntarono come funghi lampionai in blusa turchina e berretto municipale in testa, incaricati di accendere e spegnere le luci. Mentre la vita notturna fioriva, quella diurna languiva. �La vita della casalinga alla fine dell�Ottocento era molto dura. Poco o nulla era cambiato rispetto al Medioevo. La semplice preparazione di un pasto era un'attivit� lunga e faticosa, ma le pulizie non lo erano meno. Le lampade a gas e a kerosene lasciavano maleodoranti depositi neri sulle tende e sui mobili. I ferri da stiro erano scatole arroventate al fuoco della cucina. Stirare era un lavoro da fabbri�, spiega Butera. Quando l�elettricit� usc� dalla fase sperimentale, culminata con la messa in commercio della prima lampadina a incandescenza, brevettata nel 1879 dall�inventore statunitense Thomas Alva Edison, cambi� tutto. Il primo impianto di illuminazione a incandescenza fu installato a New York nel 1882. L'anno dopo la prima centrale elettrica in via Santa Radegonda, a Milano, illumin� il Teatro alla Scala la notte di Santo Stefano del 1883. La luce elettrica, istantanea e irresistibile, rischiar� strade, palazzi, ricche case borghesi, tram notturni. Il mondo fu percorso da un�utopia febbrile: elettrificare le case e trasformare la notte in giorno. Per celebrare la nuova fiamma del progresso, all'Esposizione Universale del 1900 la citt� di Parigi, acclamata ville lumi�re, eresse il Palazzo dell�elettricit�. L'edificio, ricoperto da migliaia di lampadine, proiettava nel cielo notturno fantasmagorici giochi di luce. �I nostri occhi vedono ci� che il pensiero aveva intuito, ci� che la tecnica aveva sperato�, scrisse la Guida ufficiale dell�esposizione. Fiat lux! E luce elettrica fu. Sotto mentite spoglie (di Massimo Manzo, �Focus Storia� n. 226/25) - Diceva di essere il conte di Cagliostro: in realt� era solo un abile truffatore, considerato un pericolo pubblico dalle autorit� - �Il medesimo Santissimo Signore Nostro [...] dichiar� essere incorso il palermitano Giuseppe Balsamo in tutte le pene promulgate contro gli eretici formali, dogmatisti, eresiarchi, maestri e seguaci della magia superstiziosa [...}. A titolo per� di grazia speciale, commut� la pena della consegna al braccio secolare nel carcere perpetuo nella fortezza di San Leo, dove dovr� essere strettamente custodito�. Era la primavera del 1791 quando il tribunale dell�Inquisizione pronunciava questa durissima condanna all�ergastolo contro Giuseppe Balsamo, conosciuto in tutta Europa con un nome di fantasia: Alessandro, conte di Cagliostro, o pi� semplicemente, Cagliostro. Un�identit� inventata, con cui aveva attraversato il continente da Londra a Varsavia, passando per Parigi, Vienna, Napoli e Madrid, lasciando dietro di s� una lunga scia di truffe e scandali prima di finire nella morsa del Sant'Uffizio. Vista la quantit� di dicerie sul suo conto (alimentate da lui per primo), ricostruire con precisione la sua vita � un�impresa. Sappiamo che, quasi certamente, nacque a Palermo nel 1743, e che era figlio di un tale Pietro Balsamo, di professione commerciante. Perso il padre in tenera et�, fin� in orfanotrofio, dando del filo da torcere ai suoi precettori. Dopo una prima fuga da Palermo, a 13 anni fu mandato nel convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone. Abile nella falsificazione delle firme, inizi� a contraffare testamenti e documenti e la truffa divenne la sua principale attivit� fin da giovane. Quando iniziarono a circolare i primi sospetti sul suo conto fu costretto a lasciare Palermo e a rifugiarsi nella Sicilia Orientale, dove alla falsificazione aggiunse l�esoterismo. A Messina, secondo alcuni racconti, incontr� infatti un misterioso alchimista di nome Althotas, che gli insegn� i rudimenti dell�alchimia e l�arte della contraffazione dei tessuti preziosi. I due si imbarcarono poi per l'Oriente, toccando l�Egitto e Rodi, e sbarcarono a Malta dopo una tempesta. Qui, secondo alcune fonti, ebbe accesso al laboratorio alchemico di Pinto de Fonseca, gran maestro dell�Ordine dei Cavalieri di Malta. La vera svolta, per�, giunse nel 1763 quando, ventenne, si trasfer� a Roma. Fu nella Citt� eterna che inizi� a mettere a segno le sue prime frodi, vendendo stampe antiche contraffatte nei salotti bene, che frequentava con diverse identit�. In quegli anni conobbe Lorenza Serafina Feliciani, una giovane analfabeta, che spos� nel 1768 e che divenne sua complice. Finiti sotto osservazione da parte delle autorit�, i coniugi si rifugiarono prima a Bergamo (allora parte della Repubblica di Venezia, quindi all�estero), poi in Francia, successivamente in Spagna, in Portogallo e in Inghilterra. Ovunque l�impostore, che aveva affinato le sue doti di ammaliatore, comp� truffe e imbrogli, e strinse importanti amicizie aristocratiche grazie all'attivit� di cortigiana della moglie. A Londra convinse alcuni ingenui di poter predire i numeri vincenti del lotto grazie a formule cabalistiche. Smascherato nel 1777, fu processato, ma la fece franca dichiarandosi vittima di un complotto. Dopo qualche tempo il conte di Cagliostro divenne famoso in Europa. Se ne parlava ovunque - dai salotti alle taverne - come di un uomo dalle doti eccezionali, a met� tra un imbroglione e un santone. Giacomo Casanova, che lo conobbe, lo defin� �un genio fannullone che preferisce una vita di vagabondo a un'esistenza laboriosa�. Con al fianco Lorenza, abile medium e collaboratrice insostituibile, Balsamo metteva in scena miracoli, prometteva elisir di giovinezza e formule alchemiche per trasformare il piombo in oro. Sostenne persino di aver fondato una loggia massonica di rito egizio, che guid� con il titolo di Gran Cofto. A Parigi, la fama del conte di Cagliostro raggiunse l�apice (e il declino) nel 1785, quando fu coinvolto nello scandalo della collana, celebre truffa orchestrata dalla contessa de La Motte. Quest'ultima convinse il cardinale de Rohan ad acquistare, in nome della regina Maria Antonietta, una preziosissima collana, senza che la sovrana ne fosse al corrente. Sebbene Cagliostro non fosse l'ideatore del raggiro, fu arrestato e rinchiuso alla Bastiglia per via dei suoi legami con il cardinale. Fu assolto, ma il clamore della vicenda contribu� ad alimentare i sospetti su di lui e il discredito attorno alla corte di Luigi XVI. Dopo tre anni di viaggi in Europa, nel maggio del 1789 Cagliostro torn� a Roma, deciso a riprendere le sue attivit� esoteriche. Ma il clima era cambiato: le logge massoniche, gi� bandite dallo Stato pontificio, erano ormai sparite, mentre il Sant'Uffizio, con Pio VI al comando, intensific� la repressione. Una figura ambigua come la sua attir� subito l�attenzione, e le spie papali cominciarono a seguirne le mosse. Poi accadde l�inaspettato: la sua complice, Lorenza, lo denunci�, forse stanca delle umiliazioni e dello sfruttamento imposto dal suo spregiudicato compagno. La donna collabor� con l�Inquisizione, raccontando tutto: riti esoterici, pratiche sospette, inganni, raggiri. La sfilza di accuse - dalla massoneria all�eresia, dalla bestemmia alla sedizione - offr� agli inquisitori il pretesto per trasformare Cagliostro da imbroglione a minaccia per l'ordine pubblico. Nel dicembre 1789 fu arrestato e imprigionato a Castel Sant'Angelo. Per l'Europa quello era un periodo di grande fermento. A luglio in Francia era scoppiata la rivoluzione. L'evento aveva scosso la Chiesa e per Pio VI e i cattolici Cagliostro, con la sua Loggia di rito egizio, era il nemico perfetto. E, proprio come avviene talvolta oggi con i processi mediatici, contro Cagliostro fu montata una campagna diffamatoria senza precedenti: i giornali filopapali dipinsero l'imputato come l'ideatore di una �congiura planetaria�, tale da corrompere l�Europa intera. L'ex impostore fu fatto passare per il simbolo di tutti i mali: �un ateista, una bestia, vituperoso, ed assai cattivo, tenuto da molti in concetto d�impostore, e di birbone, [...] e furioso, ciarlatano, briccone, eretico�. Balsamo tent� di scagionarsi sfoggiando la proverbiale oratoria, ma la sua scarsa conoscenza in materia di teologia non fece che peggiorare la situazione. �Io non intendo pi� me stesso; non so pi� che cosa dire; compiango il mio stato infelice; mi riduco solamente a domandare soccorso per l�anima�, afferm� di fronte agli implacabili giudici. Il 7 aprile 1791 fu emessa la sentenza: inizialmente condannato a morte per eresia e affiliazione massonica, Cagliostro ottenne la commutazione della pena nel carcere a vita. Fu rinchiuso nella fortezza di San Leo, nell�entroterra riminese: un luogo inaccessibile, utilizzato per detenuti considerati particolarmente pericolosi o scomodi. Sottoposto a un regime carcerario spietato, incatenato e sorvegliato a vista giorno e notte, Balsamo cominci� ben presto a mostrare segni di cedimento fisico e psichico. Tent� una tardiva conversione, infliggendosi punizioni, usando il cilicio e rifiutando il cibo. Mentre il suo corpo si consumava, per�, la sua leggenda in Europa cresceva. Mor� nell�agosto del 1795, a 52 anni, per un colpo apoplettico - forse dovuto alle dure condizioni di detenzione - e il suo cadavere fu seppellito in fretta, senza bara, in un luogo segreto. Nei caff� parigini si mormorava che fosse riuscito a fuggire. Negli anni seguenti, la sua figura controversa ispir� romanzieri come Alexandre Dumas e drammaturghi come Johann Wolfgang Goethe. Maestro nell�arte dell�inganno, Cagliostro aveva compiuto la sua alchimia definitiva: tramutare la propria caduta in una leggenda eterna. Perch� gli strozzapreti si chiamano cos�? (Sapere.virgilio.it) - Questo delizioso formato di pasta tipico della Romagna e dell�Italia Centrale ha un nome davvero particolare. Si mangia col sugo e in pochi gli sanno resistere. E scommettiamo che, sempre in pochi, conoscono l�origine di questo nome cos� peculiare. Ecco qualche dritta! - Gli strozzapreti sono molto popolari e vengono citati a pi� riprese dalla letteratura romanesca. Questo goloso formato di pasta nascerebbe dunque come pasta da cuocere rigorosamente nei giorni di festa, ad uso e consumo �esclusivo� della borghesia. Essendo un �tipo di maccherone� molto grande e bello pesante, specialmente quando inzuppato di sugo, era considerato un manicaretto un po� difficile da mangiare. S�, un po� difficile da inghiottire anche per i preti, che notoriamente sono considerati dei gran ghiottoni dalla cultura popolare. Una delle leggende create dunque per motivare l�origine del nome si rif� alla tradizione secondo cui le donne romagnole preparavano questo tipo di pasta per offrirla al prete del paese, mentre i mariti, costretti a consumare la solita minestra, gli auguravano di strozzarsi. Un�interpretazione pi� linguistica suggerisce che l�etimologia del nome possa essere ricondotta alla loro consistenza, tale da minare anche la fame vorace del prete, notoriamente abile mangiatore, sino a strozzarlo. Un�altra diceria lega il nome della pasta al movimento secco e deciso con cui la casalinga romagnola strozzava i listelli di sfoglia per ottenere il tipico formato. Pi� macabra � la leggenda che paragona la pasta ai lacci per scarpe usati ai tempi dello stato pontificio in epoca anticlericale per strangolare i preti. Non finisce qui: c�� anche un�altra tradizione, molto diffusa in Romagna, che afferma che gli strozzapreti vengono preparati quando la massaia rimane senza uova perch� il prete le ha rubate tutte quante. La cuoca dunque, mentre preparava la pasta senza uova, imprecava ai danni del prete augurandogli di strozzarsi con il bottino del suo furtarello. Gli strozzapreti sono molto diffusi nei posti che vi abbiamo menzionato, ma tante altre regioni italiane ne hanno una versione che tende ad avere una forma diversa. Pensiamo agli �strangolapreti� trentini, gli �sturzapreti� corsi, ma anche quelli pugliesi e calabresi che per� sono gnocchi. In Umbria li chiamano �strangozzi�, mentre in Lazio sono simili agli spaghettoni. E come si mangiano? Gli strozzapreti, non prevedendo le uova, sono difficili da preparare, ma molto gustosi. Secondo quanto riportato nelle opere di Giuseppe Gioacchino Belli, il quale in una delle sue opere tesse le lodi di un prete che divora la pasta �de strozzapreti cotti cor zughillo�, descritti come cannelletti di pasta lunghi un pollice. Il prete mangia a sbafo da una famiglia contadina che lo ha invitato: la pasta � condita con formaggio grattugiato, pepe e burro, arricchita poi con il �zughillo�, un sugo napoletano a base di carne stufata dove venivano ripassati dopo essere stati lessati nell�acqua. Al giorno d�oggi questa pasta si mangia condita con di tutto un po�, ovviamente in preparazioni differenti: dal pesce fino ai crostacei, passando per le verdure, il pesto o la salsiccia. Laghi e monti della Carnia (Italia.it) - In Friuli, svago e camminate fra laghi e specchi d�acqua in alta quota - Situata all'angolo nord-orientale della Penisola, la regione del Friuli ha un�identit� forte. Sono in molti a pensare che il friulano sia una lingua a s� quasi alla pari con l�italiano, e che nominare la �Patria del Friuli� non significhi soltanto ricordare uno stato medievale e rinascimentale fondato sui Patriarchi di Aquileia. Eppure anche una regione cos� culturalmente solida ha proprie zone interne ben individuate. Cos� nelle Alpi friulane sotto la vetta del Coglians (che arriva a 2780 metri sopra il livello del mare) si trova la Carnia, terra di monti, valli, foreste, flora coloratissima e � naturalmente � laghi alpini. Guidando, ma molto meglio se camminando, si scoprono tanto il lato paesaggistico quanto quello lacustre della regione. Tranquilli, comunque: non sono sempre necessarie tappe forzate con gli scarponi ai piedi. Godiamoci, quindi, un itinerario alla scoperta di luoghi incantevoli. Tolmezzo - Si trova nel punto dove il corso del Tagliamento riceve quello dell�affluente But, ed � un abitato storico di rilievo perch� qui si incrociano le strade di comunicazione con il Cadore veneto, l�Austria e la pianura verso il mare. La citt� ha probabili origini romane, e gi� nel �300 aveva ottenuto dal Patriarcato di Aquileia privilegi che la riconoscevano come centro principale della Carnia. � italiana dal 1866. In precedenza apparteneva all�Impero Austro-Ungarico. Premiata come citt� alpina dell'anno 2017, Tolmezzo � turisticamente importante soprattutto in quanto centro di servizi, dove trovare tutto quanto pu� essere utile a partire dalle informazioni fino ad alberghi, negozi o assistenza. Ma vale anche qualche ora di esplorazione � perlomeno � per il Borg�t (il centro storico) che conserva tracce di un impianto urbano medievale, il Duomo di S. Martino con le sue opere d�arte, la passeggiata dalla chiesa di S. Caterina fino al colle con la torre Picotta, che ricorda la Tolmezzo fortificata, e il Museo carnico delle Arti popolari �Michele Gortani�, dove prendere confidenza con l�identit� della Carnia. Naturalmente, sono poi possibili altre passeggiate e biciclettate nei dintorni, verso monti, rifugi o pievi e lungo le tante vie ciclabili fino alla famosa ciclovia dell�Alpe Adria Radweg. Ai decenni finali della lunga appartenenza di Tolmezzo alla Repubblica di Venezia (dal 1420 al 1797) risale l�importante storia proto-industriale della tessitura di tele, damaschi, rasi e taffet� impiantata da Jacopo Linussio (1691-1747), nativo della vicina Paularo, che arriv� a impiegare quattromilacinquecento filatrici e a esportare stabilmente oltreoceano. La produzione domestica da parte delle famiglie friulane su incarico dell�impresa di Linussio potrebbe essere definita oggi come un esempio pionieristico di smart working. Lago di Verzegnis - A sud di Tolmezzo si raggiungono in pochi chilometri i villaggi e i borghi del comune di Verzegnis, su un altopiano ricco di frutteti, faggi e castagni. Il lago che porta lo stesso nome � uno spettacolare bacino artificiale che, se da un lato alimenta la centrale idroelettrica di Cavazzo, dall�altro crea un vasto e tranquillo ambiente naturale da vivere a piedi o in mountain bike. Il lago non � balneabile ma si pu� comunque apprezzare a tutto tondo con passeggiate lungo le sponde in direzione della grande diga o grazie a momenti di relax con la canna da pesca. A monte del lago, il passo di Sella Chianzutan offre panorami in quota e permette di visitare cave di marmo rosso per cui � stato realizzato un notevole progetto di archeologia industriale. Si sono recuperate e valorizzate la cava Lavoreit Ros e la Via Storica del Marmo di Verzegnis. Gli scavi archeologici condotti intorno alla torre medievale del colle Mazeit, in frazione Villa di Verzegnis, hanno permesso il ritrovamento di oggetti e resti di costruzioni che retrodatano l�insediamento fino all�undicesimo secolo avanti Cristo, e ne testimoniano l�importanza gi� in epoca celtica e romana. Un dettaglio finale. � originaria di Verzegnis una famiglia a cui la storia della civilt� digitale italiana deve moltissimo. Nel capoluogo comunale Chiaulis si trova infatti la casa natale di Enore Deotto (1923-2008), dirigente della Olivetti di Ivrea e poi presidente delle grandi fiere aperte al pubblico che, fra gli anni �60 e �80 del �900, hanno introdotto in Italia l�uso del computer. Lago di Sauris - Un�occhiata alla mappa delle minoranze linguistiche in Carnia porterebbe subito a individuare Sauris, che si trova una trentina di chilometri a nord-ovest di Tolmezzo lungo la statale 52 e la provinciale 73, come isola germanofona. Il borgo fu fondato verso la met� del �200 da alcuni boscaioli arrivati probabilmente dalle valli al confine con il Tirolo e la Carinzia austriaci. Non erano luoghi dove fosse comodo spostarsi e la comunit�, isolata per secoli, ha mantenuto praticamente intatti dialetto, feste, usi e costumi originari. Risalendo da Ampezzo la stretta valle del torrente Lumiei, si rimane senza fiato di fronte a uno specchio di azzurro improvviso. Una diga alta 136 metri inaugurata nel 1948 � all�epoca la pi� alta in Italia � forma il bacino di Sauris, idroelettrico anche se di aspetto naturalissimo. Con la costruzione della diga si form� un bacino artificiale, l'attuale lago, con una portata d�acqua di oltre 70 milioni di metri cubi. Se si resta a bocca aperta non per l�acqua ma per i resti dell�antico borgo de La Maina gi� in basso, � perch� si � arrivati durante una delle rare occasioni in cui il lago lo si svuota per manutenzione. � perfino inutile sottolineare come qui le attivit� a contatto con la natura trovino ambiente perfetto: passeggiate, canoa, windsurf, pesca sportiva e, per un�aggiunta appena un po� meno naturale, vertiginose discese di oltre un chilometro sopra le acque appesi a una Zip-Line. Laghi d�Olbe - Ha inizio da qui, nel territorio comunale di Sappada, la serie dei laghi carnici di formazione naturale da raggiungere in quota, proprio dal centro di Sappada grazie al facile sentiero 135 che presenta comunque un dislivello complessivo di circa 1000 metri. I tre specchi d�acqua d�Olbe sono piccoli bacini di origine glaciale, su un altopiano dove il silenzio delle Alpi circonda rocce, prati e acqua. L�ambiente � tipicamente incontaminato, eppure non del tutto alieno alla modernit� perch� piuttosto vicino alla stazione a monte della seggiovia Sappada 2000. Non occorre, insomma, essere rocciatori esperti per poter dire �siamo arrivati�! Il sentiero che dal rifugio raggiunge la zona dei laghi - che nel tedesco antico di Sappada si chiamano Olbe Seaber - mette in confidenza con l�antichissima civilt� dell�alpeggio. Vicino al lago orientale, il maggiore dei tre, � frequente l�incontro con mucche al pascolo, placidamente segnalate dal suono regolare dei loro campanacci al collo. Lago di Bordaglia - Se parlare di confini amministrativi avesse davvero un senso in alta quota, ci si potrebbe accorgere che l'Oasi faunistica di Bordaglia-Fle�ns � la pi� vasta non soltanto in Carnia ma in tutto il Friuli � si trova nel territorio di Forni Avoltri, il pi� a nord tra i comuni friulani, un quarto d�ora di guida a oriente di Sappada passando per Cima Sappada lungo la strada regionale 355. Il lago, che come quelli d�Olbe ha origine glaciale, � meta irrinunciabile per chi ama la natura e la montagna, stagliato in un fantastico contesto alpino tra le dorsali grigie dei monti di Volaia e quelle verdi delle cime di Fle�ns. Anche qui si pu� salire solamente con gli scarponi ai piedi, scoprendo lungo il cammino la forra del rio Bordaglia, con le sue cascate e i suoi pozzi, la pace che circonda la malga di Bordaglia di Sotto, e infine i larici attorno al lago. Non � certo, ma si potrebbe anche scorgere da lontano qualcuno dei cervi o dei camosci che sono stanziali in zona. Per i pi� instancabili non � lontanissimo il Lago Pera - che a Forni chiamano L�c di Pera, e che di una pera ha la forma - prossimo al confine con l�Austria. Si pu� anche raggiungere l�altitudine di 1.951 metri del Lago Volaia, sulle cui sponde alcuni rifugi, situati in territorio austriaco, offrono la possibilit� di gustare i piatti tipici della cucina di montagna e di godersi l�alba in questo ambiente maestoso e pulito. Lago Avostanis - A quota 1936, circa quattrocento metri pi� in alto del Rifugio Casera Pramosio da cui di solito si sale, il Lago Avostanis � un piccolo suggestivo esempio di invaso montano creato dal modellamento glaciale. Tanto il rifugio quanto il lago, che si trova nel gruppo montuoso della Creta di Timau, sono vicini a Paluzza, luogo di villeggiatura lungo la valle del But, a est di Forni Avoltri e a nord di Tolmezzo. Lo specchio d�acqua � compreso in un circo glaciale prodotto da erosione differenziale delle rocce, ed � alimentato tanto dallo scioglimento delle nevi in primavera quanto da una faglia. Estensione e profondit� variano in funzione delle stagioni e di quanta neve si sia prima accumulata. D�inverno, comunque, Avostanis � sempre ghiacciato. Il paio d�ore di salita a piedi fa apprezzare tanto l�ambiente naturale quanto l�attivit� umana. Si incontrano alpeggi con presenze di agriturismo, alcune cave � una delle quali ancora in attivit� � di marmo grigio carnico, un rarissimo caso di galleria mineraria per l�antica estrazione d�argento ben conservata (anche se non visitabile), e resti bellici della Grande Guerra. Inoltre lungo il sentiero che porta prima al lago e poi alla cima ci sono diverse testimonianze del passato tra cui la lapide di Maria Plozner, una portatrice carnica che, durante la prima guerra mondiale, nel 1916, fu colpita a morte da un cecchino austriaco mentre portava rifornimenti ai soldati italiani sul fronte. Lago Dimon - Gi� in s� decisamente suggestivo, il lago offre anche il pregio geologico di poter riconoscere l�effetto locale dell�erosione glaciale w�rmiana - dato che quindicimila anni orsono l�area del monte Dimon e del vicino monte Paularo era ancora coperta da una calotta di ghiacci - e soprattutto la risposta del territorio alla fase del ritiro glaciale e al nuovo condizionamento climatico. Come per il Lago Avostanis, anche per il Dimon la localit� di riferimento pi� comoda � Paluzza, lungo la statale 52 bis verso il Passo di Monte Croce Carnico. Il centro pi� vicino � per� quello di Ligosullo, poco pi� a oriente, dove si trova anche Castel Valdaier che alla camminata fa da punto di partenza. Si sale da quota 1340 fino a oltre duemila metri attraversando ambienti molto panoramici, malghe non pi� in esercizio ma che possono comunque offrire ricovero e ammirando gli strani colori di rocce vulcaniche decisamente non comuni in regione, e fiori altrettanto rari come la pulsatilla alpina. Non � una gita breve, perch� per la salita � necessario prevedere almeno tre ore, e sapere in anticipo che si tratta di un percorso escursionistico. Pu� fungere da punto di appoggio, a breve distanza dal punto di partenza, la Casera Valdaier con i suoi prodotti aziendali. La giovane rapper che piace alla vecchia scuola del rap italiano (Ilpost.it) - Ele A ha 23 anni, � cresciuta in un comune svizzero di 300 abitanti e tra i suoi fan pi� accaniti ci sono Neffa e Gu� - Agli inizi del 2022 Eleonora Antognini cominci� a pubblicare sul suo profilo Instagram i video di alcuni freestyle, come vengono chiamate in gergo le improvvisazioni dei rapper. Li registrava nella casa dei suoi genitori ad Aranno, un comune della Svizzera italiana di poco pi� di 300 abitanti e con un�et� media piuttosto alta: 45,3 anni. Non proprio il contesto urbano e demografico ideale per una rapper alle prime armi, insomma. Ai tempi Antognini aveva vent�anni, e si era gi� data un nome d�arte: Ele A, l�abbreviazione del suo nome e del suo cognome. Uno di quei video, intitolato �Coronavirus Freestyle�, fu notato dal manager musicale Andrea Favrin, che rimase colpito dal suo talento e si offr� di farla suonare al Mi Ami Festival di Milano. Il suo repertorio era decisamente scarno, �di massimo 10 minuti�, come ha detto lei stessa in una recente intervista. Tre anni dopo Ele A � diventata una delle rapper pi� promettenti dell�hip hop italiano, un contesto in cui notoriamente le donne faticano a farsi notare. Oggi ha pi� di 850 mila ascoltatori mensili su Spotify (una cifra pi� che ragguardevole per il mercato discografico italiano), ha pubblicato singoli ed EP di ottimo successo e ha collaborato con alcuni tra i nomi pi� noti dell�hip hop italiano. Pixel, il suo primo album in studio, � uscito il 10 ottobre, ed � stato accolto molto positivamente dalle riviste che si occupano di hip hop. Nel caso di Ele A, una delle caratteristiche che hanno colpito di pi� � il rispetto che � riuscita a guadagnarsi da parte di rapper pi� anziani e affermati. In �Con le mie G�, la quarta canzone di Pixel, collabora con Gu� (Cosimo Fini, inizialmente conosciuto come Gu� Pequeno), uno dei fondatori del trio rap milanese Club Dogo, tra i pi� influenti degli anni Duemila. Avevano gi� collaborato insieme a inizio anno in �Gazelle�, tratta dall�ultimo album di Gu�, e nel 2023 in �El Cl�sico�, insieme al produttore Dj Shocca. Tra i produttori di Pixel c�� anche Night Skinny, uno dei beatmaker (chi realizza le basi) pi� stimati del rap italiano, noto per le sue collaborazioni con Marracash, Noyz Narcos e con lo stesso Gu�. Prima dell�uscita di Pixel Ele A aveva partecipato all�ultimo album di Neffa, uno degli interpreti pi� importanti per lo sviluppo di questo genere in Italia, tornato di recente a dedicarsi al rap dopo molti anni, nella canzone �Tuttelestelle�. In un�intervista a Billboard, lo stesso Neffa ha raccontato che il rapporto di amicizia che ha sviluppato con Ele A ha avuto �un ruolo molto importante� nel suo riavvicinamento al rap. Secondo il giornalista musicale Damir Ivic, uno dei motivi per cui Ele A sta ricevendo questo tipo di considerazione � la sua scrittura, che �� decisamente pi� posata e riflessiva� rispetto a quella della maggior parte dei rapper di nuova generazione, che spesso tendono a esprimersi attraverso slogan, frasi fatte e clich� ricorrenti. Ele A invece �si rif� a un immaginario tutto suo�, che risente moltissimo dei suoi interessi e del contesto in cui � cresciuta. Nei suoi testi ci sono spesso riferimenti alla placidit� dei paesaggi ticinesi e alle sue origini svizzere, ma anche citazioni ad alcune passioni molto specifiche. I suoi testi parlano anche di tante altre cose, dai soldi (�mi stanno un po� sul cazzo, cio�, mi d� fastidio il concetto. Per� ovviamente, come tutti, li voglio�, ha detto) al ruolo sottostimato delle donne nella scena rap, fino al senso di immobilit� e monotonia tipico della vita di provincia. Nonostante queste influenze eterogenee e, per gli standard del rap italiano pi� in voga negli ultimi anni, anche piuttosto raffinate, le canzoni di Ele A funzionano bene anche dal punto di vista commerciale. �� una creatrice di tormentoni molto efficace, sa come farti restare un ritornello in testa senza sembrare ridicola�, dice Ivic. Un altro elemento che contraddistingue la musica di Ele A sono le scelte musicali e il gusto peculiare di Disse, il produttore che ha lavorato alla maggior parte delle sue canzoni, e che ha contribuito a definire il suo suono. Le basi che realizza si rifanno in gran parte ai sottogeneri della musica elettronica che dominarono negli anni Novanta, dalla drum and bass al trip hop, e si distinguono per l�uso raffinato dei campionamenti, spesso provenienti dal jazz, dal soul e dal rap italiano degli anni Novanta e Duemila. In una recente intervista a Rolling Stone, Ele A ha raccontato di essersi appassionata al rap alle elementari, grazie agli interessi precoci di un suo compagno di classe appassionato della musica di Fabri Fibra. �Era tipo il bambino pi� figo della scuola. Si vestiva mega largo, faceva breakdance, tutte �ste robe�, ha detto. Gi� prima di avvicinarsi al rap, Ele A aveva sviluppato una certa sensibilit� per la musica e le melodie grazie al violoncello, uno strumento che studia da quando era bambina. All�inizio trovare gli stimoli necessari per coltivare questa passione fu molto difficile, dato che viveva �in un paese di 300 persone di cui 210 erano anziani�. Non aveva nessuno con cui esercitarsi, e cos� le capitava spesso di rappare davanti a una compagna di classe che apprezzava le sue doti nel freestyle. Ele A ha aggiunto che il suo obiettivo principale � conquistare una certa credibilit� in un periodo di tempo molto breve, perch� �quando si arriva a 30 anni se non hai raggiunto un certo successo � difficile andare avanti. Chi si ascolterebbe una tipa svizzera che rappa a 45 anni? Capito? Ho quel tipo di pressione�.