Gennaio 2026 n. 1 Anno XI Parliamo di... Periodico mensile di approfondimento culturale Direzione redazione amministrazione e stampa Biblioteca Italiana per i Ciechi �Regina Margherita� Onlus via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Casella postale 285 tel. 039/28.32.71 fax 039/83.32.64 e-mail: bic@bibciechi.it web: www.bibliotecaciechi.it Registraz. n. 19 del 14-10-2015 Dir. resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Pietro Piscitelli Massimiliano Cattani Luigia Ricciardone Copia in omaggio Rivista realizzata anche grazie al contributo annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cultura. Indice Lord Byron: eccessi ad arte Marni Nixon: la voce fantasma che Hollywood non ha mai citato Lord Byron: eccessi ad arte (di Oliviero Grimaldi, �Focus Storia� n. 223/25) - � stato uno dei pi� grandi poeti inglesi. Autore di opere famose almeno quanto le sue (scandalose) avventure. - Londra, 12 luglio 1824: la lunga processione scivola fra le strade della citt� diretta a Hucknall, nella Contea di Nottingham. In testa al corteo, un carro funebre. Seguono quarantasette carrozze, tantissime. E vuote: all�interno, sui sedili di velluto, non siede nessuno. L'aristocrazia britannica, con la sua sbandierata assenza, vuole vendicarsi del suo figlio pi� scandaloso: George Gordon Byron (1788-1824), lord a 10 anni, celebrit� a 24, cadavere a 36. Fu infatti nel 1812 che la pubblicazione del primo canto del poema Il pellegrinaggio del giovane Aroldo diede al giovane autore un successo tanto ampio quanto inatteso: 10-mila copie vendute in un giorno. �Mi sono svegliato famoso!� scriver� a un amico, in preda all�euforia di vedere di fronte a s� un futuro che oggi molti influencer gli invidierebbero: fare della propria vita spettacolo e arte, libero dal conformismo imperante ed esploratore delle proprie passioni, sulle pagine e nella carne, compiaciuto di ogni attenzione: �Il grande scopo della vita � la Sensazione � sentire che esistiamo - anche se nel dolore. � questo �vuoto pieno di desiderio� che ci spinge al Gioco - alla Battaglia - al Viaggio � a ricerche sfrenate�, scrive nel 1813 ad Anne Isabella, detta Annabella, Milbanke (1792-1860), la donna che un anno dopo porter� all'altare per tacitare i pettegolezzi sulla propria condotta libertina. Ma nell�estate del 1824 chi l�ha disprezzato in vita gli presenta il conto da morto. I nobili disertano le esequie e l'Abbazia di Westminster rifiuta di celebrare il rito funebre: troppo controversa la vita del poeta, esiliatosi intenzionalmente otto anni prima per sfuggire al rischio che le voci di immoralit� scivolassero in conseguenze giudiziarie. Riposi in pace altrove, in campagna. La buona societ� britannica, che non si dava pena alcuna delle ricchezze accumulate sull�indicibile traffico di schiavi che da decenni deportava uomini, donne e bambini come bestiame verso le colonie d'oltreoceano, non tollerava per� adulteri e sodomie. La strada da percorrere verso il moderno concetto del lecito rapporto consensuale tra adulti era ancora lunga e Lord Byron meritava di essere punito. A fare circolare le voci pi� grevi sulle presunte relazioni incestuose del poeta con la sorellastra Augusta Leigh (1783-1851), fu proprio sua moglie Annabella. Sapeva che una simile onta, abbinata a quella ben pi� pericolosa di un affaire di natura omosessuale - punito ai tempi con la forca - avrebbe persuaso il giovane barone a concedere il divorzio. �� la guerre comme � la guerre� dovette essere il sentimento della giovane moglie tradita e pentita di essersi lasciata trascinare nel ridicolo. Dopo poco pi� di un anno dalle nozze, Annabella part� per l'Irlanda con la loro figlioletta. La formazione nelle materie letterarie rende degeneri, fu probabilmente il convincimento maturato nella madre che avvi� quindi la bambina avuta da Byron verso le discipline matematiche. Con successo: Ada Lovelace � oggi considerata la prima programmatrice donna della Storia. La risoluzione dei dettagli fu lasciata dalla Milbanke alle cure del padre e degli avvocati. E quelli ci si misero con tanta solerzia che nel 1816 Byron firm� le carte che scioglievano la donna dal vincolo coniugale. Poi si imbarc� per lasciare il Paese dove non sarebbe ritornato che otto anni dopo. Il sesto barone di Byron e Rochdale fu un pervertito, uno sciupafemmine senza scrupoli o un antesignano delle tematiche di genere, autore di versi che descrissero con rara empatia il destino amaro delle donne del tempo? Il meno dotato della sua generazione, dietro a Shelley o Keats, o il massimo ispiratore del nascente romanticismo ammirato da letterati quali Goethe, Stendhal, Foscolo e Leopardi? L�eroico idealista a capo della �brigata Byron� salpata per portare armi e finanze ai greci insorti contro la tirannia ottomana o un narcisista che sognava di diventare �il Bonaparte dei Balcani� come lo sbeffeggiarono i suoi detrattori? Quello che � certo � che a Lord Byron piaceva dare scandalo. � sua la primogenitura della figura d�artista oppositore del conformismo sociale e cantore di un'esistenza autentica, sciolta da ipocrisie e opportunismi: �Un cervello sceso dal paradiso e un cuore nato all�inferno�, �Sembra che viva solo perch� il mondo possa imparare quale dote priva di valore sia il genio�, sono le aspre recensioni che seguirono la pubblicazione nel 1822 di La visione del giudizio, poemetto satirico sul destino che attendeva l�anima del defunto re Giorgio II, �scudo dei tiranni� reclamato da Lucifero. Stroncature che erano medaglie sull�uniforme che il lord indossava alle feste o cavalcando sulle scogliere. Personaggio iconico come lo etichetterebbe il pubblico di giovanissimi che sicuramente anche oggi lo adorerebbero: uomo e artista uniti nella ricerca del limite e nella pratica dell�eccesso. � questa coerenza che ha consegnato alla Storia, non solo letteraria, Lord Byron: l�identit� tra passioni e tormenti della sua vita e quelle dei personaggi usciti dalla sua penna. Fossero il giovane cavaliere Augusta Leigh, con la protagonista del Pellegrinaggio del giovane Aroldo, il principe straziato di Manfred o l�inedita versione �innocente� di Don Giovanni cantata nel Don Juan, in cui si apprezza uno dei tratti pi� moderni di Byron, che interviene nella narrazione in prima persona. Quasi in voice over �con digressioni colloquiali di irresistibile impatto ora umoristico, ora comico, ora patetico-malinconico, ora satirico, incidendo la parola �libert� nel cuore luminoso del suo modernissimo eroe�, come scrive Tomaso Kemeny, curatore di un�attenta selezione di opere scelte dello scrittore inglese. �� il sentimento di libert�, continua Kemeny, �a permettere la conversione del dolore in una riserva di energia, il tormento in estasi, la caduta dell�uomo e l'esilio in un'avventura senza fine, e che muta la morte in una vittoria decisiva�. �Tall, dark and handsome�: alto, cupo e prestante. Cos� si presenta Byron alle donne che gli si offrivano frementi. E cos� sono i protagonisti che popolano i suoi testi. Anime ribelli, tormentate e magnetiche, che irridono rango e privilegi (pur possedendo entrambi). Spiriti avventurosi, portatori di indicibili misteri e perseguitati da un alone di sventura, ma indomabili, rappresentanti di quel �titanismo� romantico che impone di battersi anche quando la conclusione nefasta � gi� scritta. Un�aura tragica e selvaggiamente elegante: ricci scarmigliati, camicie aperte sul petto, giustacuore slacciati, ampi pantaloni scossi dal vento, distanziano gli eroi byroniani dagli azzimati dandy dell�epoca (Lord Brummell, che ne fu il campione, era nato dieci anni prima di Byron, nel 1778). Il dandy inoltre aveva orrore della massa, mentre Byron vi si immergeva avidamente: governatore o bandito, contessa o fornarina per lui pari erano. Tanta apertura alla variet� sociale port� cortei di gondole verso la dimora veneziana dove si stabil� tra il 1816 e il 1817, all�inizio del lustro in terra italica che precedette la fatale avventura greca. Qui le processioni non furono deserte come quella funebre, ma al contrario gremite di sagome femminili della laguna desiderose di intrecciare relazioni di cuore e di fatto con l�intrigante lord straniero. La Venezia di inizio Ottocento si rivel� paradisiaca per l'appetito sexfast di Byron, approdato in una societ� in cui avere meno di due amanti era indice di insignificanza. Anche Venezia e i suoi Carnevali giunsero infine a noia al poeta che visit� Ferrara, Firenze, Roma, Ravenna, la costa toscana, legandosi a nobili e rispettive mogli, come ad alcuni movimenti carbonari, per poi riunirsi nei pressi di La Spezia agli antichi amici, Mary e Percy Shelley, con i quali aveva iniziato l��esilio continentale� attorno al Lago di Ginevra. A quel tempo, tra le Alpi, per scommessa, i tre promisero di impegnarsi nella creazione di un�opera �gotica�, ma l�unica a riuscirci fu Mary, dando vita all�indimenticabile figura di Frankenstein. L'ultimo periodo del soggiorno italiano (siamo nel 1822) volse per� in tragedia: Allegra, la bambina nata dalla relazione di Byron con la sorellastra di Mary Shelley, mor� nel convento romagnolo in cui era stata inviata, e lo stesso Percy Shelley fece naufragio insieme a un amico al largo di Viareggio. I corpi dei due annegati furono ritrovati giorni dopo. Byron propose un funerale �ellenico� e il corpo di Shelley fu cremato sulla spiaggia. Edward J. Trelawny (1792-1881), avventuriero inglese frequentemente presente nei viaggi per mare dei nobili inglesi, risal� la pira, apr� il petto del poeta e ne estrasse il cuore che consegn� insieme alle ceneri alla moglie Mary. La reliquia sarebbe tornata in Inghilterra molti anni dopo. Un destino non condiviso dal cuore che batteva in petto a Byron. � il Luned� dell�Angelo del 1824 quando a Missolungi, in Grecia, infuria la tempesta, in una notte squarciata da tuoni e lampi come fosse scenografata dal poeta in persona. Ma lui non � fuori a cavalcare, alla guida dei suoi miliziani o per svago come accadeva in tempi pi� felici: �Ci sono solo otto cavalli a Venezia� aveva scritto un viaggiatore allora di passaggio in Laguna, �quattro coronano la Basilica di San Marco, quattro galoppano al Lido montati da Byron.� Il lord giunto in Grecia per sostenere gli elleni insorti contro l'Impero ottomano giace morente nel suo letto, spossato da febbri che n� purghe n� salassi hanno potuto estinguere, e che anzi lo hanno definitivamente sfibrato. Chi gli � amico e vicino allontana pistole e pugnale dal letto temendo che nel delirio si tolga la vita, unica fine che egli considera degna per chi � sconfitto dal proprio destino. Una vilt� che Byron disprezzava in Napoleone, rivelatosi incapace del gesto nell�evidenza della disfatta. In un barbaglio di lucidit� mormora un rosario di nomi, primo tra tutti quello di Ada, sua figlia, poi si addormenta invocando un ultimo, necessario, sonno. Le autorit� proclamarono tre giorni di lutto, le feste pasquali furono sospese. I medici procedettero all�imbalsamazione eviscerando cervello, cuore, polmoni, intestini e sigillando il tutto in contenitori separati che presero il mare diretti in Inghilterra. Tutti tranne uno. �Oh! Figlia! Colei che Egli adorava sopra ogni cosa, lo riceverai tra le tue braccia�, fu declamato nell�orazione funebre. �Le tue lacrime bagneranno la tomba che custodisce il suo corpo, e le lacrime dei Greci suoi orfani saranno sparse sull�urna che ne custodisce il prezioso cuore.� Lo scrigno dell�anima di Byron rimase dunque, forse, nella terra antica che amava, �culla della libert� occidentale, ma anche terra dove l��anima bella� era inconcepibile senza una sana e poliforme sessualit�, spiega Kemeny. In Inghilterra, giunta la notizia della morte, i maggiori quotidiani resero un tardivo omaggio al coraggioso intellettuale morto per una nobile causa. Il pubblico emozionato attese per settimane il ritorno in patria della salma e la gente semplice si accalc� alla messa funebre di Hucknal. Lord Byron aveva espresso agli amici la volont� di risparmiargli pompose, affollate cerimonie, definendole nonsense. Conversando con la morte, molti anni prima aveva scritto nel suo poema drammatico Manfred: �Il leone � solo. E solo sono io�. Poi la cripta di famiglia venne sigillata. L�aristocrazia tir� un sospiro di sollievo e - rientrate le carrozze � prese a costruire tempi di maggior rigore morale. L'et� vittoriana, che avrebbe fustigato con meno tentennamenti degenerazioni libertine e libertarie, era alle porte. Marni Nixon: la voce fantasma che Hollywood non ha mai citato (di Mariagiulia Melegari, Blogfrivolopergenteseria.it) - Nell�et� d�oro del musical era pratica comune che cantanti professioniste prestassero la voce alle attrici che non avevano sufficiente capacit� vocale per affrontare le parti cantate. Una consuetudine mantenuta nel silenzio degli studios, perch� la magia non si doveva rompere. Si chiamava �ghost singing�, il canto fantasma, e aveva una regina indiscussa, Marni Nixon. - Una bambina prodigio con l�orecchio assoluto. Una giovane donna che ha aiutato Marilyn Monroe in una delle scene pi� iconiche del cinema. Una voce che ha regalato credibilit� a tre grandi performance al punto da far pensare che quelle attrici potessero persino ambire all�Oscar. Una figura che, molti anni dopo, avrebbe ispirato perfino una scena di Mrs. Doubtfire. E, come se non bastasse, la madre dell�autore di una delle sigle pi� amate della tv americana. Tutto questo nascosto dietro un nome che il grande pubblico non conosceva: Marni Nixon. � da qui che parte il nostro viaggio. La bambina dall�orecchio assoluto Quando Charles Nixon McEathron e sua moglie Margaret aspettano il loro terzo figlio sono certi che sar� un maschio. Hanno gi� due figlie e non prendono nemmeno in considerazione un�alternativa. E invece il 22 febbraio 1930, ad Altadena, nasce un�altra bambina. Colti alla sprovvista sul nome, scelgono di unire il primo della madre, Margaret, e il secondo del padre, Nixon. Il cognome McEathron rimane, solido e imponente. Ma quel �Margaret Nixon McEathron� rischia di confonderla con la madre e, poco dopo, arriva un�abbreviazione pi� leggera e musicale: Mar Ni. Nessuno immagina che in quella piccola sorpresa ci sia gi� un presagio della sua storia, fatta di presenze inattese e ruoli essenziali vissuti nell�ombra. In casa McEathron la musica � una presenza quotidiana. Margaret, insegnante e musicista, vuole che ogni figlio scelga uno strumento e lo studi con impegno. Marni abbraccia il violino e, dopo poche lezioni, entra nella Baby Orchestra guidata dal maestro Karl Moldrem. � lui a scoprire il suo orecchio assoluto, la capacit� rarissima di riconoscere qualsiasi nota senza bisogno di un riferimento. Le chiede un La, un Sol, e lei li intona all�istante. La usa come un diapason vivente e si rende conto che quella bambina ha un dono fuori dal comune. La prima svolta arriva quando la Republic Pictures cerca una bambina rossa che suoni il violino per un piccolo ruolo. Moldrem fa il suo nome e Marni ottiene il lavoro. Il primo assegno di venti dollari fa quasi svenire la madre. Da quel momento viene registrata a Central Casting e, per i successivi dieci anni, appare sullo sfondo di oltre cinquanta film. La si intravede in The Grapes of Wrath, Babes on Broadway, The Big Store, The Great Waltz e molti altri titoli che oggi rappresentano la storia del cinema. � una presenza silenziosa, ma costante, e accumula una familiarit� con i set che pochi bambini della sua et� possono vantare. Parallelamente entra nella California Junior Symphony diretta da Peter Meremblum. Durante i concerti non solo suona nella sezione degli archi, ma a volte appoggia l�archetto, si alza e canta un�aria davanti a tutti. � un gesto inatteso che attira lo sguardo del pubblico e, soprattutto, di una figura molto influente: Ida R. Koverman. Consigliera fidatissima di Louis B. Mayer e gi� segretaria del presidente Herbert Hoover, Ida � una donna straordinaria, purtroppo oggi quasi dimenticata. Assiste a un concerto e rimane colpita da quella ragazzina che passa dal violino al canto con una naturalezza sorprendente. Da allora segue Marni in silenzio, ne osserva i progressi e prende mentalmente nota della sua crescita. Nel 1942 Marni inizia a studiare con una delle grandi soprano della generazione precedente, Vera Schwarz. Entrare nel suo appartamento sulla Sunset Strip significa ritrovarsi in un luogo che sembra sospeso nel tempo. Il profumo intenso, il piccolo barboncino che abbaia, le pareti ricoperte di poster delle sue glorie viennesi, tutto rimanda a un mondo musicale che non esiste pi�, ma che dentro quelle stanze rimane intatto. Schwarz lavora con un accompagnatore fisso, un lusso raro per l�epoca, e con Marni affronta tecnica, interpretazione e canzoni viennesi cariche di teatralit�. La voce della maestra � profonda e ricca, quella di Marni � luminosa e giovane, ma lo stile lascia un�impronta che sar� decisiva anche molti anni dopo, quando interpreter� Heidi Schiller in Follies. Le lezioni, per�, hanno un costo elevato. Nonostante Marni investa ogni guadagno, la famiglia non riesce a star dietro ai pagamenti. Schwarz sospende le lezioni e, in quel momento, accade uno degli episodi pi� toccanti della sua adolescenza. La madre decide di impegnare il proprio anello di fidanzamento per saldare il debito. Il sacrificio la colpisce profondamente. Quando il gioielliere trova un difetto nella pietra e rivela che il valore � molto inferiore a quanto lei avesse sempre creduto, Margaret ne rimane ferita e per anni ricorder� quel difetto come una dolorosa metafora del suo matrimonio. Nel 1947, quando non ha ancora compiuto diciotto anni, Marni raggiunge un traguardo impressionante. Viene scelta come solista per i Carmina Burana diretti da Leopold Stokowski al Hollywood Bowl. � un palcoscenico immenso e un direttore leggendario. Stokowski non sceglie mai a caso e non sceglie mai giovani inesperte. In Marni vede una qualit� che supera l�et�, una precisione naturale, una musicalit� limpida, una voce che sa mescolarsi all�orchestra con una maturit� sorprendente. Per una ragazza di diciassette anni � un risultato enorme, ma non rappresenta un punto d�arrivo. � il primo segnale chiaro che la sua strada si sta delineando. C�� una persona che da anni osserva il percorso di Marni con discrezione. � Ida Koverman, la donna pi� influente dell�MGM dopo L. B. Mayer. L�ha notata ai tempi della Junior Symphony, una ragazzina con il violino in mano e una voce sorprendente, e da allora segue i suoi progressi con un�attenzione silenziosa. Quando viene a sapere dalla madre che le lezioni di canto stanno diventando difficili da sostenere, interviene in modo diretto. Propone a Marni un lavoro negli studios come messenger girl. Un impiego semplice, ma perfetto per rimanere vicina a quel mondo che la attrae sempre di pi�. Marni accetta. Passa le giornate a recapitare posta tra un reparto e l�altro, accompagna i visitatori nei tour del backlot e si guadagna qualche mancia raccontando piccoli aneddoti sulle star. Ma soprattutto osserva. Studia ogni dettaglio. Si infila tra i set quando pu�, ascolta i direttori d�orchestra, sbircia le sessioni di registrazione. � proprio nelle pause pranzo che Marni trova il suo spazio. Mentre gli altri chiacchierano o cercano un po� d�ombra, lei si avvicina alla vocal coach di Jane Powell e ottiene qualche esercizio. Nessuno le chiede chi sia. Per tutti � solo la ragazza della posta, una presenza discreta che scivola nei reparti senza attirare l�attenzione. � in queste ore rubate, in questi corridoi vissuti ogni giorno, che Marni inizia davvero a formarsi. Impara da chiunque sia disposto a insegnarle qualcosa e si costruisce un�identit� artistica un passo alla volta. Un pomeriggio, mentre consegna documenti, uno studio director la ferma. Conosce il suo background musicale e sa che legge le partiture con naturalezza. Le chiede di raggiungerlo in sala d�incisione, dove c�� un problema urgente da risolvere. La produzione sta lavorando a Il giardino segreto, uscito nel 1949. Margaret O�Brien, la giovane protagonista, deve cantare una melodia ispirata alla musica indiana. � un frammento breve e delicato, ma troppo impegnativo per lei. L�intonazione non tiene e gli studios non possono permettersi ritardi. Chiamano Marni. Le consegnano lo spartito. Lei lo guarda una sola volta e canta. La voce si adagia sulla melodia con naturalezza assoluta, limpida e controllata, infantile quanto basta per sembrare proprio quella di Margaret O�Brien. � esattamente ci� che serve. La produzione la usa subito. Il nome di Marni non compare da nessuna parte. Cos�, nel 1949, Marni Nixon ha realizzato il primo doppiaggio cantato della sua carriera, nello stesso periodo in cui si � esibita al Hollywood Bowl sotto la bacchetta di Leopold Stokowski. Due esperienze che sembrano opposte, una pubblica e luminosa, l�altra invisibile e segreta. Eppure rivelano la stessa verit�. La voce di Marni ha un potere raro. E Hollywood sta iniziando davvero a capirlo. Nei primi anni Cinquanta la vita di Marni cambia ritmo. Nel 1950 sposa il compositore Ernest Gold, un musicista brillante che diventer� noto per la colonna sonora di Exodus. Sono giovani, uniti dalla stessa dedizione alla musica, e costruiscono insieme un equilibrio fatto di studio, prove, concerti e piccoli lavori che permettono a Marni di restare vicina al mondo dello spettacolo. Nel 1951 nasce il loro primo figlio, Andrew (futuro cantante, � sua la canzone Thank you for being a friend che diventer� la sigla dell'iconica serie Golden Girls degli anni 80). Marni continua a perfezionare la tecnica, frequenta sale d�incisione, prende lezioni, si mette alla prova ogni volta che ne ha occasione. � un periodo intenso, in cui la carriera comincia a trasformarsi lentamente, senza ancora una direzione definita ma con una costanza incrollabile. Marilyn � proprio in questi anni di silenzioso consolidamento che arriva uno dei momenti pi� sorprendenti della sua storia: il suo contributo alla canzone pi� iconica di Marilyn Monroe. Siamo nel 1953. La produzione di Gli uomini preferiscono le bionde vuole che Diamonds Are a Girl�s Best Friend sia impeccabile. La voce di Marilyn ha un fascino unico, ma per alcuni passaggi servono precisione, stabilit� negli acuti e una brillantezza costante. Gli studios non vogliono correre rischi e si rivolgono a Marni. Il suo intervento � mirato, sottilissimo. Marilyn canta quasi tutto, ma nelle parti pi� delicate entra la voce di Marni, che si integra senza mai apparire. � lei a sostenere la serie di �no, no, no�� che apre il brano e la frase conclusiva �These rocks don�t lose their shape��, un acuto che richiede una sicurezza assoluta. Lo fa con una cura invisibile. Non deve essere riconoscibile, deve solo rendere perfetta l�illusione. Sempre nel 1953, poco dopo l�uscita del film, nasce la sua seconda figlia, Martha. Marni canta, impara, cresce due bambini e intanto presta la voce a un numero destinato a diventare parte della memoria collettiva. Deborah Il 1956 rappresenta un punto di svolta nella vita di Marni Nixon. Hollywood ha gi� iniziato a usarla come voce invisibile, ma con Il re ed io la posta in gioco cambia del tutto. Il musical, nato a Broadway nel 1951, � stato un trionfo assoluto. Yul Brynner ha interpretato il Re con una forza magnetica che ha conquistato il pubblico e, quando arriva il momento di portare la storia sul grande schermo, nessuno mette in discussione la sua presenza nel cast cinematografico. La vera domanda � un�altra: chi interpreter� Anna Leonowens, il ruolo che a teatro ha consacrato Gertrude Lawrence e che richiede eleganza, autorit� e carisma? La scelta ricade su Deborah Kerr, gi� star internazionale. La sua immagine raffinata e la sua forza scenica sono perfette per il personaggio. C�� solo un problema. Le melodie di Rodgers e Hammerstein chiedono un tipo di sicurezza vocale che Deborah non possiede. � lei stessa a riconoscerlo con lucidit�. Non vuole un�illusione fragile. Vuole che Anna sia credibile in ogni dettaglio, anche nella voce. � cos� che entra in scena Marni. Durante le prove si crea subito un clima quasi laboratoriale. Deborah osserva con attenzione ogni gesto di Marni mentre canta. Studia la respirazione, la tenuta del fiato, il modo in cui apre le vocali o inclina il collo nei passaggi pi� difficili. Marni ricambia quell�attenzione con precisione. Analizza la dizione britannica dell�attrice, la musicalit� naturale delle sue frasi, i piccoli movimenti del volto che accompagnano le emozioni. Tutto deve coincidere. Non � un semplice doppiaggio. � un duetto invisibile. Il loro lavoro raggiunge il punto pi� alto nella registrazione di �Shall I Tell You What I Think of You�. Le due eseguono un�unica performance continua, alternando parlato e canto senza interruzioni. Quando la si riascolta, � impossibile individuare il confine tra una e l�altra. � questo livello di fusione che rende il risultato finale cos� straordinario. Quando Il re ed io arriva nelle sale, il pubblico rimane incantato. La colonna sonora diventa un successo enorme, e la performance di Deborah Kerr ottiene una nomination all�Oscar. La sua Anna Leonowens appare perfetta in tutto. Anche nella voce. Per Marni, invece, la ricompensa � molto diversa. 420 dollari di compenso, una cifra modesta persino per il 1956, e nessun credito ufficiale. Fox la obbliga a firmare un contratto di riservatezza assoluta. Il pubblico non deve sapere che Deborah � stata doppiata. � una delle regole tacite di Hollywood. La voce deve coincidere con l�icona, non con la realt�. Marni rispetta l�accordo. Ma il segreto non resta tale a lungo. Il 9 marzo 1956, sfogliando il Los Angeles Times, si imbatte nella rubrica del columnist Earl Wilson. Il titolo � un colpo di scena: �Deborah rivela un segreto�. Deborah Kerr, con il suo candore elegante, ha raccontato tutto. Ha spiegato che iniziava lei le canzoni e poi Marni prendeva il suo posto, che cantavano a due microfoni diversi, che avevano lavorato fianco a fianco per sette settimane. Ha descritto il processo con naturalezza, senza immaginare il vortice che quella rivelazione avrebbe potuto generare. Per Marni � un misto di stupore, sollievo e incredulit�. Il silenzio imposto dal contratto � crollato. E non � stata lei a infrangerlo. L�anno successivo torna a prestare la propria voce a Deborah Kerr in Un amore splendido. Anche questa volta non ci sono crediti e non ci sono royalty. Marni per� decide di chiedere almeno che il suo nome compaia sulla colonna sonora della Columbia Records. Lo ottiene, anche se in modo marginale. In copertina appaiono Cary Grant, Deborah Kerr e Vic Damone. Il suo nome � relegato sul retro, tra i musicisti: �Soprano soloist: Marni Nixon.� � poco. Ma � la prima volta che viene riconosciuta su un supporto ufficiale. Tra il 1956 e il 1957 nasce cos� il paradosso che segner� la sua carriera. La sua voce diventa una parte essenziale dell�immaginario del musical hollywoodiano. E il suo nome continua a rimanere quasi invisibile. Natalie Quando Marni Nixon viene chiamata per lavorare a West Side Story nel 1961, ha gi� capito come funziona Hollywood. Le grandi produzioni le chiedono di fare la stessa cosa: entrare in punta di piedi, studiare il personaggio, modellare la voce su un volto che non � il suo e, alla fine, sparire. Ma questa volta c�� qualcosa di diverso. Il ruolo che deve coprire � quello di Maria, interpretata da Natalie Wood. E Natalie ci tiene. Moltissimo. � all�apice del successo, vuole dimostrare di poter essere all�altezza anche musicalmente, e nelle prime settimane � convinta che la sua voce finir� nel film, magari con un piccolo aiuto negli acuti. Questa convinzione non nasce da ingenuit�, ma dal fatto che nessuno le ha detto la verit�. Dietro le quinte, infatti, gli studios hanno gi� deciso: la colonna sonora di West Side Story richieder� un livello di precisione che Natalie non pu� garantire. E per questo hanno ingaggiato Marni. Non come supporto. Non come �rinforzo�. Per sostituire interamente la voce cantata della protagonista. � l�inizio di un equilibrio instabile che, giorno dopo giorno, si regge solo sul silenzio. Natalie entra in sala d�incisione e registra ogni brano con l�orchestra al completo. I tecnici le sorridono, la incoraggiano, usano parole gentili. Nessuno vuole ferirla, nessuno vuole far scoppiare un caso. Quelle registrazioni, per�, non verranno mai utilizzate. Quando l�attrice lascia lo studio, tocca a Marni entrare. � l� per questo. Ascolta ci� che Natalie ha appena inciso, percepisce la tensione in sala, poi comincia a cantare lei. E quella diventa la versione ufficiale. Anni dopo, definir� quel processo �barbaro�, e non far� fatica a spiegare il perch�. Il gioco perfetto si rompe quando Natalie scopre ci� che tutti sapevano tranne lei: nel montaggio finale non ci sar� neppure una frase della sua voce. Nessuna. La delusione � bruciante. Se ne va dal set urlando, furiosa, convinta di essere stata tradita. Solo in seguito, ascoltando la versione di �Tonight� interpretata da Marni, ammetter� che non avrebbe potuto raggiungere quel livello tecnico. Nel frattempo Marni continua il suo lavoro, ancora una volta invisibile ma essenziale. Canta tutte le parti di Maria. E non solo: nel quintetto �Tonight� deve rinforzare anche le armonie alte di Anita, interpretata da Rita Moreno. In un punto delicatissimo del brano, Marni duetta� con s� stessa, cambiando intenzione, timbro, colore emotivo, affinch� nessuno se ne accorga. La sua voce attraversa �I Feel Pretty�, �Somewhere�, �One Hand, One Heart�. � il cuore sonoro del film. Ma nei titoli, ancora una volta, non appare. Un riconoscimento, per�, arriva lo stesso: il compositore della musica di West Side Story Leonard Bernstein, colpito dall�eleganza del suo lavoro, decide di cederle una parte delle royalty del disco della colonna sonora. Un gesto unico, quasi rivoluzionario per l�industria. E mentre il mondo comincia a canticchiare quelle melodie, lontano dai set arriva un�altra musica: nel settembre del 1962 nasce Melani, la terza figlia di Marni. Audrey Ci sono film che nascono da una scintilla. My Fair Lady, invece, nasce da un paradosso. La donna scelta per interpretare Eliza Doolittle � una delle attrici pi� amate del mondo. La donna scelta per cantare al suo posto, invece, � quasi del tutto sconosciuta. Una brilla sotto i riflettori. L�altra lavora nell�oscurit� di una sala d�incisione. Eppure, senza quella voce invisibile, il film non esisterebbe nella forma che conosciamo. Quando gli studios danno ufficialmente il via al progetto, sanno di trovarsi di fronte a un�impresa enorme. Non stanno semplicemente adattando un musical di successo. Stanno portando sullo schermo un�opera che a Broadway ha gi� lasciato un�impronta indelebile, un testo che il pubblico considera quasi sacro. Tutto deve essere perfetto, tutto deve parlare la lingua del capolavoro. Il primo nome del cast cade al suo posto come una certezza matematica. Rex Harrison sar� di nuovo il professor Higgins. Nessuno potrebbe sostituirlo, nessuno vorrebbe farlo. � lui l�architettura vivente del personaggio. Il ruolo di Eliza, invece, � un campo minato. A teatro Eliza ha il volto e la voce di Julie Andrews. � stata Julie a creare l�Eliza che il mondo ha applaudito, e molti danno per scontato che il cinema la richiamer�. Ma nel 1964 gli studios ragionano per gerarchie di fama, non di fedelt� artistica. Julie Andrews � una regina di Broadway, ma non ancora una star cinematografica globale. Hollywood, invece, vuole un volto riconoscibile da Los Angeles a Tokyo. Cos� la scelta ricade su Audrey Hepburn. Una decisione che divide, emoziona, irrita o entusiasma, secondo i punti di vista. Audrey � una presenza magnetica, un�icona di grazia, un viso che appartiene gi� alla storia del cinema. Ma la partitura di Eliza Doolittle richiede tutt�altro: potenza, resistenza, perfezione tecnica, un controllo vocale che Audrey, con tutta la sua buona volont�, non possiede. Lei questo lo sa. Eppure affronta la sfida con la determinazione timida che la caratterizza. Studia, prova, registra con disciplina ogni brano, convinta che almeno una parte potr� essere usata. � in questo momento, sotto la superficie delle discussioni ufficiali, che il nome di Marni Nixon entra nella conversazione. Il suo compito � chiaro: dare voce a Eliza. E non una voce qualunque, ma una voce che attraversi due mondi diversi. La Eliza cockney dei vicoli londinesi, ancora ruvida e ingenua, ma anche quella trasformata dal professor Higgins, elegante, precisa, luminosa. Per Marni � una delle sfide pi� sofisticate della sua carriera. Deve cantare da �stonata� con rigore professionale. Deve trasformarsi in una cantante raffinata un attimo dopo. Deve mantenere un filo di continuit� che faccia sembrare tutto parte della stessa anima. E soprattutto deve diventare la voce di Audrey senza che nessuno lo sospetti. Per riuscirci studia attentamente il parlato dell�attrice, il modo in cui apre le vocali, come appoggia una consonante, la morbidezza con cui modula un�emozione. Ogni inflessione diventa un punto di riferimento per costruire una voce che sembri uscire proprio da quel corpo. Audrey se ne accorge durante le sessioni in studio. Capisce che alcune parti non raggiungono l�impatto che lei stessa vorrebbe. Lo accetta con una malinconia gentile, mettendo sempre l�opera al primo posto. Quando Marni registra la versione definitiva delle canzoni di Eliza, lo fa con una cura che sfiora l�alchimia. Ogni frase viene modellata per diventare perfettamente plausibile sul volto di Audrey. Il risultato finale � talmente fluido che lo spettatore non sente alcuna separazione tra gesto, parola e canto. Ma mentre sullo schermo tutto appare armonioso, fuori dallo schermo rimane un dettaglio che si ripete.�Il nome di Marni non compare nei titoli di coda. � una decisione coerente con la politica degli studios: la star deve essere percepita come interamente autosufficiente. Anche quando non lo �. Questa volta, per�, il segreto non regge a lungo. Nel febbraio del 1964, la rivista Time pubblica un articolo che solleva il velo una volta per tutte. � l� che Marni viene presentata al mondo con un soprannome destinato a diventare leggendario: la �Ghostess with the Mostest�, la fantasmina con pi� talento. Non � solo un titolo. � la rivelazione pubblica di una verit� rimasta nell�ombra per troppo tempo. La donna che il pubblico non vedeva �, da quel momento, impossibile da ignorare. Il 7 dicembre 1964, Marni appare nel celebre quiz televisivo To Tell the Truth, una trasmissione costruita sull�ambiguit�: tre persone dichiarano di essere la stessa figura famosa, e la giuria deve capire chi sia quella autentica. � quasi ironico che proprio lei, la donna pi� invisibilmente presente del cinema americano, partecipi a un gioco sull�identit�. Marni racconta la sua storia con naturalezza, mentre due �impostori� cercano di imitarla. Quel giorno, due membri della giuria non la riconoscono affatto: non immaginano che la donna seduta davanti a loro sia davvero la voce dei musical pi� amati della loro vita. La puntata menziona il suo contributo vocale a My Fair Lady, prossimo all�uscita, ma i vincoli contrattuali impediscono a tutti di parlarne apertamente. Noi, invece, sappiamo gi� come stanno le cose. L�anno successivo arriva il momento che per Marni ha il sapore di una piccola rivoluzione. Robert Wise, che ha gi� lavorato con lei in West Side Story, decide di offrirle un gesto di riconoscenza: un cameo in Tutti insieme appassionatamente. Marni interpreta Suor Sophia, una delle religiose che aprono il film con il celebre �How Do You Solve a Problem Like Maria?�. Per la prima volta, il pubblico vede il suo volto. Per la prima volta non � soltanto una voce nascosta dietro qualcun altro. La sera del 10 marzo 1965 a Los Angeles si tiene la premiere di Tutti insieme appassionatamente. Il Saban Theatre � un lampo di flash e voci eccitate. Quando Marni Nixon scende dall�auto, qualcosa nel profilo, nei capelli ramati, nell�abito chiaro porta il pubblico a un�unica conclusione: dev�essere Julie Andrews. L�entusiasmo esplode. Fino al momento in cui qualcuno la mette davvero a fuoco. Il boato si spegne. Il silenzio scende di colpo. E da qualche parte si sente la frase che Marni ricorder� per tutta la vita: �Oh no� it�s nobody.� �Non � nessuno.� Dura pochissimo ma dentro quell�istante c�� tutto il paradosso della sua carriera: quelle stesse persone, che ora distolgono lo sguardo, hanno gi� ascoltato la sua voce infinite volte. Solo che non sapevano fosse la sua. Cambio di rotta Ci sono momenti in cui una carriera sembra rallentare, e invece sta solo cambiando forma. Per Marni Nixon, gli anni Settanta rappresentano proprio questo: non una pausa, ma un nuovo inizio. Dopo una vita trascorsa a prestare la voce ad altre donne, sente che � arrivato il momento di cercare un posto dove poter usare la propria, finalmente, senza filtri e senza ombre. Nel 1969 il matrimonio con Ernest Gold si conclude. Seguono le seconde nozze con il medico Lajos �Fritz� Fenster nel 1971 e il successivo divorzio nel 1975. In mezzo a questi cambiamenti, Marni avverte il bisogno di allontanarsi dall�ambiente che l�ha resa celebre e invisibile allo stesso tempo. Cos� sceglie Seattle. � una citt� tranquilla, pi� a misura di famiglia, ma anche il terreno ideale per un nuovo capitolo. La musica resta il cuore della sua vita, ma assume sfumature diverse. Marni insegna al Cornish College of the Arts, diventa una guida autorevole per giovani performer, collabora con la Seattle Opera e il Seattle Repertory Theatre. Sono anni di stabilit� creativa, di piccoli passi che per�, senza che lei lo sappia ancora, la condurranno verso una nuova forma di visibilit�. Nel 1975 arriva una proposta inattesa: condurre un programma educativo per bambini in et� prescolare. Nasce cos� Boomerang, un format semplice e luminoso. Marni diventa la Signora Boomerang, una figura gentile e curiosa che canta, racconta storie, dialoga con pupazzi e affronta con delicatezza le emozioni dei pi� piccoli. Chi ricorda il finale di Mrs. Doubtfire riconoscer� subito quello spirito: una tata televisiva capace di dare voce alle domande dei bambini. Marni lo fa davvero, vent�anni prima. Boomerang va in onda per sei stagioni, dal 1975 al 1981. Conquista il pubblico e la critica, arrivando a ottenere 27 Emmy locali, quattro dei quali assegnati proprio a Marni come Miglior conduttrice. � una fama diversa da quella hollywoodiana: pi� silenziosa, pi� domestica, pi� sincera. Quando la trasmissione termina nel 1981, Marni sente che il cerchio di Seattle si � chiuso. I figli sono cresciuti, lei ha ritrovato una serenit� che per anni le � mancata. � il momento di tornare a New York e di riprendere la sua vera grande passione: il teatro. Negli anni Ottanta si esibisce in recital e concerti, poi arriva l�occasione che riaccende ufficialmente la sua carriera sul palco: la produzione di Broadway di Nine (1984), dove interpreta la madre del protagonista. La sua presenza � intensa, elegante, di una naturalezza che sorprende chi la conosce solo come �voce invisibile�. Seguono nuovi ruoli: James Joyce�s The Dead, Cabaret nel ruolo della severa Fr�ulein Schneider, e infine uno dei personaggi pi� significativi della sua maturit� artistica. Nel 2001 torna a Broadway con Follies di Stephen Sondheim, interpretando l�ex diva d�operetta Heidi Schiller. Nel brano One More Kiss la sua voce porta con s� l�eco delle lezioni giovanili con Vera Schwarz. � come se la sua vita tornasse a parlarsi da un capo all�altro, in un dialogo pieno di grazia. Nel 1998 presta la voce alla nonna di Mulan nella canzone �Molto onore ci darai�, aggiungendo un tassello leggero e affettuoso alla sua lunga carriera. Una partecipazione che sembra chiudere un cerchio: dopo aver dato voce a tante eroine giovani, ora � la voce della saggezza. Nel 2004 l�Academy la invita alla proiezione restaurata de Il re ed io per il ciclo �Great to Be Nominated�. Per la prima volta pu� raccontare pubblicamente un lavoro che era stato segreto per decenni. � un momento di risarcimento emotivo, una restituzione tardiva ma preziosa. Tra il 2007 e il 2008 partecipa alla tourn�e del revival di My Fair Lady, stavolta nel ruolo di Mrs. Higgins. Torna a interpretarla anche in un gala al Lincoln Center con la New York Philharmonic. � un gesto simbolico, quasi un saluto d�amore alla storia che l�ha definita. Negli ultimi anni porta in tourn�e un proprio spettacolo autobiografico, Marni Nixon: The Voice of Hollywood, un racconto in musica che intreccia ricordi e canzoni. Il pubblico la accoglie sempre con affetto: finalmente la vede, finalmente la conosce. Ha affrontato il cancro al seno due volte, nel 1985 e nel 2000, continuando a cantare e a insegnare. Ma nel 2016 la malattia � tornata per l�ultima volta. Marni Nixon si � spenta a New York il 24 luglio, a ottantasei anni. Il New York Times l�ha salutata definendola �la pi� celebrata voce non celebrata del cinema�. Raccontare la storia di Marni Nixon significa scoprire quanto possa essere vasta l�eredit� di una voce che, per anni, non ha avuto un volto. Pi� la si segue, pi� si capisce che il suo talento non � mai stato un dettaglio tecnico, ma una forza invisibile che ha dato forma a interi pezzi di cinema. E alla fine tutto si riassume nelle sue parole: �La gente forse non conosceva il mio nome, ma di certo ha ascoltato la mia voce�. � una frase semplice, ma racchiude un mondo. Il �Negro Zumbon�: un esempio di ghost singing nel Belpaese Anche l�Italia pu� vantare almeno un film in cui � presente una voce che non si vede ma canta al posto dell�attrice protagonista. Ci� si � verificato in Anna, lavoro di Alberto Lattuada girato negli Stati Uniti d�America nel 1951 e giunto in Italia nel 1953. Nella colonna sonora del film c�era la canzone El Negro Zumbon, che divenne un successo mondiale e influenz� profondamente la musica pop americana. Fu ripresa, tra gli altri, da Amalia Rodrigues, Connie Francis e Tito Puente. Chi � l�autore? Non, come si potrebbe pensare, un qualche DJ portoricano o venezuelano, ma l�italianissimo � e romanissimo � Armando Trovajoli, prolifico compositore di colonne sonore del cinema italiano, sotto lo pseudonimo di Roman Vatro. Il testo spagnolo � di Francesco Giordano. Il ritmo � quello di samba, o pi� precisamente �baion�, che non � altro che la traduzione fonetica del brasiliano bai�o, un ritmo di origine rurale tipico del Pernambuco (Nordest del Brasile): il principale strumento usato � la zabumba (zambomba in spagnolo, come nel testo della canzone), una sorta di tamburo basso. Anna, la protagonista del film che in una celebre scena canta la canzone in un locale equivoco, � interpretata da Silvana Mangano, ma la voce che canta � di Flo Sandon�s (al secolo Mammola Sandon, 1922-2004), che port� il pezzo anche al Festival di Sanremo.