Febbraio 2026 n. 2 Anno XI Parliamo di... Periodico mensile di approfondimento culturale Direzione redazione amministrazione e stampa Biblioteca Italiana per i Ciechi �Regina Margherita� Onlus via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Casella postale 285 tel. 039/28.32.71 fax 039783.32.64 e-mail: bic@bibciechi.it web: www.bibliotecaciechi.it Registraz. n. 19 del 14-10-2015 Dir. resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Pietro Piscitelli Massimiliano Cattani Luigia Ricciardone Copia in omaggio Rivista realizzata anche grazie al contributo annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cultura. Indice Chomsky: linguistica nella tela di un ragno Quella volta che scomparve Agatha Christie La grande storia della patata Chomsky: linguistica nella tela di un ragno - Supercelebre (e supercelebrato), per settant'anni ha segnato gli studi linguistici come ultima figura di una grande stagione della disciplina. Un colpo d'occhio critico, rispettoso ma affilato. - �Coloro che trattarono le scienze furono o empirici o dogmatici. Gli empirici, come le formiche, raccolgono per poi consumare; i razionalisti, come i ragni, tessono la tela con la loro stessa sostanza; il metodo delle api sta a met�, dato che consiste nell�estrarre la materia dai fiori dei giardini e dei campi, e tuttavia esse la trasformano e la digeriscono grazie ad una propria facolt�. Questa mirabile similitudine di tre diverse maniere di consacrarsi e di contribuire alla conoscenza si deve a Francesco Bacone. Compare nel suo Novum Organum (I 95), qui citato come recato in italiano da M. Marchetto (La grande instaurazione, Parte seconda, Nuovo Organo, Bompiani, 2002). L'opera di Bacone vide la luce alla fine del secondo decennio del XVII secolo e il tempo dei verbi che ricorrono in principio del brano (tractaverunt e fuerunt, nel latino dell�originale) dice volto a un passato, anche remoto, lo sguardo dell'autore. L� egli coglieva l�opposizione basilare tra �empirici� e �dogmatici�. In quegli anni, sulla riva opposta della Manica, stava tuttavia maturando il pensiero di Cartesio. La prospettiva razionalista ne sarebbe stata rinnovata, avrebbe affinato procedure e ragionamenti e sarebbe cos� entrata nell�Evo moderno. Le conseguenze sono giunte fino al Novecento e ancora permangono. La schiatta dei dogmatici, come quella degli empirici, nei termini di Bacone, non si � estinta n� mai lo far�, l'umanit� perdurante. Ragni e formiche sono bestie resilienti, a differenza delle api, a quanto pare. Nel cuore del secolo scorso, Noam Chomsky scelse la parte cui iscriversi e se ne dichiar� intransigente campione. A un decennio dal suo clamoroso esordio sulla scena della linguistica, con un profilo scientifico gi� ben consolidato, fece ricorso a un aggettivo deonomastico per qualificare la prospettiva di pensiero nella quale il suo progetto si inseriva: Cartesian Linguistics (Harper & Row, 1966). Il libro fu tuttavia accolto in maniera controversa, non solo e forse non tanto dai paladini dell�empiria, quanto da una pi� vasta platea. Ne parve discutibile la prospettiva storica e la cura filologica. Ancora dopo un trentennio, Chomsky rispondeva per� �[a]lle critiche tracciando una differenza tra �storia effettiva� (actual history) e �storia ideale� (ideal history): la prima descrive �i fatti reali, cosa � realmente accaduto�, la seconda invece si domanda �come sarebbero dovute accadere le cose, in un mondo pi� razionale di quello in cui viviamo��. Tiene a ricordarlo Giorgio Graffi, nel suo recente Noam Chomsky. Un intellettuale tra linguistica e politica (Carocci, 2025, p. 22). Dopo una formazione storico-filosofica alla Scuola Normale di Pisa e alcune pubblicazioni consacrate allo strutturalismo in linguistica, Graffi si un�, ora � circa un cinquantennio, alla pattuglia dei seguaci italiani di Chomsky e vi ha militato principalmente, ma non soltanto, come storico del pensiero linguistico. Il suo libro pi� recente � testimonianza di tale impegno, lungo e fedele, e va dato merito all�autore per il tributo cos� reso al creatore della materia che ha nutrito la sua vita di studioso. Le cronache dicono d�altra parte che Chomsky, nato nel 1928 e ormai quasi centenario, non � pi� nelle condizioni di impartire ancora attivamente il suo magistero. L'ha tuttavia fatto con vigore straordinario ed eco altrettanto straordinaria per settanta anni e nelle storie della linguistica (non solo in quelle, ormai polverose, per uso didattico) egli compare in effetti come ultima figura di una grande stagione della disciplina. Ancor pi� che l�apice, ne � stato l'epilogo e il liquidatore. Sotto la penna di un discepolo versato per gli studi storici, la registrazione della sortita chomskiana sulle due storie, una �effettiva�, l'altra �ideale�, � preziosa. Essa illustra bene l�attitudine teoretica di Chomsky (anche l�etica, forse, ma qui si trascurer� l'argomento). Quanto al suo oggetto, l�idea di storia si intreccia modernamente con quella di sviluppo, di cambiamento. Quanto al suo soggetto, cio� quanto allo storico, essa � d'altra parte strettamente connessa con quella di osservazione. Fare storia comporta in effetti un'intensa attivit� osservativa, immediata o mediata che essa sia e sempre sottoposta a controllo. N� � privo di interesse sapere che un etimo lontano (e ormai totalmente oscurato) associa il sostantivo storia e il verbo vedere. �La storia ideale� di cui parla Chomsky � per� una storia che si propone di andare al di l� dell�osservazione e al di l� dell�effettivo. Se ci si pu� esprimere in proposito con parole meno alate, � una storia fatta con i �se...�. E la �storia ideale� di Chomsky � ovviamente una storia fatta con i �se...� di Chomsky. Non c'� essere umano che non sia infatti in grado di mettere creativamente insieme i propri �se...�. E conseguentemente ciascuno, alla luce dei suoi �se...�, pu� immaginare correlazioni, sviluppi, esiti che a lui paiono �pi� razionali� dei reali. Della sua �storia ideale� personale, Chomsky si � in effetti servito come ancella dei suoi interessi principali: certamente nel caso del linguistico e forse anche quanto al politico (che qui, come si � detto, sar� lasciato in disparte). Dal canto suo, la realt� � indifferente all�esigenza di razionalit� espressa da chicchessia, anche dall�essere umano pi� acuto e intelligente. E la �storia effettiva�, anche quella del pensiero, non si fa con i �se...�. Essa � l'esito di un faticoso tentativo di determinare �i fatti reali, cosa � realmente accaduto�, razionali o irrazionali che paiano. E, assolvendo al compito, essa tenta di ridurre, come pu�, l'eventualit� di sbagliarsi e di procedere per fantasie. Tale eventualit� non � mai nulla, in effetti. Ma la ingigantiscono certamente i �se...� che stanno alla base degli esercizi di �storia ideale� e che sono moltiplicabili ad libitum, perch� in numero indefinito. In numero indefinito, come quello di ogni altro tipo di prodotto dello spirito umano e, per servirsi di una concreta analogia, come quello dei granelli di sabbia presenti sul pianeta Terra. E qui Cartesio cade a fagiolo: �Non si deve mai disputare sull�infinito; ma quelle cose in cui non avvertiamo nessun limite, quali l'estensione del mondo, la divisibilit� delle parti della materia, il numero delle stelle, eccetera, devono esser tenute soltanto per indefinite. Cos� non ci affaticheremo mai in alcuna disputa sull�infinito: infatti essendo noi finiti, sarebbe assurdo che determinassimo qualcosa riguardo a esso...�. � un paragrafo dai suoi Principia Philosophiae (l'italiano � di P. Cristofolini, Boringhieri, 1967, p. 86). A detta dei competenti, Cartesio non si astenne dal dare un importante contributo alla ricerca sull�infinito, in quanto questione matematica. Con riferimento alle conoscenze che comportano esperienze e osservazione (si osservi l��avvertiamo�), il suo ragionevole precetto, fondato anche sopra ragioni teologiche (storicamente opportune), escluse che si potesse parlare di infinito. Orbene, settanta anni fa, Chomsky enunci� d�acchito un postulato di �ideale� infinitezza, quanto alla lingua, facolt� umana per eccellenza. La combinatoria della lingua, quella che dal tempo dei Greci antichi si chiama sintassi, si realizzerebbe �idealmente� in un numero infinito di frasi. Un lampante comportamento da cartesiano della sua �storia ideale�. Quando fu espresso e fu scagliato, quasi fosse un anatema, contro il meccanicismo comportamentista e distribuzionalista della linguistica statunitense della prima met� del secolo scorso, il postulato di infinitezza andava oltre ogni possibilit� di osservazione n� la situazione � frattanto mutata. � una petizione di principio. N� il fatto che un essere umano sia in grado di produrre o di interpretare frasi fin l� anche universalmente inaudite (argomento sempre risorgente nelle discussioni in proposito) ne � prova per se stesso. All�uopo basta infatti invocare una finita indefinitezza, in modo molto meno impegnativo e concettualmente costoso. Sulla sua petizione di principio, Chomsky edific� in ogni caso un ragionamento. In esso gioc� un ruolo il concetto di grammatica, inteso per� come lo si intende nel caso dei linguaggi formali e artificiali. In tale ambito, quando si parla di grammatica, ci si riferisce a un algoritmo, a un calcolo e non, come nella lingua comune, a un insieme di norme di comportamento linguistico. Posto allora che la capacit� linguistica umana sia scaturigine (�ideale�) di una infinit� di frasi e posto ulteriormente che ci si proponga di rappresentarla sotto la forma di una grammatica, la grammatica algoritmo, per essere adeguata allo scopo, dovr� essere tale da enumerare in maniera esplicita (cio� di calcolare o, come si dice nel gergo, di �generare�) frasi all�infinito. Chomsky fiss� cos� l�immutabile indirizzo di ricerca della sua linguistica gi� negli anni Cinquanta del secolo scorso. E, a quel punto, anche in funzione del fatto che si trovava a operare a stretto contatto con specialisti di grammatiche formali, egli fece seguire dogma e ragionamento da una proposta squisitamente tecnica. Appront� in effetti un semplice algoritmo in grado di ripetere in maniera ciclicamente illimitata una derivazione. Allo scopo, dot� il suo calcolo di una regola qualificata come ricorsiva. Una regola ricorsiva � una regola fatta in modo da avviare nuovamente il processo che ha appena compiuto. � il cuore di un ordigno concettuale pensato per una sorta di moto perpetuo, ovviamente �ideale�. �[I]l concetto di ricorsivit� ha una funzione fondamentale nella teoria chomskiana del linguaggio�, scrive opportunamente Graffi (p. 51). Fin qui niente, si osservi, che riguardi specificamente la lingua umana (o �naturale�, come la si qualifica nella scuola chomskiana), fuori del dogma di infinitezza. Con l�algoritmo, si era e si � infatti nel quadro delle grammatiche formali, di grammatiche, in altre parole, atte a generare, cio� a enumerare in maniera esplicita le stringhe composte da elementi di lingue artificiali anch'esse elementari. Pi� specificamente si � nel quadro delle grammatiche a struttura sintagmatica. Chomsky le privilegi� nei confronti di correnti e concorrenti grammatiche a stati finiti, sulla base di un sottile e convincente ragionamento che, sempre in astratto, combina infinitezza e dipendenza, nelle stringhe, tra elementi non contigui. Nel campo dei linguaggi formali, la proposta di un algoritmo siffatto garant� e garantisce in effetti al proponente una ben meritata eponimia: anche alla luce di altri parametri, le grammatiche formali sono organizzabili sulla base di una �Gerarchia di Chomsky�. Questi ormai lontani tecnicismi formalistici hanno una portata concettuale fondamentale e sono in effetti decisivi per accostarsi, nella �storia effettiva�, con consapevolezza e opportuna capacit� critica all�impresa chomskiana. Qui, sono molto grossolanamente presentati. Ma si spera che tale evocazione basti a chi legge per proseguire verso qualcosa di meno �ideale� e di pi� �effettivo�. Se si vuole infatti indagare come � fatta la lingua umana, il passaggio � infine e in ogni caso necessario. Lo � anche a chiarimento di un discorso che, al suo proposito e proclamandosi linguistico, trae fondamentalmente argomenti dall'area di studio dei linguaggi formali, cio� di entit� artificiali. Ebbene, la propriet� della lingua �naturale� cui il sagace marchingegno formale ideato da Chomsky dovrebbe corrispondere, rendendone conto, sarebbe quella esemplificata, �idealmente�, da una frase come Il linguista che hai incrociato nella via in cui abita l'infermiera che ha in cura la nonna della ragazza che intrattiene una relazione con il tuo amico che frequenta l'universit� dove insegna il professore che suggeriva in TV di comprare il libro dello studioso che citano senza posa coloro cui starebbe gioiosamente a cuore la disciplina che angustiava invece un nobiluomo ginevrino che le dedic� tre corsi universitari gli appunti dei quali raccolsero due ex-allievi che non avevano per� seguito proprio quei corsi [e cos� via, ad libitum]... � un chomskiano ortodosso. In gioco � un meccanismo combinatorio sintatticamente tanto banale, quanto in effetti peregrino, se spinto fino alla parodia, come accade nel caso. A dirlo in termini tradizionali, in una lingua umana (per es., l'italiano), una subordinata attributiva (� tale una proposizione relativa) pu� essere inserita in una subordinata attributiva, inserita a sua volta in una subordinata attributiva, nuovamente inserita in una subordinata attributiva e cos� via, per un numero idealmente indefinito di volte. A parere di Chomskye e dei suoi seguaci, la possibilit� di �incassamenti� (cos� si dice nel gergo) ricorsivamente infiniti servirebbe e basterebbe a dare (una parvenza di) fondatezza al dogma dell�infinitezza. Di tali �incassamenti�, in realt�, si potrebbe fare l�oggetto di uno spiritoso gioco di societ�. O, al loro proposito, si potrebbe ricordare in modo pertinente e per divertente analogia la storiella che, nella cultura letteraria italiana del secolo scorso, trascorse da una prosa di Cesare Zavattini a una filastrocca di Gianni Rodari. Essa aveva la sua decisiva svolta narrativa con un �Pi� uno�. E ci� senza per questo volere ignorare o svalutare la questione, ancora una volta, matematica che la storiella evoca: quella del numero pi� grande. E si pu� pure concedere che la facolt� umana di linguaggio, �ideale�, di un parlante, �ideale�, ci� che il giovane Chomsky designava come competence, la sappia pure generare, una frase del genere. Solo che, collocata tale competence com'� nella �storia effettiva� e l� osservata, essa mai lo potr�. E certamente non per via di un difetto nella performance, che � la comoda scappatoia concettuale da sempre messa a disposizione in proposito di chi ci vuole credere. Al contrario perch�, come sugger� Cartesio (ma non solo lui), anche la lingua umana resta e consiste nel limite, spingendo caso mai tale limite nell�indefinito. E una grammatica che non riconosca appunto il limite della lingua come suo tratto nucleare, specifico, costitutivo e sistematico � banalmente inadeguata. Ancora nel 2019, tuttavia, a parere di Chomsky, una �[del]le due propriet� indiscutibili� del �linguaggio umano� sarebbe ��l�infinit� discreta�� (per ragioni di spazio e per non abusare della pazienza di chi legge, non ci sar� qui modo di venire sulla seconda, il cosiddetto �movimento�). �Indiscutibili�, nel passaggio che si � evocato, � qualificazione di Graffi (p. 154), ma rappresenta perfettamente l�idea chomskiana. La menzione che si fa di tale presunta propriet� mette d�altra parte insieme due concetti disparati ed � facile pensare che la combinazione non sia argomentativamente accidentale. Il riconoscimento dell�uno, di pacifica osservabilit�, funge infatti da lubrificante per l'accettazione dell�altro, che invece � il dogma consueto. La discretezza � propriet� linguistica di facile verificabilit� sperimentale, gi� a partire dalla semplice evocazione di cosiddette coppie minime. In italiano, per esempio, rana non � lana. I foni [r] e [l] sono unit� discrete in italiano, sono cio� fonemi, unit� fonologiche. E tra i fonemi /r/ e /l/ non c'� nulla di intermedio che, nel sistema, valga qualcosa. In altre parole, in italiano un fono prodotto o percepito variabilmente lungo i continua articolatori o acustici che includono [r] e [l] non prender� mai fonologicamente un valore che non sia o /r/ o /l/. Varr� come l�uno, cio� come quello di rana, o come l�altro, cio� come quello di lana. Come dimostra il fatto che, in caso di percezione distorta e di incertezza, da parte di chi ode scatta la domanda: �Ma hai detto rana o lana?�. Al fono mal proferito mal percepito non sar� in ogni caso attribuito un valore che sia un po� /r/ e un po� /l/. E ci� corrisponde a dire che, frammentando qualitativamente i continua che quantitativamente li contengono, /r/ ed /l/ si qualificano come elementi discreti. L�infinitezza, al contrario, non � un dato disponibile all'osservazione, anche se capita di sentirla corrivamente evocare come tale. Non � una propriet� sperimentale della lingua. � un'ipotesi, se cos� la si vuole considerare. � un �se...� trasformato nel dettato di un postulato. �Indiscutibile�, dunque, solo per chi lo accetta come tale, e ribadito senza sosta dal suo ideatore, lungo un settantennio, nell�evidente consapevolezza che da esso dipende un costrutto teorico dal fondamento dogmatico. Una delle sostanze, se non la principale, con la quale Chomsky ha tessuto la sua tela. Presa invece che si sia la linguistica come disciplina sperimentale, � a dire il vero ridondante sottolineare che una frase dagli infiniti �incassamenti�, messa l� come apparente prova della inderogabilit� grammaticale di una regola ricorsiva, destinata a sua volta a fare fronte a un dogma di infinitezza, corrisponde alla congettura, sperimentalmente vuota, di un oggetto tanto �ideale�, quanto irreale. Insomma, un fantasma. N� � necessario dire di conseguenza e a cascata che la propriet� della lingua degli esseri umani di cui tale fantasma o qualsivoglia sua variante sarebbero testimonianze �indiscutibili� � perlomeno altrettanto, ma, a dire il vero, ancora pi� irrealmente �ideale�. O proseguire osservando che una cosa � ricorrere a un qualche astratto meccanismo ricorsivo per sviluppare una grammatica della lingua parzialmente ispirata all'idea di una grammatica formale, una cosa completamente diversa � fare di un meccanismo siffatto il sostanziale quid della grammatica della lingua umana. Con la conseguenza d'essere poi impegnati a tenerne a bada la sbardellata e irragionevole potenza (a un compito di servizio del genere Chomsky ha chiamato se stesso e la sua squadra per decenni). Nei fatti, �l�infinit� chomskiana � il letto di Procuste sopra il quale l�espressione umana si trova a essere estesa ben oltre la sua gi� indefinita dimensione. E a qual pro? A saturare il curioso sogno di un essere umano probabilmente molto fantasioso e intelligente? �Ideali� siffatti possono in effetti essere detti razionali (cartesiani?) solo al prezzo di privare la loro razionalit� di ogni ragionevolezza sperimentale e, al contempo, di vestirla di uno scientismo in fin dei conti parolaio, oltre che disponibile a continui rilanci. Con questi rilanci, dal semplice modello post-strutturalista di Syrtactic Structures (1957) a quello del cosiddetto Minimalismo, a cavaliere del passaggio di secolo, Chomsky ha fatto s� che gli adepti al credo, sempre impegnati a seguirlo nella costante ristrutturazione, non si fermassero un momento a fare un'attenta disamina critica del fondamento medesimo del progetto, dato a quel punto per scontato, se non accettato come articolo di fede. Il rilancio pi� fresco dell�impresa ha preso l'etichetta di �biolinguistica�: a Chomsky va dato atto di avere sempre avuto uno speciale talento nell�invenzione di etichette, per il diverso atteggiarsi del suo prodotto intellettuale, in realt� rimasto sempre il medesimo. Le etichette hanno seguito gli spiriti variabili dei tempi e sono cos� apparse sempre up to date ed � apparso appetibile ci� che hanno designato. Lo studio dell'evoluzione della terminologia chomskiana sarebbe in effetti un caso di scuola per i corsi di marketing: �� una caratteristica di ogni teoria scientifica quella di modificare continuamente il proprio apparato tecnico e concettuale, in conseguenza sia di nuove scoperte empiriche, sia di revisioni della propria struttura e dei propri scopi�, scrive Graffi in proposito (p. 113). Illustra in tal modo un buon precetto per il continuo rinnovamento della comunicazione pubblicitaria o per la comunicazione di ci� che un tempo si chiam� �rivoluzione permanente�. Ma Alphonse Karr, testimone nella Francia ottocentesca della larga pratica di un simile andazzo, ammonisce: �Plus �a change, plus c'est la m�me chose�. Come che sia, la biolinguistica si muove sempre sotto il pretesto che non sulla linguae sulle lingue degli esseri umani la ricerca chomskiana � (volgarmente) impegnata, ma (nobilmente) sulla determinazione della facolt� umana di linguaggio e, negli ultimi tempi, anche dei modi della sua evoluzione. Essa rientra pertanto a pieno titolo in quel settore della pubblicistica filosofico-scientifica, da qualche tempo alla moda, in cui una vasta congerie di specialisti di discipline diverse, dopo avere speculato il necessario (e spesso anche oltre), si esibiscono in usi frequenti di verbi modali e di forme verbali al condizionale (sarebbe stato..., potrebbe essersi trattato..., si sarebbe evoluta..., se cos� non fosse, si dovrebbe ammettere...), per passare conclusivamente al modo indicativo. Per via analogica, descrivono cos� circostanze riguardanti la specie che, per essere remotissime e manchevoli di testimonianze materiali, sono inaccessibili a qualsivoglia osservazione e finiscono per essere oggetto di (brillantissime) congetture costruite sopra (brillantissime) congetture. Il condizionale della premessa che la conclusione trasforma in indicativo � in effetti una bella combinazione di modi (verbali). Con essa, al giorno d�oggi prima si sviluppano, poi si divulgano discorsi che riguardano la (a)specificit� dell�essere umano. Lo osserva banalmente un filologo, curioso invece delle caratteristiche effettive di tali discorsi e dei testi che si trova sotto gli occhi. Capita che testi siffatti si diffondano con larghezza sulla lingua. Per farlo, privilegiano per� solo uno o due tratti, sotto pretesa che siano i pertinenti. Facendo sembiante di tenerlo per vile, in realt� perch� non saprebbero proprio cosa farne, per grave difetto di competenze filologiche, trascurano il gigantesco (indefinito?) dominio linguistico disponibile a essere osservato, analizzato e descritto. Per poi essere rielaborato, caso mai, in una prospettiva teorica, al modo delle api. Scrive in effetti Graffi (p. 115, i corsivi sono suoi) che gli �studi di Chomsky� (e, va aggiunto, la grande parte di quelli dei suoi epigoni) hanno un �carattere particolare�: �non si tratta mai (o quasi) di descrizioni sistematiche di una o pi� lingue, ma di ipotesi generali sulla natura della capacit� linguistica umana e del modo in cui si sviluppa nell�individuo; alcuni fenomeni linguistici [...] forniscono lo spunto per formulazioni di queste ipotesi�. E, continua Graffi, se �[l]a grammatica generativa [...] ha rappresentato anche uno strumento descrittivo di grande portata [...] si tratta, per cos� dire, di un effetto collaterale della prospettiva biolinguistica, che non ha infatti come scopo la descrizione delle lingue, ma la spiegazione dell'oggetto biologico linguaggio; i fenomeni delle singole lingue interessano soltanto in quanto possono gettare luce su vari aspetti di tale oggetto�. La faccenda � delicata, per una storia della linguistica �effettiva�. Gi� timidamente nel corso dell'Ottocento e largamente nella prima met� del Novecento, sorgendo dalle diverse filologie, una linguistica generale si istitu� infatti come disciplina consacrata all'espressione umana e alla correlata comunicazione: insomma, alla lingua (o al linguaggio, come si disse e si dice). Da allora, si pu� affermare che le lingue, nella loro variet�, oltre che specifico oggetto della ricerca linguistica, ne sono anche l'indispensabile innesco (o, se si vuole, il pretesto). La linguistica, fattasi generale, indaga e descrive allora un oggetto che si presenta sperimentalmente come non marcato per numero grammaticale, quindi tanto al singolare, quanto al plurale: una lingua e pi� lingue. Indaga e descrive al tempo stesso un oggetto che, in modo marcato, si presenta solo come un singolare definito: la lingua. Tra i due oggetti (il marcato e il non marcato), la linguistica istituisce una relazione sperimentale incessante. L'uno non esiste infatti senza l�altro, perch� ambedue sono semplicemente i termini di una relazione conoscitiva. Ci�, d�altra parte, differenzia la linguistica (generale) dalle filologie. Ma non di questo appunto si tratta, nella prospettiva di Chomsky. Egli � il linguista �ideale� o, forse, soltanto immaginario di ci� che pone come un'ipostasi indipendente da qualsiasi empiria, dogmaticamente. Si pu� chiamare linguaggio tale ipostasi, come si fa banalmente. La si pu� chiamare con uno qualsiasi dei succedanei terminologici (a partire da Grammatica Universale, per esempio) con cui Chomsky ha pi� volte verniciato e ripresentato come nuovo il nocciolo della sua ontologia. Non si enuncia pertanto un paradosso, se si osserva che, come per i medici cinquecenteschi di una celebre satira, Faciamus experimentum in corpore vili (�Facciamo l'esperimento sopra un corpo senza importanza�) � quanto in realt� prevede il programma scientifico chomskiano nei confronti delle lingue, cio� di ci� che � osservabile. Lo spiega Graffi, a ben vedere: fatte che si siano �ipotesi sulla natura della capacit� linguistica umana�, a tale programma accade di incrociare una lingua qualsivoglia (come �...effetto collaterale...�). A quel punto, l'importante � che, opportunamente inquadrata, per qualche dettaglio (�...alcuni fenomeni...�) essa si riveli conforme alle ipotesi (�...interessano soltanto...�). E ancora Graffi (pag. 123) poco pi� avanti: �L'impostazione chomskiana � [...] di tipo deduttivo, che � quello pi� comune nelle scienze esatte della natura�. Quali siano le scienze della natura, si badi bene, �esatte�, cui allude Graffi, in questa sua spiegazione dell�epistemologia chomskiana, chi scrive queste righe non saprebbe proprio dirlo. Ancor meno saprebbe indicare come mai esse (per numero maggiore o per altra virt�?) rendano �pi� comune�, nel processo di conoscenza, una �impostazione di tipo deduttivo�. Il sospetto che ci si trovi di fronte a una pagina di �storia ideale�, in proposito, � forte. Alla luce di un chiarimento siffatto, emerge al contrario quanto sia paradossale (o si deve dire mistificatoria?) l'attribuzione di uno �stile galileiano� che Chomsky fa a se stesso e al suo modo di fare ricerca. Ne viene conferma della sua spiccata attitudine alle tecniche di marketing. Come cartesiano, galileiano � infarti strumento deonomastico di consolidamento e di amplificazione dell'immagine del suo brand, grazie all'uso di altisonanti evocazioni �ideali� di nomi illustri della �storia effettiva� del pensiero e della scienza. Cosa i cos� evocati penserebbero di tali chiamate in causa sarebbe d�altra parte un bell�argomento di studio per un corso di �storia ideale�: �Se Cartesio e Galilei tornassero in vita, di Chomsky e dell�uso che egli fa dei loro nomi, cosa direbbero?�. Ma �[a]nche se la creazione di nuove teorie � una realizzazione di pochi dotati, lungo gran parte della storia umana � stato possibile ad altri, di minor talento, comprendere e apprezzare ci� che era stato compiuto�: l�apodittica affermazione sta quasi in conclusione della voce �Linguaggio�, che fu chiesta a Chomsky come contributo per l�Enciclopedia Einaudi (Torino, 1979, il brano ricorre alla p. 395 dell�ottavo volume; l'italiano � di L. Fontana). Perlomeno quanto alla scienza e alla conoscenza, la specie titolare della facolt� di linguaggio vi si trova divisa in due gruppi: i �pochi dotati�, ragni capaci di tessere la loro tela, e, in gran numero, gli �altri, di minor talento�. Questa seconda qualificazione suona, a dire il vero, da eufemismo, all'orecchio di un filologo uso all�analisi testuale. Dietro la cautelosa parafrasi, si intravede la designazione di coloro che si candidano a finire beati in quella tela. Giudichi d'altra parte chi legge se l'enunciazione di una tassonomia siffatta non suoni equivocamente sinistra, alla luce di esperienze culturali e socio-politiche novecentesche e delle loro attuali conseguenze. A esse, sorprendentemente, l'ideologia di Noam Chomsky ha l�aria di dovere, in modo sotterraneo, pi� di qualcosa: sono pericoli che si corrono affidandosi alla �storia ideale�. Anche perch� pare fuori di ogni questione in quale dei due gruppi distinti, �pochi dotati� vs. �altri, di minor talento�, chi ne ha proposto la distinzione ha posto se stesso. Quella volta che scomparve Agatha Christie (Ilpost.it) - La pi� famosa scrittrice di gialli mor� cinquant'anni fa, ma per undici giorni molti la diedero per morta gi� nel 1926. - La celebre scrittrice di gialli Agatha Christie mor� il 12 gennaio 1976 nella sua casa nell�Oxfordshire, in Inghilterra. Prima di allora ci fu per� un altro momento in cui fu quasi data per morta: cinquant�anni prima, nel 1926, quando scomparve per 11 giorni facendo credere ai suoi lettori di tutto il mondo di essere diventata protagonista di una delle sue storie del mistero. All�epoca Christie aveva 36 anni ed era gi� una famosa scrittrice di romanzi polizieschi: il suo primo libro, Poirot a Styles Court, in cui compariva il detective belga Hercule Poirot, era stato pubblicato nel 1920, e da allora aveva scritto altri sei libri gialli. Uno molto famoso, L�assassinio di Roger Ackroyd, era uscito solo pochi mesi prima. I suoi romanzi polizieschi e i suoi racconti sarebbero arrivati a vendere pi� di due miliardi di copie, superati solo dalle opere di Shakespeare e dalla Bibbia. Cominci� tutto il 4 dicembre del 1926, quando Christie scomparve dalla sua casa a Sunningdale, nella campagna a ovest di Londra. La mattina dopo la polizia trov� la sua macchina vicino a una cava di gesso, con dentro una patente di guida scaduta e dei vestiti. Dal momento del ritrovamento dell�auto il fatto divent� immediatamente una notizia per i giornali di tutto il mondo, che cominciarono a pubblicare decine di articoli con aggiornamenti, testimonianze delle persone vicine alla scrittrice e molte teorie, alcune accreditate dalla polizia e altre di cui non si sapeva neppure l�origine, ma che resero la storia un avvincente mistero. La mobilitazione per la ricerca della scrittrice fu enorme, e non solo da parte della polizia: parteciparono tra i 10 e i 15-mila volontari. Furono utilizzati diversi aeroplani per perlustrare la zona vicina alla cava e pare che perfino lo scrittore Arthur Conan Doyle prov� a contribuire a modo suo portando uno dei guanti di Christie a una donna che si spacciava per sensitiva. La polizia cerc� indizi nel manoscritto a cui stava lavorando Christie in quel periodo, che sarebbe poi diventato Il mistero del Treno Azzurro (1928). Quando nelle ricerche fu trovata una bottiglietta con un�etichetta che diceva �piombo velenoso e oppio�, la polizia valut� la possibilit� che la scrittrice si fosse allontanata per suicidarsi. Cominci� anche a circolare la voce secondo cui avesse lasciato una busta sigillata con l�indicazione di aprirla solo nel caso in cui fosse stata trovata morta. Ma c�erano anche prospettive meno tragiche: una suggeriva che Christie fosse scappata a Londra, vestita con abiti maschili; e a un certo punto si pens� addirittura che la scomparsa fosse solo un�originale trovata per pubblicizzare un suo nuovo libro. La donna che lavorava da lei come domestica sment� l�ipotesi con decisione, dicendo che erano sciocchezze e che �la signora Christie � una vera signora, non farebbe mai una cosa cos�. Dopo un paio di giorni di indagini la polizia raccont� che Christie aveva lasciato tre lettere: una per il marito, una per il cognato e una per la sua segretaria. La lettera del cognato fu distrutta, mentre quella lasciata alla segretaria conteneva una frase in cui la scrittrice diceva di non stare pi� bene in quella casa, e che sentiva il forte bisogno di andarsene. Il marito di Christie non volle rivelare quello che c�era scritto nella sua, e si giustific� dicendo che il contenuto era personale e che la moglie l�aveva evidentemente scritta prima di decidere di andarsene. In un�intervista che usc� sul Daily Mail infatti Archibald �Archie� Christie, il primo marito della scrittrice, sostenne che la moglie si fosse allontanata di sua spontanea volont�. Archibald Christie � un pezzo importante di questa storia: era un ufficiale del Regio reggimento di artiglieria britannica, e aveva conosciuto Christie (che da nubile si chiamava Agatha Miller) subito prima dello scoppio della Prima guerra mondiale. I due si erano sposati nel 1914 e nel 1919 avevano avuto una figlia (l�unica che ebbe la scrittrice): Rosalind. Dopo aver vissuto parecchi anni a Londra, la famiglia aveva comprato la casa di Sunningdale, ribattezzata �Styles�, in onore della villa del primo romanzo poliziesco di Christie. Tuttavia proprio nel 1926 Archibald aveva ammesso alla moglie di essersi innamorato di un�altra donna, Nancy Neele, e le aveva chiesto il divorzio. Poco prima c�era stato un altro evento traumatico della vita della scrittrice, la morte della madre, avvenuta ad aprile del 1926. La storica Lucy Worsley ha scritto che la relazione tra lei e il marito era cos� compromessa che lui non and� nemmeno al funerale della suocera. A un certo punto quindi la polizia e l�opinione pubblica cominciarono a sospettare che potesse essere lui il responsabile della sparizione di Christie, e che l�avesse uccisa. A corroborare questa tesi c�era anche il fatto che, come si scopr�, la sera prima della scomparsa della scrittrice, il 3 dicembre, i due avevano avuto un litigio. Alcuni ipotizzarono invece che la scrittrice si fosse allontanata da casa per cercare in qualche modo di incastrare il marito come responsabile del suo omicidio. Man mano che i giorni passavano la polizia si convinse che Christie fosse morta. Solo la sera di domenica 14 dicembre, dopo 11 giorni, due dipendenti di un albergo di Harrogate, una citt� termale nella contea del North Yorkshire, a nord di Leeds e a circa 350 chilometri dalla casa dei Christie a Sunningdale, si presentarono alla stazione di polizia per segnalare che un�ospite dell�hotel aveva un�evidente somiglianza con Agatha Christie. Era effettivamente lei. Secondo una prima ricostruzione � che fu possibile combinando quello che Christie stessa raccont� ai giornalisti, le indagini della polizia e il racconto dei testimoni � e secondo una diagnosi di due medici che la visitarono, la sera del 4 dicembre Christie era uscita di casa con la propria Morris Cowley e aveva poi avuto un vuoto di memoria, forse causato dall�urto con la siepe dove era stata poi trovata l�auto. Aveva poi camminato fino a una stazione, aveva preso un treno ed era scesa a Londra. Era poi ripartita, per finire nell�hotel di Harrogate in cui fu ritrovata. Alcune cose che disse in seguito per� fanno pensare che Christie avesse tutta l�intenzione di allontanarsi da casa e di non farsi trovare. Alla reception si registr� come �Teresa Neele�, usando quindi il cognome dell�amante di suo marito. Non era passata inosservata ai dipendenti dell�albergo, soprattutto perch� non aveva con s� alcun bagaglio, e perch� nei giorni successivi si era fatta recapitare diversi pacchi con vestiti nuovi. Partecipava alle cene organizzate dall�albergo ed era socievole con gli altri ospiti, tanto che qualcuno aveva cominciato a notare l�evidente somiglianza col ritratto di Christie che da giorni compariva sui giornali. Nella sua autobiografia, uscita nel 1976, non c�� alcun riferimento all�episodio. Fu la biografa di Christie, Laura Thompson, in un libro del 2008, a sostenere la versione secondo cui la scrittrice inglese fosse in un periodo di forte confusione causata da una depressione. Nel 1928 Agatha e Archibald divorziarono, e una settimana dopo lui si spos� con Nancy Neele. La scrittrice decise di mantenere il cognome del marito per i suoi libri, ma ebbe poi un secondo marito, l�archeologo inglese Max Mallowan. Conobbe Mallowan in Iraq, dove era arrivata con l�Orient Express. La grande storia della patata - Coltivata da migliaia di anni nelle Americhe ci mise dei secoli prima di convincere gli europei, ma poi svolse un ruolo essenziale nello sviluppo globale. - Era finora noto che la patata e il pomodoro, entrambi appartenenti alla famiglia delle Solanacee, fossero imparentati tra loro. Ma un recente studio condotto dall�Istituto di genomica agraria di Shenzhen, in Cina, ha chiarito il tipo di parentela: attraverso l�analisi di 128 genomi l�Istituto ha stabilito che il Solanum tuberosum che mangiamo oggi, cio� la patata, � il risultato di un�ibridazione antica avvenuta tra il Solanum lycopersicum (pomodoro) e il Solanum etuberosum, una pianta originaria del Sud America. Nessuna delle due piante ha le strutture di accumulo di sostanze di riserva a cui ci riferiamo come tuberi, che si sono invece formati con l�ibridazione dando alle patate un enorme vantaggio di crescita in ambienti difficili, permettendo �l�esplosiva diversificazione delle specie� che vediamo e mangiamo oggi, ha spiegato il ricercatore Sanwen Huang. A partire da questa scoperta il giornalista francese Octave Larmagnac-Matheron ha ricostruito la lunga storia �politica, religiosa e filosofica della patata�: un ortaggio, spiega, che ha incontrato notevoli resistenze prima di diffondersi tra tutte le classi sociali e in tutto il mondo. La storia della patata inizia in America. I nativi americani probabilmente la consumavano gi� migliaia di anni fa, dato che i resti di un esemplare di patata selvatica risalente a 13 mila anni fa sono stati trovati nel sud del Cile. Furono le civilt� indigene della regione delle Ande intorno al lago Titicaca le prime a piantarla, a coltivarla e a conservarla, anche ad altitudini molto elevate (dai 3 ai 4-mila metri). Da l� in poi le patate cominciarono a svolgere un ruolo molto importante nella dieta delle popolazioni andine, insieme al mais. Che comunque prevalse sulla patata, per diversi motivi. Come ha spiegato in uno dei suoi libri l�antropologo dell�universit� di Yale James C. Scott, furono sui cereali che vennero costruite le prime civilt� governate da un�autorit� centrale: non sulla manioca, sulle patate, sulle arachidi o sulle banane, piante che spesso fornivano pi� calorie rispetto a grano e orzo e che richiedevano meno sforzi, ma che non potevano essere tassate facilmente come i cereali. Il grano prevalse per ragioni �di visibilit�, divisibilit�, calcolabilit�, conservabilit� e trasportabilit�, spiega Scott. I cereali erano facili da immagazzinare e poich� i campi erano ben visibili e il raccolto maturava tutto in un breve periodo di tempo era impossibile per i coltivatori sfuggire all�esattore delle tasse. Tuberi o radici potevano essere lasciate nel terreno pi� a lungo, potevano essere raccolte sul lungo periodo e non � un caso, per Scott, che le comunit� di varie parti del mondo che dipendevano da tuberi o radici raramente si svilupparono in stati centralizzati. Nelle culture indigene del continente americano, come quella degli Inca, la patata era comunque insieme al mais un alimento vitale e divenne anche oggetto di culto. Nella regione di Cuzco, sulle Ande peruviane, sono state rinvenute ceramiche a forma di patata che aveva tra l�altro una propria dea protettrice, chiamata Axomama. Fu con l�arrivo dei conquistadores e della loro sanguinosa colonizzazione che la patata abbandon� il continente americano. Probabilmente arriv� nei porti spagnoli intorno al 1534 e da l� si diffuse gradualmente in tutt�Europa cominciando a comparire nelle opere botaniche dell�epoca. Questo ortaggio, tuttavia, non entr� subito nelle diete, se non in periodi di grande carestia. Inizialmente fu addirittura considerato inadatto al consumo e apprezzato pi� per le sue virt� terapeutiche o ornamentali della pianta da cui cresceva, che per quelle culinarie. Lo si trovava pi� facilmente negli ospedali che nelle cucine, ospedali dove veniva utilizzato per curare eczemi, ustioni e calcoli renali. Re Filippo II di Spagna arriv� persino a inviare delle piante di patata a papa Pio IV per aiutarlo a combattere la sua malattia di cui comunque, nel 1595, mor�. L�appartenenza della patata alla famiglia delle Solanacee, una delle pi� ricche di specie pericolose e tossiche, era gi� stata individuata alla fine del Cinquecento dal botanico svizzero Gaspard Bauhin. Per questo la patata era vista con sospetto come rilev� lo scrittore Alexandre Dumas, autore di Il conte di Montecristo, ma anche di Il grande dizionario di cucina, che nel 1873 parl� degli �assurdi pregiudizi� che impedirono a lungo di apprezzarla �per il suo giusto valore�. Con i suoi tuberi la patata venne insomma classificata alla pari della mandragola o della belladonna, piante della famiglia delle Solanacee storicamente legate alla stregoneria, e in parte tossiche. Venne poi associata al tartufo, considerato un fungo terrificante, definito il �fungo del diavolo�, che cresceva sottoterra ed era sensibile ai cicli lunari. La patata venne infine accusata di diffondere la peste o la lebbra (il parlamento di Parigi nel 1748 ne viet� addirittura la coltivazione per non trasmettere le infezioni), e poich� era cos� mal considerata veniva data in pasto, come riport� Victor Hugo nel suo romanzo L�uomo che ride del 1869, �a maiali e detenuti�, quasi fosse �spazzatura�. Fu solo dalla met� del XVIII secolo che la patata cominci� a essere consumata in Europa, ma prima di essere accettata come un alimento vero e proprio il suo scopo principale fu quello di arginare le carestie: quelle francesi che si svilupparono tra il 1769 e il 1770, ad esempio, quando la patata torn� al centro dell�interesse soprattutto grazie ad Antoine Parmentier (1737-1813). Parmentier fu agronomo, nutrizionista e farmacista nell�esercito durante la Guerra dei sette anni quando venne fatto prigioniero in un carcere prussiano e venne costretto a mangiare patate, scoprendone le qualit� nutritive. Una volta tornato, Parmentier partecip� a un concorso indetto dal comune di Besan�on che chiedeva di indicare i vegetali che in tempi di carestia avrebbero potuto sostituire quelli comunemente usati. Lui rispose con una memoria intitolata Examen critique de la pomme de terre (Esame critico della patata) in cui scrisse: �I nostri soldati hanno mangiato una quantit� considerevole di patate durante l�ultima guerra; hanno persino esagerato senza esserne disturbati; sono state la mia unica risorsa per pi� di due settimane, e non ne sono stato fiaccato�. Parmentier continu� a pubblicare scritti sulle patate dedicandosi alla loro promozione. Si racconta che convinse la regina Maria Antonietta ad adornarsi i capelli con fiori di patata e che organizz� cene d�alta societ� a base di questo tubero. Le classi lavoratrici rimasero pi� sospettose verso le patate e per incoraggiarne il consumo Parmentier escogit� un trucco: le fece piantare in campi sorvegliati da soldati armati facendo intendere che si trattasse di un cibo prezioso. Quando una notte decise di abbassare la guardia, le patate vennero rubate e cominciarono cos� a essere consumate. Luigi XVI ringrazi� Parmentier per aver �inventato il pane dei poveri�, cio� un pane fatto con la farina di patate. Nella Francia rivoluzionaria, come scrisse Dumas, �le patate erano considerate cos� indispensabili che un decreto della Comune ordin� il 21 ventoso (il sesto mese del calendario rivoluzionario) di censire i giardini di lusso per destinarli alla coltivazione di questo ortaggio; di conseguenza, il grande viale del giardino delle Tuileries e le aiuole fiorite furono coltivate a patate�. Per Napoleone, invece, �un esercito di mangiatori di patate non avrebbe mai potuto sconfiggere un esercito di mangiatori di grano�. Diversi eventi accelerarono la diffusione della coltivazione della patata. Nel 1816, conosciuto come l�anno senza estate o come l�anno della povert�, delle anomalie climatiche distrussero gran parte dei raccolti europei. La patata non fu completamente risparmiata, ma si dimostr� pi� resistente alle forti variazioni climatiche, al freddo e all�umidit� rispetto ai cereali diventando gradualmente un elemento essenziale della dieta. Questo entusiasmo fu smorzato dalla grande carestia irlandese tra il 1845 e il 1852, quando alla politica economica britannica, alle condizioni dell�agricoltura e al brusco incremento demografico si aggiunse la diffusione della peronospora, malattia fungina che distrusse le coltivazioni di patate. Tuttavia, furono presto sviluppate delle variet� resistenti e la produzione, infine, riprese continuando a diffondersi per tutto il XIX secolo, e in particolare nell�Europa settentrionale, dove la coltivazione dei cereali era pi� difficile. I mangiatori di patate, quadro di Vincent van Gogh del 1885, testimonia la penetrazione del tubero nelle classi lavoratrici. La patata divenne insomma, racconta sempre Dumas, �un ortaggio eccellente�, �un alimento vero, sano, facile ed economico�. Per diversi storici fu dopo l�ampio consumo di patate che gli europei vissero l�espansione demografica e quella industriale. Il filosofo marxista Friedrich Engels paragon� l�importanza della patata a quella del ferro sostenendo che in sua assenza la Rivoluzione industriale non sarebbe mai avvenuta, poich� i lavoratori non avrebbero avuto le calorie e l�energia necessarie a sostenere i duri ritmi del nuovo lavoro. In L�origine della famiglia, della propriet� privata e dello Stato (1884) scrisse: �Il ferro � l�ultima e la pi� importante di tutte le materie prime che hanno svolto un ruolo rivoluzionario nella storia. L�ultima (�) fino alla patata�. Altri studiosi sottolineano il ruolo della patata nell�approvvigionamento degli eserciti, ma anche nella riduzione delle rivolte, spesso legate al prezzo del pane, sostenendo che la sicurezza alimentare a cui la patata diede un contributo fondamentale fu, in una certa misura, anche un fattore di pacificazione. Alla fine, la patata � diventata una sorta di simbolo nazionale, per molti paesi. � un elemento fondamentale del patrimonio culinario e gastronomico francese: costituisce l�altro ingrediente della steak frites francese, che per l�intellettuale Roland Barthes � il piatto per eccellenza dell�identit� del suo paese, un �grande mito nazionale�. Le patatine fritte non a caso sono chiamate �french fries� dagli anglofoni. La Francia non � certo un�eccezione. Per diversi paesi, come la Norvegia, la patata � infatti uno dei simboli dell�identit� nazionale, il risultato ben riuscito di un�appropriazione identitaria. Le patate sono oggi coltivate in tutto il mondo a quasi tutte le latitudini, su una superficie di circa 170-mila chilometri quadrati. La produzione globale, secondo il database della FAO, � di circa 383 milioni di tonnellate annue, con Cina e India al primo posto. Qu Dongyu, direttore della FAO, ha detto che la produzione di questa coltura, che esige poco in termini di terra e acqua e il cui 85 per cento viene consumato, dovrebbe �raddoppiare nei prossimi 10 anni�: per affrontare i gravi futuri problemi di carestia e malnutrizione.