Aprile 2026 n. 4 Anno LVI MINIMONDO Periodico mensile per i giovani Direzione redazione amministrazione e stampa Fondazione Biblioteca Italiana per Ciechi �Regina Margherita� ETS via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Casella postale 285 tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it web: www.bibliotecaciechi.it Registrazione 25-11-1971 n. 202 Dir. resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Pietro Piscitelli Massimiliano Cattani Luigia Ricciardone Copia in omaggio Rivista realizzata anche grazie al contributo annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cultura. Indice Primo maggio: dalle fabbriche alla piazza Ma io non sono brava� Le api, sentinelle ecologiche della salute del pianeta L�antico piacere dello shopping La storia della Madeleine, il dolce che incant� Marcel Proust Alla scoperta di Chianciano Addio a Gino Paoli Primo maggio: dalle fabbriche alla piazza (di Elena Formiglio, �Focus Storia� n. 223/25) - Si celebra in Europa e in parte del mondo. Ecco come � nata e si � diffusa la giornata dei lavoratori. - �Otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire�. Lo slogan, coniato in Australia nel 1855, e divenuto simbolo del movimento operaio, rappresentava non soltanto una rivendicazione sul tempo del lavoro, ma un progetto di vita per milioni di lavoratori allora costretti a orari senza limiti. Fu il primo passo di una lunga battaglia per i diritti dei lavoratori, ricordata ogni anno il 1� maggio in Europa e in oltre 60 Paesi nel mondo. Ma perch� proprio questa data? Nella seconda met� dell�800 negli Stati Uniti i lavoratori cominciarono a unirsi, con l�obiettivo di richiamare l�attenzione sui diritti degli operai nelle fabbriche, soprattutto sull�orario di lavoro, che all�epoca poteva arrivare fino a 16 ore al giorno. Una delle pi� importanti associazioni sindacali dell�epoca era quella dei cosiddetti Knights of Labor (Cavalieri del lavoro) che rivendicavano l'abolizione del lavoro minorile, il miglioramento delle condizioni degli operai e la riduzione dell�orario a otto ore giornaliere. All'epoca il mondo sindacale e operaio era in gran fermento, cos� il 1� maggio 1886 l�organizzazione sindacale Federation of Organized Trades and Labor Unions indisse uno sciopero nazionale e una grande manifestazione in tutti gli Stati Uniti per rivendicare la giornata lavorativa di otto ore. L'epicentro fu Chicago, dove al corteo parteciparono decine di migliaia di lavoratori, oltre a varie sigle sindacali, tra cui Knights of Labor, e i movimenti anarchici. Due giorni dopo a Chicago vi furono per� i primi scontri: davanti alla fabbrica di macchine agricole McCormick Harvesting, la polizia apr� il fuoco sugli operai in sciopero, uccidendone alcuni. In risposta alle violenze del 3 maggio, gli anarchici indissero allora una nuova manifestazione a Chicago per il 4 maggio, da tenersi in Haymarket Square. Durante il comizio, a un certo punto esplose una bomba che uccise sul colpo un agente. La polizia reag� sparando sulla folla. Il bilancio di quella tragica giornata fu di sette poliziotti e almeno quattro manifestanti uccisi, anche se il numero esatto delle vittime non fu mai accertato. All�episodio segu� una dura repressione del movimento operaio e sindacale, culminata nell�arresto di otto militanti anarchici: cinque di loro furono condannati a morte e divennero noti come i �martiri di Chicago�. Per ricordare quei tragici giorni, nel 1894 il presidente degli Stati Uniti, Grover Cleveland, prese in considerazione l�idea di celebrare il primo giorno di maggio come festa del lavoro. Tuttavia, temendo sommosse e volendo prendere le distanze dal movimento socialista e anarchico, spost� la festivit� al primo luned� di settembre: nacque cos� il Labor Day, ancora oggi festeggiato in Usa e Canada. Ma l�eco di quei fatti era arrivata anche in Europa. Durante il Congresso della Seconda internazionale di Parigi, nel 1889, i delegati dei principali Paesi europei decisero di proclamare il 1� maggio la giornata internazionale di lotta per le otto ore. La prima grande manifestazione unitaria si svolse l�anno successivo, il 1� maggio 1890, in molte citt� europee, in segno di solidariet� tra i lavoratori di tutto il mondo. Anche in Italia la ricorrenza fu celebrata per la prima volta nel 1890, poi venne soppressa dal fascismo nel 1925 e ripristinata nel 1945, dopo la fine della guerra. La lotta per un lavoro pi� equo e i profondi cambiamenti dell�inizio del Novecento trovarono spazio anche nei manifesti e nei periodici. In Francia, le copertine dei giornali raffiguravano la classe operaia in lotta immersa in scenari primaverili, simbolo di rinnovamento. In Italia, il periodico L'Aurora celebrava la festa del Primo maggio con immagini allegoriche, come una Venere emergente dalle acque, simbolo di rinascita, o la figura di un uomo che spezza le catene, simbolo di liberazione dalla schiavit� del lavoro. In Inghilterra, il pittore Walter Crane, del movimento Arts and Crafts, realizz� manifesti a sostegno del socialismo e del movimento operaio. Tra i suoi simboli ricorrenti il treno, che rappresentava l�inarrestabile avanzata della classe lavoratrice contro il capitale. Non tutti per� condividevano la lotta e gli scioperi. Tra chi fu accusato di schierarsi con i reazionari ci fu persino Adriano Celentano, che con la sua canzone Chi non lavora, non fa l�amore, vincitrice del Festival di Sanremo nel 1970, suscit� furibonde polemiche. Il brano, pubblicato dopo l��autunno caldo� del 1969 (un�ondata di scioperi nelle fabbriche senza precedenti in Italia), sembrava criticare le proteste, sostenendo ironicamente che manifestare toglieva tempo alla vita privata. Anni dopo Celentano spieg� che si trattava di una presa in giro di chi criticava gli scioperi. Quanto fosse centrale il lavoro nella vita di tutti lo aveva gi� messo in evidenza Sigmund Freud (1856-1939). Il fondatore della psicoanalisi lo considerava un elemento chiave per l�equilibrio psicologico e sociale dell�individuo. Per lui, amare e lavorare sono pilastri della salute psichica: un�insoddisfazione nel lavoro pu� influenzare la sfera affettiva. La ricorrenza, tradizionalmente legata al socialismo e al comunismo, fu adottata anche dai cattolici. Nel 1955 papa Pio XII istitu� la festivit� di San Giuseppe lavoratore, da celebrarsi proprio il 1� maggio, in aggiunta a quella tradizionale del 19 marzo. Patrono di artigiani e operai, il falegname padre putativo di Ges� divenne cos� il simbolo cristiano del lavoro umile. Ma io non sono brava� (di Raffaella Procenzano, �Focus� n. 398/25) - La chiamano sindrome dell�impostore: � la sensazione di non meritare i risultati e i successi per i quai si � tanto lavorato. Un disagio inconfessabile, che per� colpisce tanti, uomini e donne, anche famosi - �Non � possibile che io sia qui�, pensava Michelle Obama quando � entrata per la prima volta alla Casa Bianca accanto al marito Barack. Lo ha raccontato lei stesa: non si � mai sentita brava abbastanza da meritare i (tanti) successi che ha avuto nella sua vita. Ed � in ottima compagnia: Tom Hanks, sicuramente uno dei pi� grandi attori degli ultimi decenni, ha confessato di pensare spesso: �Prima o poi qualcuno si accorger� che non so recitare�. La stessa sensazione provata da Chuck Lorre, lo scrittore che ha creato la serie tv The Big Bang Theory (ha dichiarato riguardo a s� stesso: �In realt� faccio schifo, sono un imbroglione�), e da tantissime altre persone di successo, in tutti i campi. Si sentono costantemente a disagio nei propri panni, solo che di solito non lo dicono a nessuno. Gli psicologi la chiamano �sindrome dell�impostore�, anche se oggi viene preferita la definizione �fenomeno dell�impostore�, visto che la parola sindrome rimanda a una sorta di malattia. Invece si tratta pi� che altro di una convinzione che si insinua piano piano, spesso gi� durante l'adolescenza, in un gran numero di persone di talento, e che di solito � tanto pi� forte quanto pi� queste persone hanno un alto grado di intelligenza abbinato a una marcata tendenza al perfezionismo. Non � un fenomeno raro: si calcola che il 70 per cento delle persone lo sperimenti almeno una volta nella vita. Ma rimane nascosto perch� l�ultima cosa che �l�impostore� vuole, � essere smascherato. Cos� ostenta sicurezza, e sorride se qualcuno si complimenta con lui (o con lei) per i risultati raggiunti: la menzione d�onore alla laurea, una promozione inattesa, l�elezione in consiglio comunale, quel posto di amministratore delegato di una multinazionale per cui si sono presentati candidati prestigiosi da molti Paesi ecc. Dentro, per�, si sente morire perch� � profondamente convinto di non meritare assolutamente i propri successi: pensa che di sicuro qualcuno non ha saputo giudicarlo in modo corretto, perch� se no si sarebbe accorto della sua inadeguatezza. O che si sia trattato di un semplice colpo di fortuna. Ironia della sorte, questo sentimento di solito fa s� che queste persone si impegnino il doppio delle altre, in modo che nessuno si accorga che non sono affatto �brave� nel proprio lavoro, con il risultato che diventano ancora pi� brave. Arrivano quindi a mietere nuovi successi e di conseguenza il loro terrore di essere smascherati cresce sempre di pi�. Un meccanismo psicologico difficile da scardinare. Anche perch� gli interessati dal fenomeno dell�impostore spesso pensano di essere gli unici a provare la costante sensazione di essere sopravvalutati dagli altri. Ritengono che i successi altrui siano pienamente meritati, al contrario dei propri: cos� devono nascondere le proprie sensazioni a tutti, ai colleghi, agli eventuali sottoposti e perfino ai familiari. E siccome pretendono sempre di pi� da s� stessi, in molti casi si aspettano lo stesso dagli altri, e finiscono per apparire insoddisfatti e sempre pronti a dare giudizi taglienti. Con il risultato, che aggiunge la beffa al danno, di essere giudicati superbi ed estremamente antipatici, almeno in alcune situazioni. Facile allora chiedersi: �Se sono cos� intelligenti (e di solito lo sono), come fanno a non accorgersi che il loro talento � reale e che i risultati che ottengono sono strameritati?�. Succede perch� sono entrati in una sorta di �spirale� psicologica da cui � difficile uscire: la convinzione di valere poco � cos� radicata che spesso anche coloro a cui viene spiegato che probabilmente il loro disagio � dovuto alla sindrome dell�impostore, hanno una prima reazione del tutto paradossale, cio� viene loro spontaneo il pensiero: �Ma sar� abbastanza bravo per avere la sindrome dell�impostore?�. Molti, in alcune circostanze, arrivano ad autosabotarsi per non smentire ai propri occhi la propria inadeguatezza nelle situazioni in cui potrebbero mostrare il loro talento e, per esempio, rinunciano a occasioni o ad avanzamenti di carriera che potrebbero metterli ancora pi� in luce. Gli psicologi si sono spesso interrogati sui meccanismi che portano a diventare un �impostore�. Secondo Pauline Clance e Suzanne Imes della Georgia State University (Usa), le psicologhe che per prime hanno inquadrato il fenomeno quasi cinquant�anni fa, tutto deriva da una sorta di �dissonanza cognitiva�. Si tratta cio� di persone che, per qualche ragione, avevano su s� stesse una bassa aspettativa di avere successo nella vita e poi, trovandosi invece a ottenere risultati di rilievo, si sentono a disagio perch� non si ritengono degne della posizione raggiunta. Il conflitto tra due convinzioni in contraddizione tra loro (ho successo ma io sono un individuo che non pu� averne) fa s� che ci si senta sempre inadeguati. E senza dubbio, il ruolo centrale in questo meccanismo lo gioca l'autostima, visto che di solito i sistemi di difesa psicologica agiscono in modo che i successi vengano attribuiti a fattori interni (sono bravo, sono intelligente ecc.) mentre i fallimenti a quelli esterni (mi ha bocciato perch� ce l�ha con me, non ho fatto carriera per colpa di un raccomandato ecc.). Ma per l�impostore � tutto il contrario: i buoni risultati dipendono perlopi� da cause esterne (ho avuto fortuna), mentre gli insuccessi sono esclusivamente una propria responsabilit�. Perch� accade? Non ci sono certezze, ma la gran parte degli psicologi punta il dito contro un�educazione sbagliata ricevuta fin da piccolissimi da parte di genitori troppo presenti (ed esigenti) che mettono i figli sotto pressione, oppure al contrario completamente assenti o distratti, che portano i figli a voler essere sempre i migliori nella speranza di essere notati e quindi amati. E non vanno dimenticate le cause esterne: secondo uno studio dell�Universit� di Amsterdam, molti stereotipi giocano un ruolo importante nella stima di s�. Cos�, chi si trova per esempio ad avere successo molto presto pensa di non essersi guadagnato abbastanza la propria posizione. Anche per questa ragione, fino a qualche anno fa si pensava che il fenomeno dell�impostore riguardasse soprattutto le donne, pi� portate a sentirsi inadeguate in contesti �maschili� come i gruppi dirigenziali di molti posti di lavoro. Ora gli studiosi ritengono che in realt� non ci siano differenze tra i due sessi (� solo che gli uomini confessano di provare la sensazione di �essere fasulli� molto meno delle donne). Lo ha provato una ricerca coordinata dalla Stanford University School of Medecine (Usa) che ha preso in esame 62 studi in questo campo (la met� dei quali condotta negli ultimi 10 anni). �E forse non c�� differenza neanche tra le et�, visto che gran parte degli studi non la evidenzia. Il che significa che non ci si pu� nemmeno consolare con il fatto che la maturit� e l�esperienza posano portare gli impostori a non sentirsi pi� tali�, commenta Dena Bravata, prima firmataria della ricerca. Insomma, possono soffrire per questa convinzione uomini e donne di ogni et�. Che fare allora? Oltre a rivolgersi a un terapeuta per interrompere la spirale psicologica negativa, gli esperti consigliano a chi si sente impostore di riflettere su alcuni dati di fatto: innanzitutto che questo fenomeno � diffuso principalmente tra le persone di successo e quindi chi ne soffre � quasi sempre un individuo di successo. E poi, visto che almeno una volta nella vita il 70% delle persone pensa di essere un impostore, ci� fa s� che in qualsiasi contesto sociale ci si trovi, con persone note o sconosciute, � probabile che nello stesso momento ci sia almeno un�altra persona che si sta sentendo fasulla. �La sensazione di non essere soli pu� essere molto terapeutica�, aggiunge Bravata. �Incontrare altre persone che si sentono impostori contrasta l�idea di essere i soli incompetenti in mezzo a tante persone di successo�. E ci si pu� consolare con un altro dato: da una ricerca condotta su un campione di studenti universitari alla DePaul University di Chicago � emerso che chi soffriva del fenomeno dell�impostore era pi� ansioso agli esami e si aspettava di ottenere risultati peggiori dei compagni, ma era anche meno propenso a imbrogliare o a copiare i risultati dei compiti. Perch�, diciamocelo, gli �impostori� sono persone preparatissime, capaci, oneste e spesso davvero brave. Devono solo imparare a sapere di esserlo. Le api, sentinelle ecologiche della salute del pianeta (di Angelo Monti, Blog.heidelbergmaterials.it) - A questi insetti � associato non solo il miele, ma c�� ben altro! - Dentro un alveare c�� molto di pi� di uno dei cibi pi� dolci e nutrienti che la natura ci abbia donato. C�� una societ� perfettamente organizzata nella quale ogni individuo porta avanti in maniera instancabile ed efficiente un preciso compito per garantire la sopravvivenza della comunit�. E non parliamo solo della comunit� della loro specie, ma quella dell�intero pianeta. Dentro un alveare c�� l�immagine dello stato di salute della Terra. Chi ha sempre associato il lavoro delle api solo al miele forse non sa che questo piccolo straordinario insetto ha un ruolo fondamentale per l�ambiente in cui viviamo. Per molte piante il principale meccanismo di riproduzione � l�impollinazione, che consiste nel trasporto del polline dalla parte maschile alla parte femminile dell�apparato riproduttivo. � il lavoro svolto da insetti come farfalle, falene, ditteri e coleotteri, ma soprattutto dalle api, insetti impollinatori per eccellenza. Nel loro vagare di fiore in fiore alla ricerca del nettare necessario per produrre il loro prezioso nutrimento, le api contribuiscono al trasporto del polline, trattenendolo sulla peluria e sulle zampe, e si fanno veicolo della fecondazione delle piante. Si tratta di un meccanismo riproduttivo talmente affinato dalla natura che le piante hanno sviluppato degli accorgimenti per facilitare il compito agli insetti impollinatori e attirarli a loro. Vi siete mai chiesti perch� i fiori abbiano un�accogliente forma a calice, siano odorosi e coloratissimi? Questo lavoro di impollinazione animale � cos� prezioso che, secondo il recente rapporto FAO sullo Stato della Biodiversit� per l�Alimentazione e l�Agricoltura, da esso dipende il 90% di tutte le specie di piante da fiore presenti sulla Terra. Con l�impollinazione le api svolgono quindi una funzione strategica per la conservazione della flora e il mantenimento della biodiversit�. Le api sono indispensabili anche per la nostra stessa alimentazione. Oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipende dall�impollinazione. Sempre secondo le stime della FAO, infatti, delle 100 specie di colture che forniscono il 90% dei prodotti alimentari di tutto il mondo, ben 71 sono legate all�azione impollinatrice di questi piccoli insetti. Senza di loro non sparirebbero solo miele, cera, propoli e pappa reale, ma alimenti come mele, ciliegie, fragole, carote, pomodori, mandorle, cacao, caff� non troverebbero pi� posto sulle nostre tavole. Nel corso degli ultimi anni, gli apicoltori dell�Europa occidentale, dell�America del Nord e della Cina hanno riferito un insolito impoverimento del numero di api e la perdita di intere colonie. I dati che provengono dagli Stati Uniti, per esempio, segnalano che la popolazione delle api � in grave declino da decenni, ma a partire dal 2006 la loro diminuzione � stata cos� rilevante che la comunit� scientifica ha coniato il termine Colony Collapse Disorder (Sindrome dello Spopolamento degli Alveari) per definire il fenomeno, osservato rapidamente anche in altre zone del pianeta. Solo negli Stati Uniti � stata registrata una perdita media stagionale del 31%, che ha lasciato la regione con il minor numero di api allevate mai registrato negli ultimi 50 anni. Nella lista rossa delle specie a rischio di estinzione della IUCN (International Union for Conservation of Nature) sono state inserite 58 delle 130 specie di api che contribuiscono all�impollinazione di colture alimentari in Europa e Nord America. Quale � la causa di questa moria? A oggi non � stata individuata un�unica causa, ma sono stati indicati diversi fattori, che agiscono in combinazione fra loro o in maniera autonoma e includono cambiamenti climatici, inquinamento, uso massiccio di pesticidi, tecniche agricole poco sostenibili, come l�utilizzo di monocolture, virus, attacchi di agenti patogeni e specie invasive. La salute delle api, quindi, ci consente di avere informazioni sullo stato di salute dell�ambiente in cui vivono e lavorano. Le api si rivelano essere degli ottimi indicatori biologici. Un indicatore biologico � un organismo che reagisce in maniera osservabile alle modificazioni della sua nicchia ecologica. Le api sono delicate e sensibili rispetto all�inquinamento: in presenza di agenti inquinanti o muoiono o abbandonano il sito alla ricerca di un nuovo alveare. Le caratteristiche etologiche e morfologiche delle api fanno di loro un affidabile strumento di monitoraggio ambientale, soprattutto della presenza di inquinanti. Passando di fiore in fiore, le api non raccolgono solo polline e nettare, ma anche dati sulla qualit� dell�ambiente. Per procurarsi il nutrimento effettuano numerosi prelievi in un giorno ed esplorano aree molto vaste (fino a 3 km), perlustrando tutti i settori ambientali (terreno, vegetazione, acqua, aria). Il loro corpo coperto di peli le rende particolarmente adatte a trattenere i materiali e le sostanze con cui entrano in contatto. Anche l�alveare e i prodotti in esso stoccati (miele, polline, propoli e cera) diventano indicatori utili del monitoraggio biologico, perch� fanno da collettori delle sostanze che direttamente o indirettamente vengono raccolte dalle api. Nel campo dell�analisi e del monitoraggio degli inquinanti presenti in un ecosistema, sempre pi� spesso al rilevamento dei parametri chimico-fisici viene associato anche quello di tipo biologico grazie a questi organismi �bio-markers�. Le arnie vengono posizionate nelle aree da prendere in esame come delle vere e proprie stazioni di bio-monitoraggio in grado di segnalare eventuali stress ambientali da inquinamento. Italcementi ha avviato un programma di monitoraggio biologico dell�aria di questo tipo nelle aree circoscritte ai suoi impianti gi� nel 2002. Milioni di api in veste di �sentinelle ecologiche� ogni giorno affiancano le consuete attivit� di controllo delle emissioni delle sue cementerie e aiutano l�Azienda a certificare la qualit� ambientale dell�area. Le rilevazioni sono effettuate anche dall�Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna, che esamina ogni anno il miele prodotto nelle cementerie e rileva parametri fisico-chimici che rientrano ampiamente nella norma, certificando l�alta qualit� del miele. Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Api, istituita dall�ONU nel 2017 proprio per sensibilizzare l�opinione pubblica sull�importanza di questi straordinari insetti e chiedere azioni concrete per la loro tutela. Come mai � stata scelta proprio questa data? Maggio � un mese centrale per l�attivit� delle api: nell�emisfero boreale � il periodo in cui si concentra maggiormente l�impollinazione, mentre nell�emisfero australe il mese corrisponde alla produzione del miele e alla lavorazione dei suoi derivati. Ma soprattutto la data del 20 maggio coincide con il giorno in cui nacque Anton Jan�a (1734-1773), il pioniere sloveno che nel 18� secolo ha aperto la strada alle tecniche moderne dell�apicoltura. �Tra tutte le creature del Signore � scrisse nel suo Manuale completo di apicoltura � non ce n�� altra che sia allo stesso tempo utile, docile e poco esigente, com�� l�ape�. Oggi sappiamo che i pregi delle api vanno ben oltre all�essere animali docili e laboriosi: questi incredibili insetti svolgono l�insostituibile ruolo di mantenere la biodiversit� e salvaguardare l�esistenza stessa dell�ecosistema terrestre. Monitorare la loro salute significa quindi comprendere e avere a cuore le sorti del nostro pianeta. L�antico piacere dello shopping (di Claudia Giammatteo, �Focus Storia� n. 232/26) - Dalle botteghe romane ai megastore, l�evoluzione dei negozi e delle tecniche acchiappa clienti - Nella Roma imperiale, la �capitale del lusso� di 2-mila anni fa, fare shopping era lo svago preferito dei pi� ricchi. Tra gli oggetti pi� desiderati: il mantello di porpora fenicia da 10-mila sesterzi (circa 20-mila euro) e il profumo di Cleopatra, il regale unguentum da 450 sesterzi (900 euro). Le tappe obbligate erano dai venditori di perle (margaritarii), di gemme (gemmarii) e orafi (aurifices). �Il punto di incontro del bel mondo era soprattutto la Saepta, nei pressi del Pantheon, la Via Condotti dell�epoca�, rivela lo storico dell�antichit� Karl-Wilhelm Weeber nel libro Vita quotidiana nell�Antica Roma (Newton Compton). �In questa zona erano in vendita soprattutto articoli costosi: mobili, gioielli, piccoli bronzi e schiavi di lusso�. L'unico momento spiacevole, avverte l'esperto, era il conto. I prezzi non erano fissi e �le contrattazioni erano parte integrante dell�acquisto, tanto che le lezioni di retorica prevedevano appositi esercizi�. Questo il tono dei dialoghi: �Quanto costa?� �200 denari�. �Troppi, te ne do 100�. �Impossibile, � quello che ho pagato io�. E, rivolto allo schiavo, �Dagliene 125�. Per molti secoli le botteghe (dal greco apoth�ke, �deposito�) furono solamente anticamere dei magazzini. La merce era impilata sul bancone, l'arredamento semplice. Si chiudeva al tramonto e come antifurto bastavano imposte e catenacci. Per spiccare sulla concorrenza e invogliare i clienti di passaggio, c�era un solo modo: farsi pubblicit� da soli. Un papiro egizio del II millennio a.C. lodava �la bottega dei tessuti Hap�, dove si tessono le pi� belle tele di tutta Tebe�. Ma per la civilt� del Nilo, come per Greci e Romani, lo stratagemma pi� diffuso era l'insegna. Vale a dire, una scritta (�Comprate lampade e statuette!� recitava quella di un negozio di casalinghi di Cesarea di Mauritania) o un disegno inciso nella pietra: una spiga di grano segnalava un fornaio, edera e foglie di vite ammiccavano a Bacco, dio della vitalit� e del vino. Dopo l�anno Mille i proto-cartelloni pubblicitari divennero pi� artistici e subliminali. Una farmacia di Firenze sfoggiava uno scorpione in ferro battuto, simbolo implicito di potere e guarigione, molte locande e taverne esibivano un leone rosso, associato a coraggio e nobilt�. Visto che la tattica funzionava, le insegne divennero pi� grandi e sporgenti, fino a costituire un pericolo per i cavalieri. Molti regolamenti ne fissarono le dimensioni massime. Il piacere di fare shopping, nel Medioevo, dipendeva da due variabili: il peso del borsellino e il luogo di residenza. Chi viveva nei piccoli villaggi aveva poca scelta e, al massimo, poteva fare compere essenziali - frutta, verdura, pesce - al mercato settimanale. Molto pi� gratificante era, invece, la partecipazione alle grandi fiere annuali, come quelle che, tra il 1200 e il 1300, nelle Fiandre Meridionali e nella contea francese della Champagne mettevano pubblicamente in mostra ogni ben di dio, attirando clienti e mercanti da tutta Europa. Per chi viveva nelle principali citt� europee, brulicanti di bancarelle in ogni angolo, la tentazione a eccedere in acquisti compulsivi era quotidiana. Nella poesia Le grida di Parigi (Les Crieries de Paris, il poeta francese trecentesco Guillaume de Villeneuve descrive il senso di colpa lancinante provato dopo avere ceduto alle novit� sbandierate dai commercianti parigini, al punto da vendersi i vestiti rimanendo povero in canna: �Uno gridava: �Ho castagne dalla Lombardia, fichi da Malta, uva d�oltremare� [...] l�altro �torte calde! Cappelli�. Ci sono cos� tante merci da vendere, che non posso fare a meno di spendere [...] ho dilapidato il poco che avevo e la povert� mi tormenter�. Non tutti avevano simili problemi. Uno dei privilegi pi� ambiti delle classi agiate era quello di fare acquisti a domicilio, convocando stilisti, sarti e artigiani nei castelli per prendere nota degli ordini. A partire dal XVI secolo le case reali europee ricevevano a palazzo le �fotomodelle� dell�epoca: bambole alte cinquanta centimetri, in francese poup�e de mode, spedite dalle grandi sartorie di Parigi per confezionare, su scala ridotta, le nuove creazioni. Le boutique di haute couture, come la celebre Au Trait Galant di Mademoiselle Pagelle e Au Grand Mogol (�Mercante di mode della Regina�, specificava l'insegna) davanti a cui sostavano file di carrozze, nacquero in quegli anni. �Erano una sorta di d�pendance della corte in citt� che fece scuola tra gli alto borghesi�, spiega lo storico tedesco Wolfgang Schivelbusch. �I proprietari dei negozi presero a decorare gli spazi di vendita come sale di ricevimento di un castello: marmo, ottone, candelabri, vassoi d'argento e specchi divennero i materiali decorativi pi� richiesti�. La corsa al lusso cozz� presto con l�etica puritana. Lo scrittore Daniel Defoe, che pag� la bancarotta con la prigione, nel manuale The Complete English Tradesman (1726), si scagli� contro il fatto �che i commercianti spendano due terzi del loro capitale per arredare il negozio�. Cit� il caso dell�ingenuo proprietario di un pastry shop, costretto a spendere 300 sterline in arredi quando il valore della merce, cio� dolci e pasticcini, era dieci volte di meno. Per le botteghe, tetre e austere, era l�ora del de profundis. �L�urbanizzazione modific� le dinamiche del commercio�, ha scritto il sociologo Vanni Codeluppi. La svolta fu l�apparizione della vetrina che, da semplice finestra, divent� un palcoscenico per la merce. �L'obiettivo era sedurre, proporre una messa in scena teatrale in cui i prodotti parlassero direttamente al passante�. Guanti, crinoline e merletti esposti sollecitavano nuove volutt�. �Dietro le grandi vetrate� confid� la scrittrice settecentesca Sophie-von-La-Roche �tutto ci� che il cuore desidera � esposto in tale quantit� in maniera tanto attraente che si diventa quasi avidi�. Per soddisfare i desideri di una clientela selezionata, prevalentemente femminile, nacque un nuovo prototipo di negozio, pi� simile al grande magazzino. A vantare il primato � l�elegante Grand Fashionable Magazine aperto a Pall Mall (Londra) nel 1796. Qui, per la prima volta, le donne potevano girare liberamente tra vari reparti, provando pellicce, crinoline, guanti, pantofole, senza doversi spostare da un negozio all�altro e senza obbligo sociale di un accompagnatore. La nascita dell�antenato del moderno centro commerciale fu, invece, frutto dell�intuizione geniale di un ex commesso francese, Aristide Boucicaut, che nel 1853 apr� a Parigi il negozio Au Bon March� (in francese �il buon affare�). Nessuno aveva mai visto una cosa simile. Con una superfice di quasi 10-mila metri quadrati, la facciata ispirata a quella delle stazioni, una scala monumentale ai piani: non era solo un luogo di vendita ma una meta gioiosa con caffetteria, sala fumatori, area giochi per bambini, per concerti e spettacoli teatrali. Dal punto di vista commerciale, era ancora di pi�. I grandi magazzini Au Bon March� furono i pionieri delle avveniristiche tecniche di marketing: l�ingresso era libero, la merce esposta (anzich� chiusa in scatole), i prezzi finalmente fissi, il reso permesso. Per fidelizzare la clientela, i piccini erano omaggiati con caramelle e palloncini, le madri attirate da sconti in certi periodi dell�anno (come il mois du blanc, il periodo dei saldi). Il successo travolgente ispir� nel 1883, il romanzo Al paradiso delle signore di �mile Zola. Il suo protagonista, Octave Mouret, alter ego di Boucicaut, confid� il suo doppio scopo: affondare la concorrenza (�Seppelliremo tutti quei rigattieri pieni di reumatismi nelle loro cantine�) e irretire le clienti con il trucco delle vendite sottocosto (�Occorre un articolo che le lusinghi. Dopodich� voi potete vendere gli altri articoli allo stesso prezzo dagli altri negozianti. Loro crederanno di pagarlo a pi� buon mercato�). La rivoluzione dei grandi magazzini spinse i consumi di massa e rese accessibili persino alla piccola borghesia beni voluttuari. Questi grandi negozi si trasformarono in mete turistiche, dove si era liberi di guardare e sognare una variet� sconfinata di merce. Era impossibile tornare indietro. Agli epigoni francesi Printemps (1865), La Samaritaine (1870), Galeries Lafayette (1893), si aggiunsero oltreoceano i grandi magazzini newyorkesi Bloomingdale (1872) e Macy�s (1902), �il negozio pi� grande del mondo�. A Londra, Selfridges (1909) us� per la prima volta lo slogan �il cliente ha sempre ragione� mentre Harrods, ex negozio di alimentari, diceva di avere di tutto, �dallo spillo all�elefante�. In Italia, l�era dei grandi magazzini inizi� a Milano. Nel 1877 i fratelli Bocconi affittarono l�H�tel Confortable installandovi l�insegna Aux villes d�Italie, italianizzata in Alle citt� d�Italia. Nella nuova sede di Piazza Duomo, il grande magazzino fu ribattezzato da D�Annunzio nel 1917 Rinascente, in segno di rinascita dopo la guerra. Ex emporio di stoffe, divent� l�araldo degli abiti �bell�e pronti� o, pr�t-�-porter. L'evoluzione dei negozi ebbe un altro effetto collaterale. Impose nell�immaginario la figura della commessa, incaricata di accompagnare i clienti nei camerini e vegliare su di loro. Assunta giovane, e, nonostante i turni di dodici ore, istruita alla gentilezza, l��angelo delle vendite� rappresentava il volto rispettabile del negozio. Per ci�, negli anni Trenta, nacquero appositi corsi interni di italiano corretto, storia, matematica, moda. Le pi� invidiate? Le eleganti ragazze della Rinascente, autentiche icone per le aspiranti commesse. La storia della Madeleine, il dolce che incant� Marcel Proust (di Lorenzo Villa, Harpersbazaar.com) - Un dolce che mette insieme gusto, cultura e memoria - 25 grammi che racchiudono forse il profumo e il gusto pi� famosi della letteratura. 25 grammi di una soffice conchiglia che custodisce dentro s� una storia di aristocrazie francesi. � bastato un po� di burro, farina, uova, latte e un accenno di vaniglia a far iniziare la Recherche di Proust ed � bastata la stessa ricetta, pi� di cento anni prima di quel profumo rivelatore, a far impazzire il palato del duca Stanislao Leszczy?ski, suocero di Luigi XV. La leggenda delle madeleine, infatti, affonda le sue radici nell�attuale dipartimento della Mosa, nella regione francese del Grand Est. Una regione che oggi appoggia i suoi confini a nord con il Belgio, ma che ai tempi della leggenda era un grande territorio conosciuto come Lorena e che ospit� il duca Stanislao Leszczy?ski, re di Polonia, in esilio. Il duca era un grande esteta e edonista, con una forte passione per la cucina, ed era solito dare sontuosi banchetti nella sua residenza francese al castello di Commercy. Fu qui e durante uno di questi ricevimenti che la madeleine inizi� la sua storia e conquist� il palato dei francesi. Era il 1755 e il duca aveva numerosi ospiti di alto rango, tra cui Voltaire e Madame de Ch�telet e le portate, accuratamente selezionate dallo stesso nobile padrone di casa, erano le vere protagoniste della serata. Per questo l�attenzione riposta nel dolce era massima, anzi era richiesto un dessert speciale, inventato appositamente per quel ricevimento dal cuoco di corte il quale, per�, decise di licenziarsi proprio durante il servizio e prima di mettere mano al dolce. Fu qui che la leggenda vera prese vita: si dice infatti che un�aiuto-cuoca di nome Madeleine, per porre rimedio al danno, inizi� a impastare un po� di burro, uova, farina e latte, aggiungendo in seguito un po� di vaniglia per insaporire. Mise l�impasto in diversi stampi concavi di biscotti, con una forma simile a quella di una conchiglia, e fece cuocere nel forno a legna. Il risultato fu strabiliante: non solo il duca Leszczy?ski ne fu entusiasta, ma anche tutti gli invitati, tanto che ne chiesero il bis e portarono la loro testimonianza in giro. La bont� di questi soffici dolci fece presto il giro di tutti i salotti del regno di Francia giungendo a Versailles, sulla tavola di re Luigi XV il quale volle istituzionalizzarli dando loro il nome della cuoca Madeleine. Le madeleine cos�, nel corso dell�Ottocento, divennero dolce nazionale e a Commercy iniziarono a nascere diversi forni specializzati nel dolce a conchiglia. Dapprima, appunto, piccoli fornai, boulangerie che sfornavano quotidianamente numerosi vassoi di madeleine; poi una data: il 1852, anno dell�inaugurazione della linea ferroviaria Parigi-Strasburgo, con fermata proprio a Commercy. Da quell�anno l�economia della citt� inizi� a fiorire e le piccole boulangerie cominciarono a produrre sempre pi� madeleine le quali, grazie a un decreto che permise la loro vendita proprio sui binari, fecero il giro di tutta Francia, non solo nelle corti. A met� Ottocento venditori e venditrici di madeleine si affacciavano sui binari e vendevano i loro prodotti mentre i passeggeri dei treni si fermavano appositamente a Commercy per poter comprarle o soltanto assaggiarne un paio. La seconda met� dell�Ottocento fu dunque il periodo d�oro per le madeleine. La fama, la ferrovia fecero incrementare la produzione che in quegli anni divenne industriale grazie ad aziende come Cloche d'or, Cloche d'argent, Cloche Lorraine � tutt�ora esistenti. Il successo del soffice dolce, da quel momento, non incontr� nemmeno pi� un ostacolo. Anzi, semmai divenne sempre pi� tradizionale e sempre pi� parte della storia francese fino a essere inserito come vero e proprio protagonista di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Un delicato e dolce cucchiaino di te, un morso di �uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo� innesca il meccanismo della memoria e dei ricordi nel personaggio di Dalla parte di Swann, uno dei volumi del romanzo forse pi� intenso e importante del Novecento. Questa piccola conchiglia, questo soffice e delicato dessert � stato capace di conquistare nobili, intellettuali e borghesi di ogni epoca. Ha definito il gusto raffinato di una delle pasticcerie pi� complesse e strutturate del mondo, quella francese, grazie alla sua semplicit� e forse � proprio per questo che, a distanza di pi� di 250 anni, continua a essere uno dei dolci pi� amati: perch� � semplicit� e raffinatezza. Alla scoperta di Chianciano (Visittuscany.com) - Una delle localit� termali pi� apprezzate d�Europa, circondata da una splendida campagna - Chianciano Terme, una delle localit� termali pi� note d�Europa, si trova a cavallo tra la Val d�Orcia e la Valdichiana, in una posizione perfetta per godere di alcune tra le pi� rinomate bellezze toscane. Chianciano sa affascinare il visitatore sia per l�antico nucleo comunale sia per la citt� termale, ricchissima di acque minerali ad azione curativa. La Chianciano antica � protetta da solide mura e si collega alla parte nuova attraverso Viale della Libert�. Una volta raggiunto il centro si pu� visitare l�imponente Castello dei Conti Manenti, detto il Monastero, e la bella Torre dell�Orologio. Tra le attrazioni del centro storico ricordiamo il Museo della Collegiata, all�interno del quale � possibile ammirare il crocifisso trecentesco della scuola di Duccio di Buoninsegna e una tavola con San Giovanni Battista che sostiene l�antica Chianciano, di cui il Santo � patrono, raffigurata con tanto di muraria e schiera di torri. Interessante anche il Museo Civico Archeologico Delle Acque, che ospita una vasta collezione di reperti etruschi, tra cui vasi cinerari in forma umana e corredi funerari, oltre a testimonianze sull'uso delle sorgenti termali in epoca romana. Situato in un ex granaio, il museo � accessibile anche ai non vedenti con percorsi tattili e informazioni in braille. Per gli appassionati di cinema � poi il caso di ricordare che tra gli storici estimatori di Chianciano figura il regista Federico Fellini, che ha apprezzato la localit� per molti anni e l�ha scelta per ambientare alcune scene del suo capolavoro, il film 8 e mezzo. E proprio al regista riminese � dedicato il Premio Chianciano/Fellini, assegnato ogni anno a personalit� del mondo della cultura, dell�arte e dello spettacolo. Se si giunge a Chianciano � d�obbligo fare una sosta relax alle Terme, il luogo ideale per una vacanza con tutta la famiglia. Il complesso include i Parchi termali Fucoli e Acqua Santa, da cui sgorgano quattro tipi di acque benefiche per la cura del corpo e per ritrovare il benessere, ricche di bicarbonato, solfato e calcio: l�Acqua Santa, l�Acqua Fucoli, l�Acqua Sillene e l�Acqua Santissima. Il Parco Fucoli offre attivit� come bagni termali all'aperto e trattamenti di fangoterapia, particolarmente utili per le patologie vascolari e artroreumatiche. Il Parco Acqua Santa, invece, � ideale per la terapia idropinica, che aiuta a depurare l'organismo, stimolare il metabolismo e migliorare la digestione. Entrambi i parchi sono collegati e offrono esperienze che combinano relax, salute e sport. All�interno del complesso delle terme di Chianciano troviamo le Terme Sensoriali che si ispirano alle filosofie orientali multisensoriali, combinando l'uso delle acque termali con tecniche di rilassamento avanzate che riequilibrano l'energia fisica. A Chianciano Terme si trova anche il Centro Termale Sillene, che offre trattamenti termali specializzati, come fangobalneoterapia per il trattamento di patologie articolari e circolatorie, cure inalatorie e bagni per problemi vascolari. Qui si trova anche un centro fisioterapico per il recupero post-chirurgico e cronico. Le Piscine Termali Theia, alimentate dall'acqua della sorgente Sillene, ricca di minerali con propriet� antinfiammatorie, offrono vasche con idromassaggi e getti d'acqua, utilizzabili tutto l'anno grazie alle alte temperature a cui sgorga l�acqua. Queste acque, con i trattamenti e terapie che ne derivano e grazie alle loro propriet� naturali, rendono Chianciano una vera e propria �citt� della salute�. Chianciano si trova nel cuore della Valdichiana Senese, circondata da colline boscose di querce, faggi, lecci e castagni, e a breve distanza, si estende la Riserva Naturale di Pietraporciana, un angolo di paradiso che custodisce una faggeta ultracentenaria. Dalla sua posizione privilegiata, Chianciano regala anche uno spettacolo panoramico mozzafiato: lo sguardo pu� spaziare dalle vette maestose del Monte Cetona e del Monte Amiata, fino a scorgere in lontananza il Lago di Chiusi, il borgo medievale di Montepulciano e il Lago Trasimeno. In questo contesto spettacolare si trova Villa La Foce, una storica dimora che si distingue per il suo giardino progettato dal paesaggista Cecil Pinsent. Acquisita dalla famiglia Origo nel 1927, la villa � celebre per il giardino all'italiana, che offre una vista panoramica sulla Val d'Orcia e sul Monte Amiata. A Chianciano Terme a fine luglio c�� la Festa della Musica che trasforma il Parco Termale dei Fucoli in un palcoscenico per concerti di artisti di rilievo italiani e internazionali, unendo l�ascolto di buona musica ai sapori tipici della zona. L�estate in Valdichiana Senese � ricca di eventi imperdibili che celebrano la cultura, la musica e la gastronomia del territorio. Un itinerario in questa terra non pu� che terminare con una cena a base dei prodotti del territorio, come i salumi di Cinta senese e le pappardelle al cinghiale, il tutto accompagnato ovviamente da un calice di Vino Nobile. Se siete amanti della pasta fresca, sedetevi davanti a un piatto di pici all�aglione, un condimento tipico della Valdichiana. Infine, non mancher� l�occasione di vedere in tavola la bistecca di Chianina cotta alla brace. Addio a Gino Paoli (Ilpost.it) - Era stato uno dei pi� importanti cantautori italiani di sempre - Gino Paoli, uno dei cantautori e parolieri italiani pi� famosi del Novecento, autore tra le altre canzoni di �Sapore di sale� e �Il cielo in una stanza�, � morto il 24 marzo 2026 a 91 anni. Tra gli anni Sessanta e Settanta, insieme a colleghi come Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Luigi Tenco e Fabrizio De Andr�, fu uno dei pi� influenti e rispettati cantautori della cosiddetta �scuola genovese�, uno dei pi� importanti movimenti artistici e musicali dell�Italia dello scorso secolo. Paoli era forse il meno politicamente impegnato del gruppo, ma aveva un talento impareggiabile per la creazione di canzoni d�amore struggenti, visionarie e costruite a partire da immagini molto suggestive, che avrebbero influenzato almeno un ventennio di musica leggera italiana. Sono esempi di questo repertorio �Una lunga storia d�amore�, �Senza fine�, �Vivere ancora� e �Ti lascio una canzone�. Nel 1960 �Il cielo in una stanza�, dedicata a una prostituta di cui si innamor� in un bordello di Genova, spost� molte asticelle nella canzone d�autore italiana. Con i suoi maglioni neri, le giacche di pelle e gli immancabili occhiali neri fum�, Paoli si distinse fin da subito dai suoi colleghi anche dal punto di vista dell�immagine, pi� vicina a quella degli chansonnier francesi. Dischi come Gino Paoli (1961), Basta chiudere gli occhi (1964) e Le due facce dell�amore (1971), stabilmente considerati tra i migliori dello scorso secolo nella musica italiana, mostrarono un nuovo modo di intendere la canzone d�autore, in cui i testi erano centrali e le interpretazioni sofisticate, a scapito dei virtuosismi vocali e delle convenzioni del bel canto. Per buona parte della sua vita Paoli aveva affiancato alla carriera da cantautore quella da paroliere: scrisse canzoni per alcune tra le pi� importanti interpreti italiane, tra cui Patty Pravo, Mina e Ornella Vanoni, a cui fu legato sentimentalmente e da una proficua complicit� artistica. Nonostante sia stato legato a Genova per tutta la sua vita, Paoli era nato a Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia, il 23 settembre 1934. Sua madre era originaria di quelle zone ed era voluta tornare a casa per partorire (suo padre invece era toscano). Torn� con la famiglia in Liguria qualche anno dopo, frequentando cantautori come Fabrizio De Andr�, Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Luigi Tenco. Proprio con quest�ultimo, nella prima met� degli anni Cinquanta, Paoli mise insieme uno dei suoi primi gruppi, I Diavoli del Rock. I primi lavori e le prime incisioni arrivarono a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, dopo un contratto firmato con la Ricordi, l�etichetta per la quale usc� nel 1960 �La Gatta�, canzone che non funzion� subito ma poi divenne un successo, interpretata anche da Gianni Morandi. Nello stesso anno usc� �Il cielo in una stanza�, che attraverso l�interessamento del paroliere Mogol fu proposta alla cantante Mina. Fu un successo enorme, e per l�inizio del decennio Paoli era gi� affermato come uno dei pi� richiesti autori e interpreti della canzone italiana: nel 1961 partecip� al suo primo Festival di Sanremo, con �Un uomo vivo�, con la quale arriv� decimo. Paoli si fece conoscere da subito anche per le sue storie d�amore, soprattutto quelle con l�attrice Stefania Sandrelli, che era ancora minorenne e che Paoli frequent� da sposato, e poi con la cantante Ornella Vanoni. Le vicende sentimentali e la sua dipendenza dall�alcol lo resero protagonista di diversi scandali e vicende burrascose, al punto che nel 1963 prov� a uccidersi sparandosi un colpo di pistola al cuore: raccont� poi che il proiettile non glielo perfor� ma che non fu mai possibile rimuoverlo, motivo per cui lo port� sempre con s�. Risale al 1963 anche �Sapore di sale�, la canzone pi� famosa della sua carriera e una delle pi� cantate di sempre in lingua italiana, al cui arrangiamento parteciparono Ennio Morricone e il sassofonista Gato Barbieri. Negli anni Sessanta partecip� pi� volte al Festival di Sanremo, finch� decise di ridurre le apparizioni pubbliche, anche per l�aggravarsi dei suoi problemi di dipendenze. Torn� a incidere negli anni Settanta, ma fu soltanto nel decennio successivo che ottenne di nuovo un grande successo di pubblico, specialmente grazie alla canzone �Una lunga storia d�amore�, parte della colonna sonora del film erotico Una donna allo specchio del 1984, con protagonista Sandrelli. Di nuovo ebbe un successo commerciale tardivo nel 1991 con �Quattro amici�, e mantenne una forte presenza nella cultura popolare con altre partecipazioni al Festival di Sanremo nel 1989 e nel 2002, quando arriv� terzo con �Un altro amore�. Le canzoni di Paoli passate alla storia non furono comunque soltanto le sue: ne scrisse tantissime per altri, come �Senza fine� di Vanoni o �Non andare via� cantata da Patty Pravo. Quest�ultima era un adattamento in italiano di una canzone di Jacques Brel, anche questa un�attivit� frequente di Paoli. Paoli lavor� anche come discografico, contribuendo a lanciare tra le altre la carriera di Lucio Dalla, e nel 2013 divenne presidente della SIAE, la societ� che gestisce il diritto d�autore in Italia, facendosi conoscere per un approccio piuttosto conservatore rispetto ai cambiamenti al settore portati dalla pirateria digitale. Si dimise poi nel 2015, quando fu indagato per evasione fiscale, reato che cadde poi in prescrizione e per cui fu chiesta l�archiviazione. Paoli fu anche deputato per il Partito Comunista Italiano tra il 1987 e il 1992, e assessore alla Cultura di Arenzano, vicino a Genova. La morte lo ha colto in casa, dopo un breve ricovero in una clinica privata. Ma le note e i testi delle sue canzoni sono ancora quanto mai vivi, per tutti noi.