Aprile 2026 n. 4 Anno XI Parliamo di... Periodico mensile di approfondimento culturale Direzione redazione amministrazione e stampa Fondazione Biblioteca Italiana per Ciechi �Regina Margherita� ETS via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Casella postale 285 tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it web: www.bibliotecaciechi.it Registraz. n. 19 del 14-10-2015 Dir. resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Pietro Piscitelli Massimiliano Cattani Luigia Ricciardone Copia in omaggio Rivista realizzata anche grazie al contributo annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cultura. Indice Le leggi fascistissime La Sardegna di Grazia Deledda Bob Dylan: l�ultimo Sinatra Le leggi fascistissime (di Jacopo Perazzoli, �Prometeo� n. 173/26) - �L'Italia del 1925 non pu� indossare il costumino che andava bene per il piccolo Piemonte del 1848�. Alle origini del totalitarismo fascista, cent'anni dopo. - Introduzione Dopo i mesi complicati che seguirono l�omicidio di Giacomo Matteotti, sabato 3 gennaio 1925, di fronte alla Camera dei deputati, Benito Mussolini pronunci� un discorso destinato a passare alla storia: �Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto del popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilit� politica, morale, storica di tutto quanto � avvenuto�. E cos� proseguiva: �Ora io oso dire che il problema sar� risolto. Il fascismo � Governo e partito � sono in piena efficienza. Signori, vi siete fatti delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito, perch� io lo comprimevo; che fosse morto, perch� io lo castigavo e poi avevo anche la crudelt� di dirlo. Ma se io mettessi la centesima parte dell�energia che ho messo a comprimerlo a scatenarlo, voi vedreste allora...�. Infine, concludeva: �L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillit�, vuole la calma laboriosa. Noi questa calma, questa tranquillit� laboriosa, gliela daremo con l�amore, se � possibile, e con la forza, se sar� necessario. Voi state certi che, nelle quarantotto ore successive a questo mio discorso, la situazione sar� chiarita su tutta l�area�. Nella consueta lettera quotidiana ad Anna Kuliscioff, scritta per l'occasione nel tardo pomeriggio di quella giornata di inizio anno, Filippo Turati ammise che il �discorso di Mussolini�, una vera e propria �sassata�, aveva �alquanto modificato la situazione e alterato il punto di partenza della discussione� in seno alle opposizioni. Qualche tempo dopo, osservando quegli avvenimenti con maggiore distacco, prima di tutto temporale, un altro leader antifascista, Emilio Lussu, scrisse nel suo libro sull�ascesa del fascismo, Marcia su Roma e dintorni, che il �3 gennaio� aveva dato vita ad �un ordine nuovo�. Fin dai giorni immediatamente successivi, la polizia si mise all�opera per sciogliere associazioni e circoli �sospetti� lungo tutta la Penisola. �Il processo di demolizione del pluralismo politico�, come fatto notare, tra gli altri, da Salvatore Lupo, avrebbe occupato �un biennio: tra i passaggi pi� importanti (...) quello del 24 ottobre 1925 (legge contro le societ� segrete che port� allo scioglimento della massoneria); quello del 24 dicembre 1925 (legge sulla dispensa dal servizio dei pubblici impiegati per ragioni politiche, presentata dallo stesso Mussolini come la prova che il suo non era un semplice governo ma �un regime�); quello del 3 aprile 1926 (legge sindacale (...) che rese di fatto impossibile l�attivit� dei sindacati non fascisti, che proib� lo sciopero e la serrata)�. Grosso modo cent'anni fa, dunque, entr� in funzione quell�insieme di norme e disposizioni che, noto con l'appellativo di leggi fascistissime, avrebbe mutato in profondit� i connotati del Regno d�Italia, trasformandolo in una dittatura a partito unico, nella quale la gestione del potere veniva fortemente centralizzata. Quali furono, per�, le origini di quella svolta? Fu sostanzialmente generata da una necessit� del fascismo di difendersi, come talvolta sostenuto, oppure rimandava a un preciso proposito cui il movimento guidato da Mussolini aveva, di fatto, da sempre guardato? Qualche appunto sulle radici totalitarie del fascismo A due settimane dalla conquista del potere, dopo la Marcia su Roma e la nomina a Primo ministro da parte di re Vittorio Emanuele III, il 16 novembre 1922 Mussolini present� alla Camera il suo governo che, come � noto, era sostenuto da un�ampia coalizione comprendente liberali, popolari e, ovviamente, fascisti. In quell�occasione pronunci� il famosissimo �discorso del bivacco�, con cui affermava che avrebbe potuto �sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti�, anche se non aveva, �almeno in questo primo momento, voluto�. Infine, dopo una rapida quanto sommaria esposizione del programma che avrebbe voluto realizzare, il Neopresidente del Consiglio dichiarava piuttosto stentoreamente: �Io non voglio, finch� mi sar� possibile, governare contro la Camera: ma la Camera deve sentire la sua particolare posizione, che la rende passibile di scioglimento fra due giorni o fra due anni. Chiediamo i pieni poteri perch� vogliamo assumere le piene responsabilit�. Non per tutti gli storici quelle parole devono essere interpretate come l�inizio di uno strappo istituzionale. Secondo alcuni, infatti, il discorso di Mussolini, pur ricco di minacce, puntava soprattutto a rassicurare i fiancheggiatori, volendo accreditare la propria affidabilit� presso casa Savoia, la classe dirigente tradizionale, i �poteri forti� del Paese e il Vaticano. Al contrario, altre letture hanno invece posto l'accento proprio sulla discontinuit� radicale dell'intervento del Neopresidente del Consiglio. Per esempio, Giulia Albanese ha scritto che senza �il �discorso del bivacco� l�Italia avrebbe potuto forse dimenticare la marcia su Roma: furono le parole di Mussolini a evidenziare la forte rottura nella storia istituzionale e politica del Paese�. Anche a detta di Emilio Gentile, il �discorso del bivacco� dimostrava quanto, per Mussolini e i suoi sodali, fosse ritenuto irrevocabile il �potere conquistato dal fascismo con la marcia su Roma�. Scrivendo a Turati nel pomeriggio del 17 novembre, Kuliscioff coglieva la frattura ormai in atto: �Tutto � estremamente pazzesco: le scudisciate distribuite in pieno a tutta la Camera, il disprezzo del Parlamento, gli insulti ai deputati, proni a schiacciarlo coi loro voti di fiducia, la nessuna reazione dei sputacchiati e umiliati deputati, salvo un timido grido di Modigliani (che aveva urlato �Viva il Parlamento!�, N.d.A.), non seguito da nessuno e caduto nel vuoto in mezzo al servilismo di tutti�. Ancora pi� netto fu il gi� menzionato Lussu. Pur avendo osservato quei passaggi dal suo letto di ospedale a Cagliari, dove si trovava perch� ferito da una guardia regia durante una dimostrazione antifascista, non aveva dubbi: la richiesta dei pieni poteri, che fu concessa a larghissima maggioranza dal Parlamento (la Camera la approv� con 306 voti contro 116 e 7 astenuti, mentre il Senato con 164 voti contro 26), doveva essere intesa quale avvio di una nuova fase, che non ebbe timore di definire come �dittatura�. Che il fascismo si percepisse fin dall�avvento al governo come qualcosa di diverso rispetto alle forze politiche che in precedenza avevano gestito il potere lo dimostra, poi, un altro aspetto. Fin dagli ultimi giorni dell�ottobre del 1922, tanto i fascisti quanto gli antifascisti iniziarono espressamente a parlare di �nuovo regime�. Mentre si trovava a Parigi, il 29 ottobre Gaetano Salvemini scrisse a Ernesto Rossi, dicendogli che si sarebbe dimesso da docente universitario piuttosto che �compiere un atto contro la mia coscienza e contro la mia dignit�: per esempio, aderire al nuovo regime�. Certo, la svolta totalitaria non si era ancora verificata; tuttavia, le parole di Kuliscioff e Lussu, cos� come quelle di Salvemini, confermano che �qualcosa era accaduto in Italia con l'avvento di Mussolini al potere, qualcosa che era nella realt� dei fatti, nella pratica di governo�, cos� come nelle �azioni del Partito fascista�. Del resto, lo stesso Mussolini, parlando l'8 gennaio 1923 di fronte ai decorati di medaglia d�oro della Grande guerra, ricevuti per l�occasione a Palazzo Chigi, cos� disse, senza mezzi termini: �A voi io devo dire una parola di fede e una parola di certezza. Parole di fede e di certezza che si riassumono in questo proposito: la Vittoria sar� esaltata e potenziata dal governo che ho l'onore di rappresentare. Non si torna pi� indietro! Ci� che � stato � irrevocabile! Tutte le vecchie classi, i vecchi partiti, i vecchi uomini e le pi� o meno antiquate cariatidi sono state spazzate dalla rivoluzione fascista, e nessun prodigio potr� ricomporre questi cocci, che devono passare al museo delle cose pi� o meno venerande�. Pensare la svolta totalitaria durante la �crisi Matteotti� Il periodo compreso tra l'insediamento di Mussolini alla Presidenza del Consiglio e il discorso del 3 gennaio 1925 � stato interpretato come �legalitario� sul piano pi� propriamente istituzionale. Eppure, gi� nei primi mesi di governo aveva dato il via all�assalto alla libert� di stampa, vero e proprio pilastro dello Stato costituzionale, ultimandolo con il decreto pubblicato l'8 luglio 1924 in Gazzetta Ufficiale: come scrisse il Corriere della Sera, quel regolamento apparve fin da subito �mostruoso�, perch� dimostrava, tra le altre cose, l�intenzione mussoliniana di tutelare il �partito�, che, esigendo �predominio�, di fatto sconfinava nell��illegalit�. Neppure la vittoria nelle elezioni politiche del 6 aprile 1924, che, svoltesi in un clima di inusitata violenza, si tennero con una specifica legge elettorale, la legge Acerbo, che prevedeva un sostanzioso premio di maggioranza (due terzi dei seggi) a quella lista capace di raggiungere il 25% dei voti, plac� le mire autoritarie del fascismo. Al contrario, per riprendere un'espressione di Alfredo Rocco, giurista nazionalista e futuro Ministro della giustizia tra il 1925 e il 1932, l'esito particolarmente positivo rappresentava il presupposto perfetto per procedere nel progetto di �trasformazione dello Stato�. Il 7 agosto 1924, quando ormai nessuno nutriva pi� dubbi sulla tragica fine di Matteotti, bench� i suoi resti non fossero ancora stati trovati (ci� sarebbe avvenuto dieci giorni pi� tardi nella macchia della Quartarella, a grosso modo venti chilometri da Roma), Mussolini chiar� ulteriormente le sue intenzioni. Di fronte al Consiglio nazionale del suo partito, spieg� che, mentre �nel 1922 ci fu un fatto rivoluzionario, due anni dopo �la rivoluzione� avrebbe dovuto �continuare attraverso l�opera legislativa, attraverso l�opera dei Consigli fascisti, del Gran Consiglio fascista, del Governo fascista�. Mentre la crisi politica del governo era in pieno sviluppo, con Mussolini che esigeva anche il controllo delle opinioni pubbliche internazionali per prevenire qualsiasi critica nei confronti del suo governo e del suo partito, nei primi giorni di settembre, su precisa richiesta del Presidente del Consiglio, venne nominata la Commissione dei quindici (poi dei diciotto, dopo un allargamento): presieduta da Giovanni Gentile, fu incaricata di esaminare i problemi relativi alla struttura costituzionale dello Stato, inclusa, ovviamente, la forma di governo per il futuro. Se si considerano le tempistiche, l'insediamento di questo gruppo di lavoro dimostra l'intenzione mussoliniana di restare al potere, nonostante le voci di una possibile uscita di scena a causa del perdurare dell'instabilit� politica provocata dal delitto Matteotti. Nell�illustrare i risultati a Mussolini, Gentile present� ipotesi di riforma del tutto inadeguate alle ambizioni del capo del governo. Per riprendere un giudizio tranchant pubblicato dal Popolo d�Italia il 1� ottobre 1925, non si poteva affatto ritenere che �l�opera legislativa della rivoluzione fascista� dipendesse dall��opera dei Diciotto�: d�altra parte, visto che fra di loro �c'erano dei non fascisti�, non si poteva pensare che rappresentassero �la genuina quintessenza del Fascismo�. Il brusco stop ai progetti gentiliani non pu� essere letto come la premessa di un ritorno alla normalit� costituzionale. Era vero, semmai, l�esatto contrario: dovevano essere rifiutati perch� non cos� radicali come avrebbe voluto il Presidente del Consiglio. Milano, 28 ottobre 1925 A partire dalle prime settimane del 1925 e poi anche nel corso del 1926, la deriva totalitaria inizi� a materializzarsi gradualmente e implacabilmente: il 12 e il 13 gennaio vennero presentati i disegni di legge sulle associazioni segrete e sulla riforma dei codici penali e dell'ordinamento giudiziario; il 28 maggio il disegno di legge che, dispensando dal servizio alcuni funzionari dello Stato, forniva al Consiglio dei ministri un validissimo strumento per epurare quei settori della burocrazia non ancora allineati (in primis, la magistratura); il 25 novembre la legge che estendeva il controllo poliziesco sulle associazioni e che vietava ai dipendenti pubblici di aderire a societ� segrete; il 31 dicembre la legge che ampliava il controllo sulla stampa attraverso l�estensione delle competenze dei prefetti; infine, il 31 gennaio 1926 la legge che attribuiva al potere esecutivo la facolt� di emanare norme giuridiche; il 4 febbraio la legge che aboliva le autonomie locali; il 3 aprile la legge che vietava la contrattazione sindacale e gli scioperi. Non aveva torto il giurista fascista Sergio Panunzio quando, nel 1939, scriveva che lo Stato fascista era diventato �governativo�. Se si sommano le decisioni del periodo compreso tra la Marcia su Roma e la crisi politica susseguente al delitto Matteotti con le disposizioni varate nel biennio 1925-1926, un dato pare incontrovertibile: al netto dell�evidente gradualit� nel processo di costruzione totalitaria, l�obiettivo era evidente fin dalla fine dell�ottobre del 1922. Tre anni dopo, celebrando la conquista del potere con un discorso alla Scala di Milano, Mussolini fu quanto mai esplicito nell�indicare la rotta da percorrere, inglobando quell�insieme di norme all�interno di un disegno strategico complessivo. �Signori�, cos� disse, �L'Italia del 1925 non pu� indossare il costumino che andava bene per il piccolo Piemonte del 1848. Lo stesso Cavour, all'indomani della promulgazione dello Statuto, dichiarava che esso era rivedibile, modificabile, perfezionabile. Di che mali abbiamo sofferto noi? Di un prepotere del Parlamento. Qual � il rimedio? Ridurre il potere del Parlamento�. E con questi termini precis� ancora meglio i suoi propositi: �I popoli non possono pi� aspettare, sono assillati dai loro problemi, sospinti dalle necessit�. Ecco la ragione per cui io metto il potere esecutivo al primo piano fra tutti i poteri dello Stato, perch� il potere esecutivo � il potere onnipresente e onnioperante nella vita di tutti i giorni, nella vita della Nazione. V�� di pi�. Il regime fascista si � diffuso e dilatato in tutta la Nazione (...). Signori! Questo regime non pu� essere rovesciato che dalla forza (...). I ministeri passano, ma un regime nato da una rivoluzione stronca tutti i tentativi di controrivoluzione e realizza tutte le sue conquiste�. La nascita del totalitarismo fascista Quando si legge del regime mussoliniano, pu� capitare di imbattersi nell�aggettivo imperfetto: del resto, a differenza dei totalitarismi �perfetti� del Novecento, e cio� il nazismo hitleriano e il comunismo staliniano, Mussolini dovette sempre rapportarsi con poteri, palesi e occulti, pi� forti di lui, cio� re Vittorio Emanuele III e il Vaticano. Anche alla luce di quanto abbiamo visto finora, e cio� le innate aspirazioni dittatoriali del fascismo, mi pare una questione mal posta, che in qualche misura debba essere ricondotta a una visione, se non assolutoria, certamente riduzionista del regime di Mussolini. D'altra parte, che cosa furono le leggi fascistissime, se non un progetto ben definito volto a costruire una dittatura di lunga durata? Fu lo stesso Mussolini a ricordarci in pi� occasioni che il suo non voleva essere un governo �normale�: �Il regime fascista�, disse ad esempio il 26 maggio 1927, in occasione del discorso dell'Ascensione, �intende durare. Durare a lungo. Durare pi� della vita degli uomini�. Iniziato fin dai giorni successivi alla marcia su Roma, il percorso che port� al varo della legislazione speciale ebbe nel 5 novembre 1926 il proprio apice. Dopo essere stato vittima, il 31 ottobre, dell�ultimo di una serie di attentati iniziata nel 1925, che sono stati ricostruiti, da ultimo, da Mimmo Franzinelli, il 5 novembre Mussolini coordin� due riunioni ad hoc del Consiglio dei ministri, in cui vennero esaminate e approvate quelle misure da tempo richieste dai settori pi� intransigenti dello squadrismo fascista. Alle 10 del mattino, il Ministro dell�Interno Luigi Federzoni propose al Consiglio, che li accett� velocemente, sette provvedimenti amministrativi per �la difesa dell'ordine nazionale dello Stato�, vale a dire: la revisione e annullamento dei passaporti per l'estero, cos� da impedire l�espatrio degli antifascisti; la rimozione a tempo indeterminato dei responsabili delle pubblicazioni contrarie al regime; lo scioglimento di tutti i partiti, le associazioni e le organizzazioni contrari al regime; l'istituzione del confino di polizia �per coloro che abbiano commesso o manifestato il deliberato proposito di commettere atti diretti a sovvertire violentemente gli ordinamenti sociali, economici o nazionali costituiti dallo Stato�; il varo di severe sanzioni contro coloro che indossavano indebitamente in pubblico la divisa o i distintivi di una delle organizzazioni fasciste; la costituzione di un nuovo servizio di polizia politica presso ogni comando di legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Tocc� poi al Ministro della Giustizia Rocco, che present� �il disegno di legge concernente provvedimenti per la difesa dello Stato�. Immediatamente approvato anche questo documento dal Consiglio dei ministri, il disegno di legge constava di numerosi articoli che prevedevano diverse misure repressive, tra cui: la pena di morte per chi attentava alla vita del re, del reggente, del principe ereditario e del capo del governo; pene detentive per coloro che ricostituivano, �anche sotto forma e nome diverso, associazioni, organizzazioni o partiti disciolti per ordine della pubblica autorit�. Inoltre, si specificava che la competenza per simili delitti era �devoluta a tribunali speciali�, composti da ufficiali militari e membri di alto rango della Milizia. Il 5 novembre 1926 rappresent�, senza ombra di dubbio, il fulcro della svolta totalitaria; tuttavia, come si � visto, le radici di quel passaggio d�epoca devono essere collocate all�interno del percorso che Mussolini aveva avviato fin dai giorni immediatamente successivi alla conquista del potere con la marcia su Roma. La Sardegna di Grazia Deledda (Grimaldilines.com) - Alla scoperta dei luoghi che sono stati lo sfondo delle opere letterarie di una fra le pi� importanti scrittrici del nostro Paese. - Con i suoi panorami romantici, le spiagge infinite e la natura incontaminata, la Sardegna � da sempre stata una terra che ha incantato scrittori, fotografi, artisti da tutto il mondo. Le sue bellezze sono diventate protagoniste di molti scritti letterari, tra cui quelli di Grazia Deledda che sin da bambina d� spazio alla sua vena creativa raccontando i luoghi e i paesaggi di questa bellissima isola. Premio Nobel per la letteratura nel 1926, Grazia Deledda � probabilmente il principale autore della letteratura sarda. Nata a Nuoro nel 1871 da una famiglia benestante, Grazia Deledda � considerata una tra le pi� importanti scrittrici del Novecento. Sin da piccola si appassiona alla scrittura e a soli sedici anni scrive la sua prima raccolta di versi �Sul Mare�. Cresce in una famiglia borghese ma difficile, in cui affronta varie esperienze complicate che segneranno molto la sua crescita e la sua formazione. Matura molto precocemente e ritrova nella lettura la sua forma di evasione, scoprendo nuovi mondi attraverso libri e riviste. Durante i suoi anni a Nuoro intreccia rapporti epistolari con molti personaggi del mondo letterario, forse proprio per compensare il suo isolamento, dato che non si sposta mai da Nuoro fino ai suoi 28 anni. Nel corso delle sue esperienze collabora con vari periodici, riviste, quotidiani, pubblicando racconti e riscuotendo un discreto successo fino al 1892, quando verr� pubblicato il suo primo romanzo lungo: �Fior di Sardegna� che fu accolto benissimo soprattutto dal pubblico femminile. Da allora seguiranno tanti altri volumi: romanzi e racconti, tra cui ricordiamo �Amore regale�, �Anime oneste�, �La giustizia�, �Elias Portolu�, una delle sue migliori opere, �Cenere�, �L�edera�, in cui colpiscono la descrizione dei paesaggi e dei costumi sardi, �Colombi e sparvieri�, �Canne al vento�, altro suo romanzo di grande successo in cui descrive il paese di Galtell�. Morir� a Roma, il 15 agosto 1936. Scopriamo ora i paesi protagonisti delle sue opere. Nuoro Denominata dai giovani artisti sardi l�Atene della Sardegna, Nuoro � uno dei paesi in cui si sviluppano maggiormente cultura, poesia e arte. Ed � proprio da Nuoro che nasce l�ispirazione di Grazia Deledda. Nel quartiere di San Pietro, al numero 42 della via che adesso prende il suo nome, si trova la casa natale della famosa scrittrice. Tre piani di un edificio che vale la pena visitare e che raccontano la vita di Grazia durante la sua giovane et�. All�interno della casa ritroviamo il Museo Deleddiano e la sua prima dotazione composta da manoscritti, documenti, oggetti, fotografie antiche, generosamente ceduti dalla famiglia Madesani-Deledda. Il Museo verr� chiuso per vari anni a causa di opere di rinnovo e riaperto nel 2006, quando riprende ad accogliere i turisti di tutto il mondo, mostrando nuovi importanti elementi che fanno rivivere il legame sentimentale tra la scrittrice e la sua citt�. All�interno del Museo ritroviamo varie sale, tra cui la cucina, la dispensa, la camera della scrittrice, la casa romana, lo studio e la stanza della memoria in cui spicca �la soffitta della memoria� che ospita oggetti, libri, lettere, ricordi che rappresentano la vita passata della scrittrice. Agli spazi interni dell�edificio si affiancano quelli esterni in cui troviamo un�ampia corte ombreggiata da due querce secolari in cui in estate, vengono ospitate manifestazioni culturali. Nuoro � il perno dei racconti di Grazia Deledda, il suo porto sicuro, fonte di ispirazione dei suoi romanzi da cui poi si sviluppa anche quella sua forte volont� di emancipazione e di indipendenza che caratterizzeranno le sue opere future. Orune Nel romanzo �Colombi e Sparvieri�, la scrittrice sarda nomina spesso il paesino Oronou. Orune si trova a settecentocinquanta metri di altitudine e per raggiungere il paese bisogna affrontare un lungo percorso fatto di curve e stradine tortuose. Grazia Deledda descrive nei suoi romanzi il villaggio come un �agglomerato di casette rossastre fabbricate sul cucuzzolo grigio di una vetta di granito� proprio per sottolineare la presenza delle formazioni granitiche presenti sul pendio che si risale per raggiungere il paesino. Orune ha una struttura urbana tipica della societ� barbaricina, esaltata dal Tempio nuragico �su Tempiesu� che risale al XIII secolo a.C. che conserva la sua copertura originale e la parrocchiale di Santa Maria della Neve con i suoi magnifici dipinti murali. Tutto il paese si pu� visitare seguendo le suggestioni lasciate dalla scrittrice. Nelle sue strade, nelle sue piazze sembrano venire alla luce i suoi personaggi che nonostante il passare del tempo appaiono intatti e attuali. Galtell� �Canne al vento� � il capolavoro di Grazia Deledda ambientato a Galte, in realt� Galtell�. � un paese in provincia di Nuoro, vicino al fiume Cedrino, sovrastato dal monte Tuttavista. Vale la pena visitare il Parco letterario Grazia Deledda che il Comune dedica alla scrittrice nel 1996. Attraversando le vie del borgo si possono rievocare le frasi e le descrizioni di Grazia Deledda che nel suo libro descrive e suggerisce itinerari e percorsi per vivere al meglio la storia e la cultura di questo paesino. Ritroviamo la Casa delle dame Pintor, protagoniste proprio di �Canne al vento�, la casa di San Pietro, la Chiesa del Santissimo Crocifisso, il Castello di Pontes, dalla cui sommit� si pu� ammirare una vista straordinaria scorgendo anche il mare. L�itinerario pu� proseguire percorrendo le vie silenziose, gli edifici religiosi, i cortili interni che conservano ancora oggi arredi e attrezzature antiche. Nel 2011 il Parco letterario ha ottenuto il Premio Turismo Cultura Unesco, sottolineando ancora di pi� il legame con la famosa scrittrice e il mondo letterario. Durante la bella stagione e nella Giornata europea dei Parchi letterari, l�Amministrazione comunale e l�associazione culturale �Campana de runda� organizzano visite guidate per ammirare il parco in tutta la sua bellezza. Bob Dylan: l�ultimo Sinatra (di Patrizia Caraveo, �Prometeo� n. 172/25) - Due artisti che sembrano appartenere a mondi lontanissimi. Ma la devozione di Dylan verso la canzone americana lo ha avvicinato al repertorio di Sinatra, svelando l'aspetto pi� intimo e segreto del Great American Songbook. - Nel giugno del 2025 Barbra Streisand ha pubblicato The Secret of Life: Partners Vol. 2, un album di duetti nel quale � accompagnata da Paul McCartney, James Taylor, Sting, Mariah Carey e altri artisti della stessa fama. Nonostante le buone recensioni, l�album non ha avuto il successo sperato. Le raccolte di duetti sono spesso l�ultima spiaggia delle star sulla via del tramonto, e non sempre gli accostamenti risultano felici. Ma, per consenso comune, uno dei brani pi� riusciti dell�album � �The Very Thought of You�, una canzone del 1934, interpretata da Barbra Streisand e Bob Dylan. Pu� sembrare strano che Bob Dylan, a 84 anni d�et�, si sia trovato a suo agio a cantare un brano molto lontano dal suo stile. Eppure, negli ultimi dieci anni Dylan � diventato un esperto, addirittura uno studioso del repertorio associato per lo pi� con Frank Sinatra. Una volta i loro mondi erano lontanissimi; ora � passato cos� tanto tempo che le loro orbite possono intrecciarsi. Bob Dylan � stato un innovatore radicale, ma per i generi della canzone americana ha sempre avuto un rispetto confinante con la devozione. Non soltanto per il country, il blues, il bluegrass e il gospel (tutte forme a loro modo �folk�), ma anche per il Great American Songbook, termine con il quale si indicano le canzoni scritte tra il 1920 e il 1960 per Broadway e Hollywood. Non vanno confuse con il semplice pop. Solo trecento brani, pi� o meno, formano il canone della �grande canzone americana� (con Over the Rainbow al primo posto), guadagnandosi la qualifica di standard. Neanche il rock and roll degli anni Cinquanta riusc� a metterli da parte. Soltanto la Beatlemania, dieci anni dopo, modific� per sempre il gusto del pubblico. Il Great American Songbook � rimasto cos� un monumento del passato, al quale per� anche la generazione dei Beatles ha guardato a volte con nostalgia, come lo dimostrano gli album di standard incisi da Ringo Starr, Willie Nelson, Linda Ronstadt, Joni Mitchell, Rod Stewart, Sinead O'Connor e Lady Gaga, per finire con Bob Dylan. Di fatto, � stato Dylan a chiudere il Great American Songhook a met� degli anni Sessanta. Ma � stato poi lo stesso Dylan a incidere �Blue Moon� in Self Portrait (1970). Il suo pubblico non apprezz� il gesto, e del resto la versione di Dylan pareva poco pensata. Per affrontare quel repertorio ci vuole una maturit� espressiva che si conquista con il tempo. Bisogna che l�emissione vocale padroneggi un'intera filosofia di vita prima di poter cantare �I Get Along Without You Very Well� senza che sembri un karaoke. Dylan voleva riprovarci intorno al 1978, ma la Columbia Records lo sconsigli� fortemente. Fece marcia indietro, e il Great American Songbook rimase in attesa di tempi migliori. Pi� di trent'anni dopo, la statura di �grande vecchio� della canzone americana raggiunta da Dylan era tale che nessuno os� obiettare quando entr� nello Studio B della Capitol di Los Angeles (dove Sinatra aveva registrato i suoi album migliori) per incidere Shadows in the Night (2015). Era il centenario della nascita di Sinatra e un omaggio poteva essere nell�ordine delle cose, anche se veniva da chi aveva insegnato alla sua generazione come tagliare i ponti con il mondo che Sinatra rappresentava, il trionfante maschio americano in smoking, whisky in una mano, sigaretta nell�altra, qualche losco affare per tenersi a galla e tutte le �bambole� ai suoi piedi. Non che Dylan lo ignorasse. Nel suo Filosofia della canzone moderna (Feltrinelli 2022), una raccolta di saggi e divagazioni intorno a canzoni di sua scelta, Dylan riporta quello che si diceva di Sinatra: un delinquente che si trasformava in un poeta quando cantava. Ma aggiunge che qualunque ragazzo di origine italiana cresciuto negli anni Quaranta o Cinquanta voleva essere Sinatra. I ragazzi lo vivevano, lo respiravano: tutto di lui, il modo in cui si vestiva, il modo in cui cantava, il modo in cui le ragazze gli si accalcavano accanto e svenivano. E non solo gli italiani. Nell�ottobre del 1961, appena firmato il contratto con la Columbia Records, Dylan scese in strada e pass� davanti a un negozio di dischi. Gli pareva incredibile che un giorno il suo album avrebbe potuto essere l� in mostra, insieme a quelli di Frankie Laine, Patty Page, Mitch Miller, Tony Bennett, e Frank Sinatra. Ebbe modo di ascoltare Sinatra dal vivo nel 1987. Tre anni dopo, insieme al produttore Don Was, concep� l�idea di far cantare a Frank Sinatra il repertorio country di Hank Williams, ma era un progetto che non poteva decollare. Nel 1995, infine, Dylan e Sinatra si incontrarono in occasione dell�ottantesimo compleanno di �Blue Eyes�. Dylan partecip� al tributo registrato il 19 novembre 1995 allo Shrine Auditorium di Los Angeles, poi trasmesso dalla ABC il 14 dicembre. Mentre Tony Bennett, Peggy Lee, Ray Charles e Bruce Springsteen scelsero brani dal repertorio di Sinatra, Dylan offr� una toccante interpretazione di �Restless Farewell� da �The Times They Are A-Changin� (1964). Pensava di cantare �That's Life�, ma pass� a �Restless Farewell� su richiesta di Sinatra. Non � una delle sue canzoni pi� popolari, e fino a quella serata l'aveva eseguita in concerto una volta sola. Forse Sinatra conosceva il repertorio di Dylan meglio di quanto si potesse immaginare. Nel suo saggio autobiografico Chronicles Vol. 1 (Feltrinelli 2005; il mondo sta ancora aspettando il Vol. 2), Dylan ricorda un'interpretazione di Sinatra che ascoltava nei suoi primi mesi a New York. Era �Ebb Tide�, e quando la cantava Sinatra in quella canzone c'era tutto: la morte, Dio e l'universo. Ma non poteva dedicarle molto tempo, il suo mondo non era pi� quello di Sinatra. Finiva l'era cosiddetta di Tin Pan Alley, regno di parolieri e compositori professionisti; iniziava l'era dei cantautori, e se Dylan non era il primo, era per� lui che mostrava la via, come poi disse John Lennon. Nell�estate del 2014 l'ufficio di Dylan contatt� Robert Love, direttore di �AARP The Magazine�, la rivista dell�Associazione dei Pensionati americani (38 milioni di iscritti). Voleva che fossero i lettori di AARP i primi a sapere che aveva appena registrato un album tratto dal Great American Songbook. Il 13 febbraio 2015 usc� Shadows in the Night. Fu seguito da Fallen Angels (20 maggio 2016) e da Triplicate (31 marzo 2017) un album triplo. Delle cinquantadue canzoni selezionate da Dylan, Frank Sinatra le aveva registrate tutte tranne �Skylark�, un successo del 1942 per Helen Forrest e Harry James. Dylan spieg� che non voleva un'orchestra di trenta elementi alle sue spalle, solo il suo gruppo: due chitarre (uno dei chitarristi suonava anche la viola), pedal steel guitar, contrabbasso, niente pianoforte, una batteria molto discreta o anche senza batteria, dal vivo in studio e senza sovraincisioni, pi� un lontano trio di ottoni: corno, tromba e trombone. Non pass� molto tempo prima che la conversazione virasse su Sinatra: �Cantava per te, non a te, come tanti cantanti pop di oggi�, disse Dylan. �Io non ho mai voluto cantare a qualcuno. Ho sempre voluto cantare per qualcuno. L'avevo capito da Frank, in modo subliminale, molti anni fa.�. Quando Love gli chiese di �I�m a Fool to Want You�, una delle poche canzoni di cui Sinatra � stato coautore, ispirata dalla sua passione per Ava Gardner (� il brano che apre Shadows in the Night), Dylan rispose che canzoni come quelle sono �una forma d�arte perduta�, ma non sono obsolete: �Per me � pi� facile cantare quella canzone che cantare �Won't you come see me, Queen Jane�. Un tempo non sarebbe staro cos�. Ma ora lo �. Perch� �Approximately Queen Jane� [una sua canzone del 1966] potrebbe essere un po� obsoleta. Ma questa non � obsoleta. Ha a che fare con emozioni umane, che sono una cosa costante. Non c�� niente di artificioso in queste canzoni. Non c�� una sola parola falsa in nessuna di esse. Sono eterne, nei testi come nella musica�. In seguito, Dylan rese pubblica sul suo sito, www.bobdylan.com, la motivazione definitiva per cui aveva registrato Shadows in the Night: �Non sono affatto delle cover. Sono state gi� �coverizzate� abbastanza. Sepolte, a dire il vero. Quello che io e il mio gruppo stiamo facendo � tirarle fuori dalla tomba e riportarle alla luce del giorno�. L'uscita dell�album fu accolta con apprensione, per i settantatr� anni di Dylan e per una voce tutt'altro che perfetta per un repertorio cos� impegnativo. Ma le recensioni furono in gran parte positive, non senza nascondere un sospiro di sollievo. L�album non era un disastro; anzi, era piuttosto buono, incrinature della voce a parte, e gli arrangiamenti erano impeccabili. C'era di che essere soddisfatti. Shadows in the Night, come i successivi Fallen Angels e Triplicate, � un esercizio di profonda malinconia, una marcia funebre per una �grande arte perduta� che non torner� pi�, come non torneranno i Lieder di Schubert e Schumann. Non � perfetto; ogni tanto vacilla, ma procede e raggiunge il traguardo con dignit�. Se Dylan avesse registrato una raccolta di standard alla fine degli anni Settanta la sua voce sarebbe stata pi� ferma, ma nessuno lo avrebbe perdonato. Trentacinque anni dopo, il perdono era incluso nel pacchetto. Ma Sinatra non � l�unica ombra nel Great American Songbook in versione Dylan. �I�m a Fool to Want You� � un distillato del Sinatra pi� vulnerabile, l'eroe romantico votato all�autodistruzione, ma � anche una delle ultime grandi interpretazioni di Billie Holiday, che la devastazione la portava in s�. �That Lucky Old Sun�, che chiude Shadows in the Night, � stata un cavallo di battaglia per artisti diversissimi come Frankie Laine, Louis Armstrong, Jerry Garcia e Willie Nelson. Dylan stesso l'aveva eseguita molte volte negli anni Ottanta, ma si sente che solo ora la pu� davvero padroneggiare. Non si pu� dire lo stesso di ognuna delle cinquantadue canzoni scelte da Dylan nel corso dei suoi tre anni sinatriani. Ci sono brani che richiedono una dolcezza di voce alla Chet Baker che Dylan non ha mai avuto. In alcuni casi, per�, l'emissione non proprio intonata, come in �Stay with Me�, fa retrocedere la canzone nel tempo, come se invece di essere stata scritta nel 1963 per la colonna sonora del film Il cardinale venisse da una raccolta di inni religiosi del XVIII secolo. La voce di Dylan si inceppa nei brani che richiedono note lunghe e sostenute, come �All the Way� o �All or Nothing at All�. Perch� Sinatra non canta solo in inglese. Conosceva solo poche parole di siciliano, ma � solo incorporando il suono dell'italiano che si pu� cantare �aaaallll� facendo sentire per intero il suono della doppia �L�. Dylan non avrebbe potuto farlo nemmeno a vent'anni, anche se nel 1965, per scaricare un giornalista noioso, si era vantato di sapere tenere note pi� lunghe di Caruso. Ma quando la canzone � ritmata e arriva lo swing, Dylan non perde la presa. �Melancholy Mood� (in Fallen Angels) � uno dei brani migliori, se non il migliore, di tutta l'esplorazione dylaniana del Great American Songbook. Nello stesso disco, per capire come Dylan interpreta �That Old Black Magic� e �Come Rain or Come Shine� (entrambe su testo di Johnny Mercer e musica di Harold Arlen), bisogna tornare a ci� che Dylan scrive di Harold Arlen in Chronicles Vol. 1: �Nelle canzoni di Harold, potevo percepire blues rurale e musica folk. C'era un�affinit� emotiva (...) Le canzoni di Woody Guthrie dominavano il mio universo, ma prima di lui, Hank Williams era stato il mio cantautore preferito, anche se lo consideravo prima di tutto un cantante. Hank Snow era al secondo posto. Ma non potevo mai sfuggire al mondo agrodolce, solitario e intenso di Harold Arlen. Van Ronk sapeva cantare e suonare quelle canzoni. Anch'io potevo, ma non ci avrei mai pensato. Non erano nel mio copione. Non erano nel mio futuro�. Invece lo erano; era solo un futuro molto lontano. Il successo di Rough and Rowdy Ways (2020), a tutt'oggi l�ultimo album di canzoni originali di Dylan, permette di mettere nella giusta prospettiva l�intero omaggio a Sinatra, nel quale la strategia � pi� importante della vittoria e la mappa � pi� importante del territorio. Magari imperfettamente, o forse proprio perch� imperfettamente, Dylan riesce sempre a dirigere l�attenzione dell�ascoltatore verso l'utopia irrealizzata che queste canzoni rappresentano. Il �grande esperimento americano�, come lo defin� Alexis de Tocqueville, passa anche attraverso il Great American Songbook, composto principalmente dai figli di immigrati ebrei, irlandesi e italiani e da uomini e donne di colore cresciuti ascoltando i suoni della strada e battendo i piedi al ritmo delle ultime danze. Quando Dylan era giovane e la sua voce era tagliente, per non dire irritante, veniva paragonato a un coyote con una zampa nella trappola. Molti anni dopo, il coyote ha imparato a ululare �Stormy Weather�, �As Time Goes By� e �Stardust� (tutte incluse in Triplicate). Ha riportato quelle canzoni nella prateria, lasciandole nude e fredde sotto il cielo, in quello spazio di incertezza che le esecuzioni troppo perfette negano loro. Nessuno canter� mai �September of My Years� come Frank Sinatra, e nessuno canter� mai �These Foolish Things� come Billie Holiday, ma � anche vero che nessuno canter� mai �The Best Is Yet to Come� come Dylan. Sinatra la scelse come suo testamento (fu l�ultima canzone che cant� in pubblico e il titolo � inciso sulla sua lapide). Dylan la attraversa come una terra antica che non si pu� pi� colonizzare. Le canzoni rimangono libere di reincarnarsi altrove, ma la voce di Dylan lascia un segno di cui gli interpreti futuri dovranno tenere conto. Rimane tuttavia una domanda. Va bene la devozione, ma Dylan ha un senso di distanza critica? In Triplicate � inclusa una canzone intitolata �There's a Flaw in My Flue� (�C'� un difetto nella mia canna fumaria�). Dylan non pu� ignorare che si tratta di una parodia, scritta in tempo di guerra per il segmento comico di una trasmissione radio di Bing Crosby. Sinatra la registr� come una canzone seria per dimostrare che i manager della Capitol Records erano troppo ottusi per cogliere lo scherzo. Aveva ragione, i manager non capirono e volevano inserirla nell'album Close to You (1957). Sinatra scosse la testa e ritir� la canzone, che apparve nell'edizione CD del 1999 come bonus track. Dylan la canta con lo stesso impegno di tutte le altre. Ci sta prendendo in giro anche lui, o la sua adorazione per la canzone americana � cos� assoluta che non c�� nessuna ironia? Il 18 novembre 1995, la sera prima della registrazione del tributo a Sinatra, Dylan e Springsteen vennero invitati a cena da Sinatra, dove tirarono tardi cantando canzoni fino alle prime ore del mattino. �Era spiritoso,� ha raccontato poi Dylan. �Stavamo fuori sul suo patio, a notte, e mi disse: �Io e te, amico mio, abbiamo gli occhi azzurri, veniamo da lass��, e indic� le stelle. �Questi altri pezzenti vengono da quaggi��. Ricordo di aver pensato che magari aveva ragione.� Alcuni siciliani hanno gli occhi azzurri. Si dice che discendano dai Normanni, che tennero la Sicilia dall'anno 999 al 1194. Anche alcuni ebrei hanno gli occhi azzurri. A volte Dylan si � servito dei suoi occhi azzurri per evitare un'identificazione razziale esclusiva (Dylan non ha mai voluto identificarsi troppo con niente). In un'intervista pubblicata nel novembre 1978 ha fatto notare che parte della sua famiglia viene da Odessa. �Sono sicuro che c'� molto di russo in me,� dice. �Altrimenti non sarei quello che sono�. Chi � Dylan? Chi era Sinatra? La risposta non � solo �Blowin� in the Wind�. La risposta � anche �Once Upon a Time�, la canzone del 1962 (un successo per Frank Sinatra e Tony Bennett) come anche il primo verso di �Like a Rolling Stone�, la canzone del 1965 con cui Dylan inizi� un nuovo American Songbook. Ci sono molti modi di essere qualcosa che vola via nel vento, un antico ricordo o una pietra che rotola, cos� come ci sono molti modi di essere figli dell�immigrazione europea negli Stati Uniti.