Breve storia dell'anima

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Anno di pubblicazione: 
2 003
Volumi Braille: 
5
Pagine Braille: 
675

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Presentazione: 
Nel corso dei secoli, tanti hanno provato a cogliere l'essenza dell'anima: per alcuni era incatenata al corpo, per altri era uno spirito purissimo; le sue tracce conducevano al cuore intimo dell'uomo, o alla sua coscienza, o ancora al suo cervello. L'indagine laica la identificava nella psiche o nel sistema neuronale, l'intuizione religiosa la percepiva come un abisso di luce in cui Dio si svela. Di volta in volta cercata, investigata, negata, affermata, l'anima ha continuato a sfuggire all'immensa schiera dei suoi «cercatori», che hanno popolato la storia dell'umanità. Come suggerisce l'origine del suo nome, essa è infatti simile al vento (ànemos in greco), qualcosa che c'è ma non si vede né si tocca, che sfiora, scuote, tormenta, penetra ma sfugge inesorabile alla verifica materiale. Gianfranco Ravasi ha voluto «ripensare» ciò che era già stato indagato e meditato durante la lunga avventura del pensiero umano, a partire dalle culture primitive e dalle antiche civiltà dell'Egitto, della Mesopotamia, dell'India e dell'Arabia. E ha analizzato le due sorgenti che alimentano il concetto occidentale di anima: le Sacre Scritture, in particolare la Genesi, con l'uomo creato a «immagine di Dio», e la cultura greca, con i miti di Psiche e di Orfeo, e pensatori come Platone, Aristotele e Plotino. Tantissimi sono i «cercatori» che Ravasi incontra: da quelli che hanno indagato l'anima dal punto di vista teologico come i Padri della Chiesa e san Tommaso d'Aquino, a quelli che l'hanno analizzata filosoficamente come Cartesio, Hegel, Comte, Darwin, Popper, ma anche Freud e Jung, fino a coloro che l'hanno resa nel campo artistico, dall'ignoto autore dell'epopea di Ghilgamesh, all'imperatore Adriano, a Dante, Goethe, Leopardi, Péguy, per non citarne che alcuni. Giunti alla fine di questa riflessione ci si rende conto che la storia dell'anima coincide con la storia dell'uomo, creatura di Dio. E un dubbio affiora: che l'agitarsi febbrile dell'umanità contemporanea non sia un avanzare ma un insensibile retrocedere, o uno strano volteggiare sempre sullo stesso spazio, e che proprio «l'anima, con la sua fame di eterno e di infinito» sia ciò che invece ci costringerà a muoverci «sempre oltre, verso un Oltre illimitato. Proprio come l'ànemos, il vento».